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Sabato 21 Ottobre 2017 | 14:16

Petrucci: «Giochi a Bari? Per ora soltanto voci»

Il presidente del Coni fa ordine sui Giochi 2020: «Ufficiali solo Roma e Venezia, il resto l’ho letto sui giornali. «Godiamo di una certa credibilità nel mondo e non possiamo perderla con candidature estemporanee» ha sottolineato Petrucci, che appena due giorni fa aveva parlato di candidate sfornate come pizze. «Quando si presenta un progetto deve poter essere speso a livello mondiale»
Petrucci: «Giochi a Bari? Per ora soltanto voci»
ROMA - Dal divieto a utilizzare i cinque cerchi a quello di definirsi città richiedente, o addirittura candidata. La stretta del Coni è arrivata: dieci punti, un decalogo vero e proprio di paletti, per mettere ordine e fine alla giungla tutta italiana scatenata dalla corsa ai Giochi del 2020. Il presidente Gianni Petrucci l’aveva annunciata, e la Giunta, unanime, ha messo nero su bianco i criteri – tutti mutuati dalla carta olimpica del Cio – affinchè «le candidature siano credibili». Al momento solo due risultano «ufficiali: Venezia e Roma, con l’ok dei sindaci Cacciari e Alemanno, delle altre due (Bari e Palermo ndr) prendiamo atto dai giornali» ha spiegato il capo dello sport.

Insomma si riparte da qui, perchè l’Italia vuole presentarsi all’appuntamento con un progetto competitivo. «Siamo bravi ad organizzare eventi importanti – ha aggiunto Petrucci – perchè l'Italia non dovrebbe giocarsi le sue carte?». Lo deve fare però senza «irritare» la sensibilità del Cio, perchè esistono delle norme che vanno rispettate. E il decalogo a questo serve. Al primo punto c'è proprio il divieto a usare la simbologia propria delle Olimpiadi a cui non tutti si sono attenuti: Palermo ad esempio (che ora ha annunciato l’invio della lettera al Coni per la candidatura ufficiale) su sito e brochure ha messo in primo piano i cinque cerchi e si è definita applicant city, cosa che avviene solo dopo il via libera dello stesso Cio (divieto questo messo al punto 2 dal Coni). Non verranno inoltre prese in esame richieste «da parte di autorità di enti territoriali che non abbiano la legale rappresentanza della città». Per Venezia e Roma si sono esposti entrambi i sindaci, infatti. Un freno anche alle suggestive proposte di doppie candidature, perchè di fronte a più città richiedenti, solo una verrà proposta (punto 4). Quanto all’iter, premesso che il Coni è responsabile del rispetto della carta olimpica (punto 5), la Giunta avrà il compito di fare l’ultima scrematura prima di passare la palla al Consiglio nazionale per il sigillo finale (punto 6).

Ma per arrivare ancor meglio preparati, la stessa giunta ha nominato un comitato ristretto, composto dai vertici del Coni, con Petrucci e il segretario generale, Raffaele Pagnozzi in testa, insieme ai cinque membri italiani del Cio e a un rappresentante degli atleti per passare al setaccio le proposte (punto 7). In osservanza alle norme del Cio e sulla base del rapporto di valutazione del comitato ristretto la Giunta proporrà il nome o i nomi delle sedi che avranno superato il primo step (8 e 9). La città diventerà candidata solo quando il Cio gli avrà conferito questo status (punto 10).

«Godiamo di una certa credibilità nel mondo e non possiamo perderla con candidature estemporanee» ha sottolineato Petrucci, che appena due giorni fa aveva parlato di candidate sfornate come pizze. «Quando si presenta un progetto deve poter essere speso a livello mondiale – ha aggiunto – insomma servono cose concrete e non solo il fascino di una bella città. Ha perso perfino Obama». Anche Milano potrebbe essere interessata all’affaire, sfruttando magari l’accoppiata con l’Expo del 2015, e proprio su questo la giunta ha deliberato un protocollo d’intesa per la riqualificazione e ristrutturazione di impianti cittadini dal 2010 al 2015. Il primo potrebbe essere il centro 25 aprile di via Cimabue. La città che riceverà il testimone da Rio de Janeiro sarà scelta nel 2013, con ogni probabilità a luglio: sei mesi prima, quindi tra fine 2012 e inizio 2013 il dossier deve essere pronto. «La città non è candidata fino a quando il Cio non l'ha inserita nella short list, fino ad allora è un’applicant city» ha ribadito Pagnozzi. Insomma il decalogo è il primo passo per mettere ordine: la credibilità, per il Coni, viene prima di tutto.

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