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Ventura: vedremo  quanto vale il Bari Diretta della partita

Nasce male, questa trasferta della serie A di calcio. Ed una partita già complicata e tosta perché il Chievo non è né l'Inter che si compiaceva e neppure il Milan di stelle spente, diventa improvvisamente una tappa di montagna tipo il monte roccioso della Valle incanta. Gazzi non parte e non gioca: ci sarà Almiron. Altro giro, altri nomi: Barreto e Kutuzov sono in condizioni precarie
Ventura: vedremo  quanto vale il Bari Diretta della partita
di Fabrizio Nitti

VERONA - Nasce male, questa trasferta. Sembra un bollettino di guerra quello a cui Ventura deve far fronte. Ed una partita già complicata e tosta perché il Chievo non è né l'Inter che si compiaceva e neppure il Milan di stelle spente, diventa improvvisamente una tappa di montagna tipo il monte roccioso della Valle incanta.

Andiamo con ordine, giusto per far capire il grado di emergenza nel quale si dibatte il Bari con grande dignità e forza. L'ultima notizia è la più importante: Gazzi non parte e non gioca e la perdita di Alessandro è di una pesantezza storica, non c'è un calciatore nella rosa che possa garantire il lavoro sporco al quale il «rosso» ci ha abituati; in campo Almiron, sentiremo in seguito le ragioni per le quali l'argentino è stato preferito a De Vezze. Altro giro, altri nomi: Barreto e Kutuzov sono in condizioni precarie, aggettivo adoperato per eccesso di ottimismo; il brasiliano si è allenato, ma la febbre ne ha minato il fisico; il bielorusso è rientrato dalla puntata con la nazionale con i postumi di un rialzo termico (ancora febbre, insomma...) che lo ha assalito per quasi tutta la settimana. Chi gioca? Di sicuro Meggiorini, da individuare il compagno di un reparto, l'attacco appunto, che ha voglia di sbloccarsi, soprattutto deve farlo. Andiamo avanti? Ecco, allora, Alvarez: l'honduregno sarà in campo, anche perché non c'è molta scelta, visto che Rivas è rimasto in Puglia; ma Alvarez si porta addosso le circa diciotto ore di aereo che sono servite per tornare a Bari dopo la parentesi con la nazionale centroamericana.

Non è finita. Ci sarebbe Bonucci che ha attraversato giorni tormentati a causa della febbre e poi il forfait di Parisi (distorsione alla caviglia) che comunque priva il tecnico genovese di una valida alternativa.

Ora, più o meno, è tutto chiaro. È chiaro come e perché questa partita diventa un labirinto, ma è altrettanto chiaro come e perché qui si parrà la nobilitate del Bari intero. La parola gruppo, tanto inflazionata nel gioco del calcio, insomma, qui dovrà fare la differenza.

«È il momento di maggiore emergenza dall'inizio del campionato. Ma a Verona amà venge, si capit o no?». Gianpiero Ventura la gira sullo scherzo, biascicando qualche parola in un dialetto barese che fa fatica a metabolizzare. «Chi ci può salvare? Le nostre conoscenze, la capacità di leggere le situazioni, il coraggio di voler diventare protagonisti. È più difficile incontrare il Chievo che una grande squadra, ma se riuscissimo a fornire una prestazione con tutti i crismi, vorrà dire che siamo assolutamente cresciuti».

«I veneti hanno vinto a Cagliari e massacrato il Genoa in casa, rifilandogli tre gol. È una squadra difficile, tutto è finalizzato alla riconquista, che è poi e abbinata alle qualità di singoli del calibro di Pellissier, Luciano, Marcolini, uno da grande squadra. Applicano un pressing organizzato e feroce. Da un lato mi sarebbe piaciuto avere tutti a disposizione perché sarebbe stata una importante verifica, dall'altro è allo stesso tempo una grandissima verifica, perchè mi aspetto grandi risposte dagli altri. Ho giocatori che vogliono dare qualcosa, ancora non hanno messo a fuoco chiaramente cosa fare per essere protagonisti, pur sapendo di essere importanti per noi. La differenza fra importanti e protagonisti è sottile, ma enorme».

«Non ci sono vie di mezzo: o questa partita viene interpretata bene, mettendoli in difficoltà, o vieni spazzato. Non c'è una terza via d'uscita. Dal primo minuto l'aggressione sarà feroce su ogni giocatore, dobbiamo essere più bravi di loro...». Magari facendoli girare a vuoto, magari adoperando con saggezza quella circolazione di palla che fino ad oggi è stato un po’ il marchio di fabbrica dei biancorossi.

«Gioca Almiron, ho fiducia illimitata in chi alleno, il concetto di gruppo prevede questa filosofia e va al di là dei discorsi peesonali. Non possiamo pensare di giocare sempre gli stessi undici. È giusto dare una possibilità all’argentino, se si crea l'opportunità devo darla, lui deve dirmi cosa è in grado di dare a noi. Spero possa fare novanta minuti, ho qualche dubbio, però. De Vezze ha sempre fatto bene e su di lui posso contare in ogni momento. Impensabile che Allegretti possa disputare tutto il match, si dividerà con Langella l’impegno. In attacco Meggiorini è l'unico sicuro di giocare...».

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