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Lecce, proseguono le prove tecniche

Il risicato successo contro la Salernitana e il quadro della decima giornata della serie B di calcio ci consegnano una squadra che è ancora alla ricerca di una identità marcata (in queste prime nove partite giocate, la squadra ha giocato con ben quattro moduli diversi), ma anche la sensazione che in questo torneo «senza padroni», qualsiasi traguardo è possibile ed anche senza dover compiere grossissime imprese
Lecce, proseguono le prove tecniche
di Massimo Barbano

LECCE - Il risicato successo contro la Salernitana e il quadro complessivo della decima giornata di campionato ci consegnano una squadra che è ancora alla ricerca di una identità marcata, ma anche la sensazione che in questo torneo «senza padroni», qualsiasi traguardo è possibile ed anche senza dover compiere grossissime imprese, quale fu quella di due anni fa, quando non bastarono 83 punti per l’accesso diretto alla serie A.

Partiamo dall’identità. In queste prime nove partite giocate dal Lecce, la squadra ha giocato con ben quattro moduli diversi, anche se, come afferma De Canio, alcuni di essi, il 4-2-3-1, il 4-3-1-2, sono soltanto delle varianti, per così dire, omologate al 4-4-2. Nel senso che costituiscono un’alternativa tattica che fa parte del «kwow how» ampiamente assimilato dalla squadra. L’ultimo assetto, quello del 4-3-1-2, con Lepore trequartista dietro a due attaccanti è stata la soluzione con la quale il tecnico ha mandato in campo la squadra contro la Salernitana ed ha usato anche come soluzione di rimedio nel finale della partita contro il Mantova dove si era iniziato con il 4-4-1-1. Variante in corso d’opera che, per altro, ebbe effetti positivi. Alternando Marilungo a Vives e Lepore ad Angelo, il Lecce ribaltò il risultato da 0-1 a 2-1. Anche contro la Salernitana l’esperimento è andato bene, almeno in termini di punti acquisiti, visto che la qualità del gioco è stata invece molto mediocre.

Con il 4-4-2 puro, invece, lo score è stato più scarso. In tre partite giocate con questo modulo (in casa contro il Crotone e in trasferta a Modena e Cittadella) il Lecce ha ottenuto soltanto due punti, frutto di due pareggi ed una vittoria.

Decisamente peggio è andata con il 4-2-3-1, assetto schierato in casa contro il Frosinone e fuori casa a Piacenza, dove la formazione giallorossa è uscita dal campo sconfitta in entrambe le occasioni.

A queste sfumature del 4-4-2 si aggiunge il 4-4-1-1, che De Canio ha utilizzato nella prima partita in casa contro l’Ancona, vinta per 3-0, nella trasferta a Trieste, vinta per 4-1 e nella partita interna con il Mantova, dove si è vinto per 2-1. Risultati eccellenti, ma col beneficio del dubbio, almeno per quanto riguarda il successo con il Mantova, ottenuto, come detto sopra, dopo che si era variato l’assetto tattico.

Ma, se come afferma De Canio, questa versatilità tattica non condiziona la maturazione del sistema di gioco che si vuole affermare, la non compiuta ricerca di identità non sarebbe quindi da attribuire a queste metamorfosi. Piuttosto, il Lecce appare come una squadra che ha ancora bisogno di un consolidamento caratteriale, quello che gli consenta di avere continuità di gioco nell’arco dei novanta minuti e di far fruttare in termini di gioco e di punti quella superiorità tecnica che emerge in quasi tutte le partite. Di tutti e nove gli avversari affrontati finora, non si può dire infatti che qualcuno sia apparso superiore al Lecce come livello tecnico.

Da qui, la considerazione che fa ben sperare in un campionato che non sta incoronando un leader, nonostante la temporanea fuga di Frosinone e Cesena, cui non si può accreditare (vedi il Pisa di due anni fa) lunghissima vita.

E anche gli attuali 14 punti in classifica del Lecce sono abbastanza indicativi, specie se si guarda il dato disaggregato: 4 vittorie su 9 partite, un trend che porterebbe abbastanza in alto. In proiezione l’attuale media punti di 1,55 punti, se mantenuta tale fino alla fine, porterebbe al termine del campionato a 65 punti, una quota che negli ultimi cinque anni ha garantito gli spareggi per la serie A due volte su quattro. Nel quinto caso (campionato 2006-2007) i playoff non si effettuarono perché la terza finì con oltre dieci punti di vantaggio sulla quarta e quindi furono promosse direttamente Napoli e Genoa alle spalle della Juventus.

Negli altri casi la quota playoff fu a 64 (Grosseto) nello scorso campionato, a 71 (Pisa) nel 2007-2008, 66 (Cesena) nel 2005-2006 e 62 (Ascoli) nel 2004-2005.

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