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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 09:21

Bari olimpica nel 2020? Meno folle del pensabile

L'assessore all'urbanistica e allo sport Sannicandro: «La Puglia è all’avanguardia in Italia per quanto riguarda leggi aggiornate per ambiente ed ecosostenibilità, energie alternative. L’area metropolitana di Bari garantisce spazi e possibilità di sviluppo straordinari, è pianeggiante, non presenta particolari problemi di impatto ambientale e paesaggistico, ha una campagna che connette le città estremamente gradevole»
Bari olimpica nel 2020? Meno folle del pensabile
BARI - Da ieri si è aggiunta anche la candidatura congiunta di Hiroshima e Nagasaki per le Olimpiadi del 2020. Le due città martiri dell’olocausto nucleare cercheranno di riportare i giochi nell’impero del Sol Levante, 56 anni dopo Tokio ‘64.
In questi giorni, dopo l’assegnazione delle Olimpiadi 2016 a Rio de Janeiro, si è aperta una sorta di battaglia della candidatura tra Roma, che arrivò ad un passo dall’assegnazione nell’edizione 2004 poi finita ad Atene, e Venezia, che la Lega ha fieramente posto a capo di una candidatura policentrica del Nord Est. Da sabato sera, però, è sbucata un’altra autocandidatura: quella di Bari, che l’assessore allo sport Elio Sannicandro ha sbandierato in diretta tv nell’edizione della notte di Sky Tg24.

Assessore, è sembrata una bella uscita, piuttosto forte...

«Ovviamente - spiega Elio Sannicandro - si tratta di una provocazione che mira all’apertura di un dibattito. E’ venuta fuori ragionando, tra Coni (l’ingegnere è anche il presidente del Coni regionale) e Comune, a margine del tavolo nel quale facevamo il punto sulla candidatura italiana per gli Europei di calcio del 2016. Venezia e Roma hanno un appeal internazionale che noi non possiamo minimamente vantare, ma hanno anche problemi strutturali enormi, quasi insuperabili».

Insomma, siamo alle solite. Quando si tratta di mettere mano ai soldi veri, il Sud è sempre tagliato fuori.

«Persino dalle ipotesi. Sembra scontato che alla candidatura della capitale se ne opponga una “leghista” ma nessuno si preoccupa di esaminare la situazione anche da un punto di vista tecnico, ad esempio».

In che senso?

«Nel senso che il Veneto, Venezia e le città collegate, sono assolutamente inadatte ad esempio dal punto di vista dei collegamenti, che il Cio reputa fondamentali e a Roma ogni evento, vedi gli ultimi Mondiali di nuoto, si traforma in uno spreco inaudito, nell’occasione di bypassare regole, leggi ed umana intelligenza nel nome dell’evento».

Spieghiamo meglio.

«Ho seguito, anche professionalmente, cinque edizioni dei Giochi e so di cosa parlo. Nel nostro piccolo, nel 1997 allestimmo a Bari l’edizione dei Giochi del Mediterraneo che viene ricordata come la migliore di sempre: tempi rispettati, progetto moderno di riuso e sostenibilità degli impianti, collegamenti. Ad esempio, su Torino, per i Giochi olimpici invernali del 2006 sono piovuti due miliardi di euro dallo Stato che hanno lasciato in eredità sette palazzi dello sport che la città ora non sa come gestire, l’impianto di bob ed il trampolino che stanno per essere smontati. Una pazzia, come per Roma Nuoto 2010: 350 milioni di euro per l’impianto di Tor Vergata, disegnato da Calatrava, che è stato impossibile completare. Per cui 120 milioni di euro buttati».

Se capiamo bene, lei contesta l’approccio “politico” piuttosto che tecnico.

«Io sono un modesto professionista del sud, faccio parte da anni dell’Unione internazionale degli ingegneri ed architetti settore sport, cerco di documentarmi anche come amministratore e mi sembra di poter dire - e giuro non lo faccio a fini elettorali - che la Puglia sia all’avanguardia in Italia per quanto riguarda leggi aggiornate per ambiente ed ecosostenibilità, energie alternative. E’ in quel territorio che dobbiamo muoverci, sfruttando ad esempio il fatto di non avere una regione esageratamente sovraffollata, dove esiste la possibilità di garantire collegamenti persino via mare. L’area metropolitana di Bari garantisce spazi e possibilità di sviluppo straordinari, è pianeggiante, non presenta particolari problemi di impatto ambientale e paesaggistico, ha una campagna che connette le città estremamente gradevole. Particolari centrali quando si mette piano ad una simile strategia».

La candidatura allora come provocazione intellettuale, un momento di riflessione importante sul futuro del Sud.

«Certo. Senza almeno l’ipotesi di una candidatura meridionale corriamo il rischio di pagare per sempre un complesso di inferiorità che non può esistere. Una candidatura italiana deve esprimere il sistema paese nel suo complesso ma dobbiamo ragionarne insieme, anche noi siamo il paese. Possiamo almeno dire la nostra?»

Ma un’idea di base almeno se la sarà fatta...

«Distribuendo in maniera oculata alcune discipline (a Pechino il canottaggio era a duemila chilometri...), sfruttando al meglio le possibilità che ci offre ad esempio la Fiera del Levante, con i suoi padiglioni che possono essere temporaneamente riciclati in impianti, con le navi da crociera che possono essere ospitate in porto per garantire cinque-seimila posti letto, dio volesse con un sistema ferroviario che collegherebbe Bari a Lecce e Foggia in 40 minuti e poi ci cambierebbe la vita (andremmo a Roma in due ore e mezza di treno, centro-centro), sfruttando la nostra linea di costa. E poi, quale migliore occasione per il governo nazionale per dimostrare finalmente attenzione per il Sud? Almeno, che se ne parli».

[f.c.]

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