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De Canio chiede un Lecce con più cattiveria agonistica

Il tecnico dei salentini (serie B di calcio): «Bisogna abituarsi perché il Lecce in B è considerata da tutti una grande. Sto cercando da tempo di far capire alla squadra che dobbiamo esprimerci con maggiore personalità e cattiveria agonistica. Se andiamo in svantaggio, non possiamo innervosirci, ma dobbiamo continuare a giocare con intensità, senza pause, facendo quello che abbiamo preparato»
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De Canio chiede un Lecce con più cattiveria agonistica
di Marco Seclì

CALIMERA - Più movimento senza palla, squadra corta per restringere gli spazi e correre meno rischi in difesa, attenzione tattica costante, capacità di verticalizzare l’azione, intensità continua del gioco. E poi personalità e maggiore cattiveria agonistica. Il «dottor» De Canio prescrive le sue ricette augurandosi la guarigione-lampo del Lecce convalescente a causa del ko di Cittadella.

La sosta è giunta propizia per permettere al tecnico la messa a punto di un gruppo ancora a caccia di una precisa fisionomia. «Lavorare per una settimana senza l’incombere dell’impegno di campionato - dice Gigi De Canio - è stato utile perché abbiamo potuto aumentare l’intensità della preparazione, anche a vantaggio di elementi reduci da un lungo stop come Giuliatto. È stato poi possibile recuperare giocatori alle prese con piccoli contrattempi e migliorare la condizione di altri che erano un po’ in ritardo, come Corvia e Bergougnoux». La pausa comporta però anche qualche controindicazione. «Dopo la sconfitta di Cittadella - sottolinea l’allenatore materano - giocare subito avrebbe significato sfruttare la voglia di riscatto che i ragazzi avrebbero messo in campo. Ma spero la conservino per il prossimo appuntamento».

Nell’attesa, il bilancio delle prime otto giornate di campionato non soddisfa De Canio, almeno in termini di classifica. «Mi aspettavo qualcosa di più - ammette - e forse, pur con tutte le difficoltà che abbiamo incontrato, lo avremmo meritato».

L’allenatore (come dimostrano gli 11 gol incassati) punta l’indice soprattutto sulla fase difensiva della squadra, che considera tuttora deficitaria. «Lo ripeto dalla prima partita di Coppa Italia, quando mi arrabbiai molto con i ragazzi pur avendo vinto di larga misura. Poi i fatti mi hanno dato ragione, fino ad arrivare a Cittadella, dove, al di là degli episodi e delle recriminazioni, è ancora mancata la costante attenzione e la dedizione massima alla fase di contenimento».

La strada per invertire la rotta è chiara. «Bisogna imparare a giocare di più senza palla - spiega De Canio - e a restringere gli spazi. Perché, non disponendo di giocatori molto veloci, negli spazi larghi possiamo andare facilmente in difficoltà».

Nonostante i guai iniziali, i giocatori giallorossi sono convinti che il Lecce abbia le carte in regola per centrare i playoff. Mentre gli avversari considerano i salentini tra i primi della classe e, contro di loro (Cittadella docet) giocano sempre alla morte. «Bisogna abituarsi - dice De Canio - il Lecce in B è considerata da tutti una grande. Sto cercando da tempo di far capire alla squadra che dobbiamo esprimerci con maggiore personalità e cattiveria agonistica. Se andiamo in svantaggio, non possiamo innervosirci, ma dobbiamo continuare a giocare con intensità, senza pause, facendo quello che abbiamo preparato. Paghiamo ancora le iniziali difficoltà di assemblaggio di questa rosa. Abbiamo cambiato molto, e c’è sempre bisogno di tempo per cementare un gruppo per qualche verso eterogeneo e per acquisire la mentalità che può portarci in alto. Servono però anche le grandi prestazioni e i risultati».

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