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Giovedì 21 Settembre 2017 | 00:06

Il Lecce guarda avanti Ma serve rendere di più

Se anche il sorprendente risultato (la sconfitta interna del Torino col Modena) di questa giornata-spezzatino può confortare, è indubbio che dalla prossima partita i salentini (serie B di calcio) dovranno dare una drastica sterzata al suo campionato. Otto giornate, quelle disputate finora, non costituiscono ancora un campione significativo per delineare il ruolo della squadra, ma indicano già una certa linea di tendenza
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Il Lecce guarda avanti Ma serve rendere di più
di Massimo Barbano

LECCE - Se anche il sorprendente risultato (la sconfitta interna del Torino col Modena) di questa giornata-spezzatino può confortare, è indubbio che dalla prossima partita, il Lecce dovrà dare una drastica sterzata al suo campionato. Otto giornate, quelle disputate finora dal Lecce, non costituiscono ancora un campione significativo per delineare il ruolo della squadra, ma indicano già una certa linea di tendenza.

D’altra parte, la striscia finora giocata dalla squadra di De Canio misura un sesto dell’intero campionato e qualcosa la si può già delineare e cioè che con undici punti alla ottava giornata, in serie A non si è mai andati.

Se infatti scorriamo tutti i campionati di serie B conclusi con la promozione in A, alla medesima giornata, il Lecce aveva sempre di più degli attuali punti in classifica.

Il record appartiene alla stagione 1996-1997 quando, con Giampiero Ventura in panchina, i giallorossi viaggiavano a quota 21 avendo vinto sette partite e persa solo una. Poco più in basso troviamo la gestione Papadopulo di due anni fa: 17 punti dopo otto giornate e alla fine promozione in serie A.

Quindici erano i punti nell’annata 2002-2003. In panchina c’era Delio Rossi e anche al termine di quel campionato, il Lecce approdò alla massima serie.

La promozione conquistata nel 1998-1999 con Nedo Sonetti in panchina faceva segnare allo «stop» dell’ottava giornata 14 punti.

Ed è stato questo punteggio minimo, ad un sesto del cammino, per conquistare la promozione. Infatti, i dieci punti del torneo 2006-2007 (in panchina si alternarono Zeman e Papadopulo) si concretizzarono a fine campionato solo in un ottavo posto.

Andando indietro nel tempo, prima del 1995 i dati diventano meno attendibili perchè le vittorie fruttavano due punti e non tre. Tuttavia, commutando le classifiche come se la regola fosse quella dei tre punti, le indicazioni non cambiano molto. Anzi, si trova un Lecce ad ipotetici 15 punti dopo l’ottava giornata nel campionato 1991-1992 (si iniziò il torneo con Alberto Bigon, sostituito poi da Aldo Sensibile e quindi di nuovo il ritorno di Bigon che concluse il campionato) che alla fine racimolò in extremis una sofferta salvezza.

Le altre tre promozioni riguardano il campiona 1992-1993 con l’allenatore Bruno Bolchi, e 14 punti alla ottava giornata e poi bisogna andare indietro agli anni Ottanta. Qui troviamo i 15 punti del campionato 1987-1988 (Carlo Mazzone in panchina), torneo conclusosi con la promozione e i 12 punti del torneo 1984-1985, prima storica promozione del Lecce in serie A. Ma siamo troppo indietro per avere una concreta attendibilità.

Quello che emerge da questi dati comparati è comunque che l’andamento attuale del Lecce non consente di coltivare speranze di promozione. Insomma, va data una sterzata netta.

Disaggregando i dati, si vede anche che la criticità che abbassa indirettamente la classifica è quella delle reti subìte. Undici gol al passivo sono una quota che supera tutti i curriculum di quelle squadre che sono al momento più in alto in classifica del Lecce. Tutte, ad eccezione di Ascoli e Sassuolo che però, avendo giocato ieri lo «spezzatino» della nona giornata, hanno una partita in più dei salentini.

Dunque la permeabilità difensiva è il punto debole della squadra, visto che in avanti le cifre non sono poi da disprezzare: dodici gol all’attivo, in media 1,5 a partita e un andamento in linea con le prime della classe o comunque a ruota di esse.

Positiva anche la versatilità dei marcatori che non sono sempre gli stessi.

Il Lecce, infatti, ha mandato in rete ben sette giocatori (tre volte Baclet, due Giacomazzi, Defendi e Corvia, una Marilungo, Fabiano e Lepore).

Insomma, non si può dire che la squadra sia dipendente da un solo uomo-gol.

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