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Bari, sei di marmo Ciao ciao Chievo

Scacco matto. Alla sfortuna, al Chievo, al destino. Splendido Bari. Vittorie come queste di Verona (la prima in trasferta nella serie A di calcio) non possono non meritare un aggettivo simile. Due a uno e tutti a casa, tre punti che in ottica salvezza si raddoppiano, perché questi son confronti diretti e valgono doppio, non solo in classifica: vanno a incidere pesantemente sul morale
• Ventura: «Una vittoria significativa»
• Matarrese: «I tre punti? Dedicati a me» 
• Ranocchia: «Non potevo deludere mamma e papà»
• Donati: «Grande prova di squadra»
• I risultati: l'Atalanta sbanca Udine
• La classifica: in coda il Livorno
• I cannonieri: otto baresi con un gol
• Il prossimo turno: si giocherà Bari-Lazio
Bari, sei di marmo Ciao ciao Chievo
di Fabrizio Nitti 

CHIEVO-BARI 1-2 (0-1 nel primo tempo)

CHIEVO (4-3-1-2): Sorrentino 6.5; Frey 6, Morero 5.5 (35’ st Ariatti sv), Yepes 6.5, Mantovani 6; Luciano 5.5, Iori 5 (26’ st Bentivoglio 6), Marcolini 5; Pinzi 6; Pellissier 5.5, Granoche 6.5 (20’ st Bogdani 6.5). In panchina: Squizzi, Sardo, Mandelli, Abbruscato. All.: Di Carlo.

BARI (4-4-2): Gillet 7.5; A. Masiello 6, Ranocchia 7,5, Bonucci 6, S. Masiello 7; Alvarez 6,5, Donati 6,5, Almiron 6.5 (26’ st De Vezze 6), Allegretti 5.5 (9’ st Langella 5.5); Meggiorini 5.5, Barreto 5,5 (20’ st Kutuzov 6). In panchina: Padelli, Stellini, Diamoutene, Greco. All.: Ventura.

Arbitro: Candussio di Cervignano 6.

Reti: 3’ pt Almiron; 20’ st Ranocchia, 37’ st Bogdani.

Note: pomeriggio sereno, terreno in discrete condizioni, spettatori 15.000. Ammoniti: Barreto, Yepes, Langella, Morero, Bogdani, Kutuzov, Pellissier. Angoli: 9-1 per il Chievo. Recupero: 1’, 4’.

VERONA - Scacco matto. Alla sfortuna, al Chievo, al destino che a volte ti si accanisce contro. Splendido Bari. Vittorie come queste di Verona sul campo del Chievo (la prima in trasferta) non possono non meritare un aggettivo simile. Due a uno e tutti a casa, tre punti che in ottica salvezza si raddoppiano, perché questi son confronti diretti e valgono doppio, non solo in classifica perché vanno a incidere pesantemente anche sul morale.

Splendido Bari, ancora imbattuto in trasferta, finalmente in gol dopo 302 minuti. Perché se la fortuna è cieca e va dove vuole, la sfiga ci vede benissimo, come ha dimostrato alla vigilia minando qua e là i piani di Ventura e colpendo nel mucchio. Ferendo ma non ammazzando una squadra che proprio nell’emergenza si è esaltata, aggrappandosi essenzialmente a due fattori: a un carattere di ferro, tosto come l’acciaio, ruvido come come il granito, arma rituale di chi lotta per salvarsi; alle conoscenze tattiche e quindi ad un’organizzazione che consente di giocarsela alla pari, di correre meglio dell’avversario, di narcotizzare l’aggressività e la ferocia con il quale il Chievo si è gettato ed è rimasto sulla partita, un’arma in più che il Bari può esporre davanti alle pari-grado.

Il Bari non è spettacolare, non offre spettacolo. Ma il Bari è squadra, gioca da squadra, vince da squadra esaltando il concetto di gruppo, di un mutuo soccorso costante e continuo. Se la tappa clivense rappresentava una sorta di verifica delle potenzialità dell’intera rosa biancorossa, il responso, le risposte, non possono non essere positive. Ventura può contare su tutti, questo il dato oggettivo partorito dal confronto nella terra di Romeo e Giulietta.

