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Lecce in alta quota Gallipoli, ora è crisi

Alla fine il derby del Salento dà ragione al pronostico. Il successo arride al Lecce che lo legittima con un secondo tempo nel quale surclassa l’avversario permettendosi il lusso di gettare al vento una quantità industriale di occasioni da rete, un calcio di rigore compreso. Così, nonostante un primo tempo all’insegna della mediocrità, la squadra di De Canio fa vedere di essere a buon punto nel processo di crescita. Gallipoli deve riflettere
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Lecce in alta quota Gallipoli, ora è crisi
GALLIPOLI-LECCE 0-3 (0-0 nel primo tempo)

Gallipoli(3-4-1-2): Garavano 5,5, Abbate 5, Grandoni 4, Franchini 4,5, Sosa 5,5 (1’ s.t. Daino 5), Mancini 5 (12’ s.t. Ginestra 5,5), Pederzoli 6, Scaglia 5,5, Mounard 5,5, Eliakwu 4,5, Di Gennaro 6. A disp: Sciarrone, Viana, Moro, Tagliani. All: Giannini.
Lecce (4-3-1-2): Rosati 6,5, Angelo 8, Schiavi 6, Terranova 6, Giuliatto 7, Giacomazzi 6 (27’ s.t. Fabiano 6), Edinho 6,5, Vives 6, Lepore 6 (31’ s.t. Mesbah 6,5) Marilungo 8, Corvia 6,5 (35’ s.t. Baclet 5,5). A disp: Petrachi, Belleri, Diarra, Bergougnoux. All: De Canio
Arbitro: Brighi di Cesena
Reti: s.t. 3’ Corvia; 37’ e 43’ Marilungo
Spettatori 7.584 (paganti 7.060; Incasso 96.455,43). Ammoniti Di Gennaro, Pederzoli e Garavano (G); Vives, Corvia e Marilungo (L). Corner 5-8 per il Lecce.

di Massimo Barbano

LECCE - Alla fine il derby del Salento dà ragione al pronostico. Il successo arride al Lecce che lo legittima con un secondo tempo nel quale surclassa l’avversario permettendosi il lusso di gettare al vento una quantità industriale di occasioni da rete, un calcio di rigore compreso. Così, nonostante un primo tempo all’insegna della mediocrità, la squadra di De Canio fa vedere di essere a buon punto in quel processo di crescita caratteriale che dovrebbe consentirle di raccogliere i frutti delle sue indubbie potenzialità tecniche. E poi c’è la classifica che adesso diventa molto interessante anche alla luce della partita da recuperare martedì prossimocon la Reggina. Sei punti nelle prime due partite di questo maxiciclo in casa che che si concluderà a fine mese con l’Empoli e che, nell’ipotesi ottimale potrebbero diventare dodici e cambiare radicalmente le prospettive della stagione. 

Per il Gallipoli è l’acuirsi di una crisi che già si era evidenziata sette giorni fa a Trieste. Nel derby ha fatto quello che ha potuto, non ha avuto fortuna quando nel suo momento migliore (nella seconda parte del primo tempo) ha messo sotto i più quotati cugini e due episodi avrebbero potuto cambiare il corso delle cose: al 30’ un nettissimo fallo da ultimo uomo commesso da Schiavi ai danni di Di Gennaro lanciato a rete al limite dell’area che l’arbitro non ha ravvisato, anzi ha ammonito l’attaccante gallipolino per proteste; poi, al 36’ una conclusione di testa a colpo sicuro dello stesso Di Gennaro che Rosati ha respinto miracolosamente. Poteva scapparci il grosso colpo e il Gallipoli lo avrebbe anche meritato, vista l’insipienza della partita che fino a quel momento stava giocando il Lecce che aveva concluso nello specchio della porta solo una volta (al 24’) con Corvia che ha girato al volo un pallone tagliato al centro dell’area da Marilungo. Ma per battere il Lecce ci voleva di più. E invece il derby ha mostrato tutta l’abissale differenza tecnica fra le due squadre. Troppo scolastica la manovra del Gallipoli per poter scardinare un collaudato sistema di gioco quale quello del Lecce. E così la squadra di Giannini ha fatto quello che ha potuto. Reggendo abbastanza bene fino a quando non ha subìto la rete dello svantaggio arrivata in apertura di secondo tempo (3’) grazie ad una percussione del ritrovato Giuliatto che ha messo al centro un pallone che ha spiazzato il terzetto arretrato gallipolino lasciando alla testa dell’accorrente Corvia la rete del vantaggio. 

A questo punto è saltato il banco. Le già sfruttate risorse del Gallipoli hanno accusato il colpo. E nel disperato tentativo di recuperare lo svantaggio le linee si sono slabbrate lasciando spesso più di 40 metri fra i reparti. Con una squadra allungatissima, i marpioni del centrocampo leccese sono andati a nozze. E se non è stata una goleada, è dovuto soltanto all’imprecisione, e a volte all’indecisione sotto porta dell’uomo che a turno si smarcava davanti all’inerme Garavano. Al 9’ Vives approfitta di uno svarione della difesa gallipolina e si trova faccia a faccia col portiere ma spara di poco fuori; al 19’ Corvia approfitta di un’altra clamorosa falla apertasi nella difesa del Gallipoli, ma tira fuori sul portiere in uscita. Al 23’ ancora Corvia smarcato davanti alla porta si fa prima ribattere dal portiere e poi tira fuori a porta vuota; al 24’ Marilungo innescato da un verticale di Giacomazzi si fa togliere il pallone dai piedi dal portiere; al 26’ Vives, «illuminato» da un assist di Marilungo tira addosso al portiere; al 36’ un’accelerazione di Mesbah si conclude stampandosi sul palo. A centrare la porta e a chiudere definitivamente la partita ci pensa Marilungo che incorna di testa un caòlcio d’angolo di Mesbah al 37’. Ma c’è ancora spazio per sciupare occasioni. Lo fa Baclet che si fa ribattere un calcio di rigore concesso dall’arbitro per atterramento di Angelo in area: Garavano respinge in angolo. È solo il preludio del terzo gol che arriva al 43’: cross di Angelo e dopo un batti e ribatti ancora Marilungo mette in porta. Lecce in alta quota, Gallipoli in piena crisi.

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