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Almiron: «Bari, sarò quello di un tempo»

Un gol per rinascere. Il centrocampista è pronto a riscrivere la sua storia, ha voglia di riscriverla. E riparte dalla rete, splendida, che ha consentito ai biancorossi di spaccare la partita di Verona contro il Chievo nella serie A di calcio e di indirizzarla sul binario desiderato. «Un bel gol. C’è stato anche un pizzico di fortuna nella conclusione, ma direi che sono arrivato bene sul pallone»
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Almiron: «Bari, sarò quello di un tempo»
di Fabrizio Nitti

BARI - Un gol per rinascere, Bari per tornare a vivere. Sergio Bernardo Almiron è pronto a riscrivere la sua storia, ha voglia di riscriverla. E riparte dalla rete, splendida, che ha consentito al Bari di spaccare immediatamente la partita di Verona contro il Chievo e di indirizzarla sul binario desiderato. «Un bel gol», lo ribattezza l’argentino nato a Rosario nel 1980 e che nel Newell’s Old Boys ha cominciato a tirare i primi calci. «C’è stato anche un pizzico di fortuna nella conclusione - ammette il centrocampista - ma direi che sono arrivato bene sul pallone, calciato in maniera perfetta e decisa dal sinistro di Salvatore Masiello. È andato tutto nella maniera migliore. Un gol che merita anche una piccola cornice, per quanto mi riguarda: è stato il secondo realizzato di testa in tutta la mia carriera. L’altro... evento accadde quando giocavo con l’Empoli in serie B, nella stagione 2004-2005, l’avversario di turno era il Treviso».

Più in generale, Almiron era a secco in fatto di gol dal campionato 2007-2008, quando riuscì a piazzare due centri con la maglia del Monaco, dove la Juve lo aveva spedito dopo averlo prelevato dall’Empoli. Già, la Juve... Il Bari lo ha prelevato in prestito dal club bianconero «Chiariamo subito: penso solo ed esclusivamente al Bari, in testa non ho altro che il Bari. Sono all’inizio di questa avventura, vedremo poi cosa accadrà. Alla Juve ho dato il massimo nel periodo in cui sono stato (appena nove presenze prima del trasferimento in Francia, ndr), non saprei dire poi cosa sia successo. Devo però sottolineare un’altra cosa. Ferrara, nell’estate scorsa, con me è stato molto leale e corretto dicendomi che non intendeva puntare sul sottoscritto. L’unico dato certo è che ho voglia di giocare, recuperare il terreno perduto. Il resto verrà dopo».

Il Bari, dunque, al centro dei pensieri dell’argentino. E l’argentino, anche, al centro del Bari. Non giocava titolare da una vita calcistica, pare da una partita di Champions League con la Fiorentina. Ventura non ci ha pensato due volte sopra, una volta certificata l’assenza di Gazzi: «Gioca Almiron, è giusto dargli subito una possibilità». Lì in mezzo al campo, in coppia con Donati; lo «scozzese» a sbarrare il terreno ai veronesi, l’argentino a cercare i tempi giusti per innescare le ripartenze, dare respiro al gioco. E in più, pronti via, il guizzo di testa, con palla sotto l’incrocio e il ruvido Bentegodi zittito dopo quattro minuti. «Questo è un gol che dedico alla mia compagna e ai miei figli. Mi ha dato una grande carica, mi ha aiutato a reggere i settanta minuti. In verità mi sono sorpreso anche io di aver retto tanto, non avrei mai pensato di farcela. Non sono al top, ovviamente. E mi manca davvero tanto per arrivarci. C’è da lavorare, ma servirebbe anche giocare con continuità: più minuti si mettono nelle gambe e più è semplice avvicinarsi al massimo della condizione. Con questo non intendo dire che la maglia è mia... Mi sento al 75 per cento della forma, in questo momento».

Il Bari da lui si aspetta tanto. Si aspetta di rivedere il giocatore di Empoli, quello capace di prendersi la squadra sulle spalle e di trascinarla nel vero senso della parola dall’altra parte del campo. Di «quell’» Almiron un po’ si sono perse le tracce, il ricordo si è un po’ ingrigito. Fra Juve e Fiorentina (in mezzo, come detto, la parentesi Monaco) l’argentino è sembrato quasi perdere un po’ di sicurezza: «Riparto sempre da questo gol - dice - perché mi dà voglia di tornare quello di un tempo, di Empoli appunto. Ho un carattere forte, non mi tiro mai indietro, se mi metto in testa una cosa, la faccio. Dopo l’esperienza di Torino e quella di Firenze, dico che ci voleva una piazza come Bari, una squadra come Bari, una società come il Bari. Sono convinto, qui posso ritrovarmi e tornare il giocatore di un tempo. Devo ripagare chi, come Perinetti, Matarrese e Ventura, hanno dimostrato e stanno dimostrando di avere fiducia in me».

Il Bari, intanto, vola. Nono posto, dietro le grandi: «Gruppo compatto, umile, c’è voglia di crescere e migliorare. Se andiamo avanti così faremo grandi cose. Ma è un discorso in prospettiva. Sento parlare di Europa, ma è bene stare calmi. Il nostro primo obiettivo è la salvezza, questo non dobbiamo mai dimenticarlo».

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