Vittoria meritata, al di là delle contestazioni, partita dura come dicono le sette ammonizioni dispensate da Candussio, contestato a più riprese dal pubblico di casa perché reo di non aver concesso «qualche» calcio di rigore che poi la moviola ha in pratica annacquato. Vittoria sofferta, pure, a causa di un finale incandescente nel quale il Bari avrebbe dovuto e potuto fare di più e meglio in fase offensiva, magari evitando di accartocciarsi troppo su se stesso e provando a ripartire con più convinzione, a tener palla maggiormente davanti.

Il gol che mette la partita sui binari preferiti lo sigla Almiron, di testa, dopo appena tre minuti di gioco. È proprio la testa lucida dell’argentino a spedire la palla sotto l’incrocio dopo una punizione tagliata da Salvatore Masiello sul primo palo. Ventura rischia e vince la scommessa, gettando nella mischia Almiron fin dal primo minuto accanto a Donati. E il sudamericano alla prima palla giocata ripaga di cotanta fiducia. Chievo spiazzato dalla partenza a razzo del Bari, schierato con un 4-4-2 mascherato dalla posizione di Allegretti, non proprio esterno ma neppure centrale, ma assai propedeutico a tenere stretta la linea di centrocampo dei biancorossi, altrimenti in sofferenza numerica davanti al 4-3-1-2 veneto Di Carlo. C’è Barreto in coppia con Meggiorini, Kutuzov in panchina. Gazzi, Rivas e Parisi a casa.

Il gol serve a minare le sicurezze del Chievo, a frenarne l’annunciata irruenza, il pressing. Per un quarto d’ora i veronesi restano ai margini della partita, rientrandoci a fatica. Il Bari gestisce palla e campo, prima di subire un paio di accelerazioni dei veneti, che chiedono un calcio di rigore per un fallo di mano di Donati e si avvicinano dalle parti di Gillet con un destro lento di Marcolini. Tocca poi al Bari reclamare un calcio di rigore, quando Morero tiene per la maglia Meggiorini, fallo netto: l’arbitro fischia una punizione contro il barese. Si agita quasi a vuoto, la formazione di di Carlo, cercando troppo spesso la testa di Granoche e troppo poco spesso la rapidità di Pellissier. Nell’arco di due minuti, dal 32’ al 33’, il Bari potrebbe raddoppiare: Barreto pesca prima Alvarez in corridoio (l’honduregno da posizione laterale mette palla indietro ma nessuno fa da traino), poi Meggiorini, il cui colpo di testa in tuffo trova le mani volanti di Sorrentino.

Ventura varia l’assetto tecnico biancorosso inserendo Langella per Allegretti, anche perché ci sarebbero da sfruttare spazi in contropiede. Ancora due proteste veronesi per presunti falli di mano in area biancorossa, poi ci pensa Gillet a tenere caldo il risultato, allungandosi come una molla su un colpo di testa di Pellissier. Nel momento più duro, dopo che Pinzi subisce una trattenuta di Masiello in area barese, viene fuori ancora il carattere del Bari. Kutuzov, appena entrato, pennella dalla destra un pallone che Ranocchia perfeziona in gol indirizzando la sfera dal secondo al primo palo. Minuto diciannove, partita in ghiaccio. Alvarez sfiora il terzo gol di sinistro, poi all’improvviso la fiammata veronese: Bogdani di testa su angolo di Marcolini dimezza lo svantaggio. Chievo all’assalto, Bari che potrebbe chiudere il match definitivamente al 40’: cross vellutato di Alvarez, porta vuota, Meggiorini di testa spedisce alto... Incredibile. E meno male non ci scappa la beffa qualche attimo più tardi, in un mischione anni 50 davanti a Gillet: palla che sprinta come in un flipper, il gatto belga si tuffa dove può, para, respinge, poi ci pensa Masiello a spazzare. Palla, dubbi e paure. Si torna a casa con tre punti in tasca.

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