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Sabato 21 Ottobre 2017 | 12:15

Donati: «Bari, resta con i piedi per terra»

Undici punti in otto partite, imbattuto (come solo la Lazio) in trasferta dove viaggia a ritmo d’Europa. È il Bari di Ventura, nono in classifica dopo il colpo, il primo fuori casa (l’ultima vittoria esterna nella A di calcio è del maggio 2000), sul campo del Chievo. Erano secoli che da queste parti non si viaggiava a ridosso della prima classe, pur se va ricordato che prima di tutto bisogna salvarsi
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Donati: «Bari, resta con i piedi per terra»
di Fabrizio Nitti

BARI - Undici punti in otto partite, imbattuto (come solo la Lazio) in trasferta dove viaggia a ritmo d’Europa. È il Bari di Gianpiero Ventura, nono in classifica dopo il colpo, il primo fuori casa (l’ultima vittoria esterna in A è del maggio 2000), sul campo del Chievo. Erano secoli che da queste parti non si viaggiava a ridosso della prima classe, pur se non va smarrito il senso dell’equilibrio e ricordato che prima di ogni altra cosa c’è la salvezza da raggiungere. E che, quindi, questi sono punti da mettere in cassaforte soprattutto per quando arriveranno tempi meno generosi. In questa ottica e sempre per tenere i piedi ben piantati per terra, meglio aver vinto in casa del Chievo che a Milano.

«Il Bari è una squadra che non ha grilli per la testa - conferma Massimo Donati, centrocampista prelevato dal Celtic -. È questa la nostra forza. Sappiamo quale è la realtà con la quale dobbiamo misurarci, sappiamo gli obiettivi quali sono e allora andiamo avanti così, concentrati e umili, provando a stare sempre sul pezzo. Se affrontiamo tutti gli avversari nella stessa maniera, nello stesso modo, si potrà far bene contro chiunque; se invece cominciasse ad affiorare in noi un pizzico di appagamento, perderemmo contro chiunque. La permanenza è la nostra meta finale. La piazza e i tifosi è giusto che sognino - continua Donati - ma noi dobbiamo rimanere con i piedi per terra. Domenica c'è la Lazio e dovremo esser bravi nell’interpretare la sfida».

Inseguito, sfiorato, cercato, difeso. Il primo successo esterno ha un sapore particolare: «Finalmente siamo riusciti a conquistare i tre punti in trasferta. Nelle tre precedenti puntate, mi riferisco alle partite di Milano, due volte, e Palermo, avevamo sempre giocato bene, ma portato a casa solo pareggi e tante recriminazioni. Questa volta tutto è andato per il meglio. Devo anche dire che sotto l’aspetto del gioco siamo stati meno brillanti rispetto al passato, ma molto concreti. Nel finale c'è stata una mischia furibonda in area - racconta sorridendo - io ho dato e preso calci. Speravamo che l’arbitro fischiasse un fallo di confusione. Per fortuna la palla non è entrata nella nostra porta... Nel dopogara l’abbiamo commentata con i compagni come un frangente davvero surreale e un po’ ridicolo».

Ventura aveva chiesto risposte al gruppo. Il gruppo ha accontentato il tecnico, tirando fuori carattere a volontà, grinta e cuore proprio nel giorno dell’emergenza più assoluta, in quello che l’allenatore genovese aveva ribattezzato come il giorno più difficile dall’inizio dell’avventura. Guardare oltre i tre punti è doveroso: «Credo che sia stato un segnale importantissimo. Abbiamo superato l’emergenza con grande personalità e questo ha un solo significato: il gruppo c’è, è vico e concentrato, rema tutto dalla stessa parte. Chi viene chiamato in causa dal mister offre il massimo».

«L’esempio lampante, a parere mio, è quello di Almiron - prosegue il centrocampista scuola Milan -. Non giocava da tantissimo tempo, non era facile inserirsi di nuovo nel clima della gara. Invece, è stato uno dei migliori al Bentegodi, è stato bravo. È un calciatore di classe superiore, uno che potrà dare moltissimo al nostro Bari. Sono felice che abbia segnato, è un gol che lo ripaga delle difficoltà degli ultimi tempi. Insieme ci assembliamo bene. Diciamo che io ho giocato “alla Gazzi”, più attento all’interdizione, mentre l’argentino impostava la manovra: insomma ho badato più alla sostanza davanti alla difesa che a dare qualità alla squadra».

Fatto sta che lo stesso Almiron potrebbe diventare un problema anche per Donati... «La concorrenza non può essere un problema. In una squadra che ha un preciso mandato, non è importante quanto si gioca, ma soprattutto come si gioca».

Dettagli che rendono la classifica del Bari ancora più colorata. Una difesa che prende gol col contagocce: «Non c’è un segreto in particolare. La verità è che noi ci difendiamo in undici, tutti si sacrificano in fase di non possesso palla. Gli attaccanti sono i primi a svolgere questo lavoro sporco, non pensano esclusivamente a fare gol. Corrono tanto e si stancano per il bene comune. Ma è pure un dato di fatto la bravura dei nostri due centrali: se non si sentiranno arrivati, se avranno la testa giusta, non faranno fatica ad arrivare in alto».

Otto reti realizzate, otto firme diverse. Non c’è un bomber riconosciuto, non ancora, ma gente che vede la porta. Serviranno, però, anche i gol degli attaccanti nella lunga corsa alla salvezza: «Io la leggo in maniera positiva. Non abbiamo un cannoniere, è bello che tutti gioiscano, è bello aver tante frecce all’arco. Ma lasciatemi dire una cosa: io aspetto sempre meggiorini; credete a me, è un grande attaccante, una volta che si sarà sbloccato non si fermerà più».

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