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Gallipoli, la sosta è propizia Sosa: «Penso sia una risorsa»

Il Gallipoli recupererà il 27 ottobre la gara a Brescia di serie B di calcio, in un primo momento fissata per domenica. L'esterno destro uruguaiano: «So soltanto che stiamo lavorando duro sia sul fiato sia sulla tattica. Penso che a Trieste si vedranno i buoni risultati. Certo, la continuità ci ha dato molta fiducia e penso che quando si è psicologicamente convinti di fare bene anche sul campo si vede»
Gallipoli, la sosta è propizia Sosa: «Penso sia una risorsa»
di STEFANO LOPETRONE

GALLIPOLI - La sosta come risorsa. Cristian Sosa non perde tempo a recriminare sull’opportunità del momento in cui cade questo inaspettato riposo. Giannini ha programmato quattro doppie sedute da paura per riportare a galla la resistenza e la forza, capacità atletiche sviluppate con un allenamento per forza di cose troppo rapido vista la partenza ritardata.

Stamattina il tecnico romano romperà le righe. La ripresa è fissata per lunedì pomeriggio: «Non so se la sosta ci ha fatto bene o male», ha detto l’esterno destro uruguaiano. «So soltanto che stiamo lavorando duro sia sul fiato sia sulla tattica. Penso che a Trieste si vedranno i buoni risultati. Certo, la continuità di risultati ci ha dato molta fiducia e penso che quando si è psicologicamente convinti di fare bene, anche sul campo si vedono i risultati».

Sosa si diverte spesso a tradurre le interviste dei suoi compagni sudamericani, Garavano, Viana, Pallante, Depetris: «Il gruppo è molto importante in una squadra di calcio. Qui sembra di essere insieme da anni», dice il difensore.

Aosa sta vivendo una nuova stagione tecnica della sua carriera: «Ho sempre giocato da centrale difensivo. Questo è il primo anno che vengo schierato sulla fascia: devo dire che non mi sono mai trovato così bene. È stato bravo il mister a costruirmi un nuovo ruolo».

Cristian è un uomo spogliatoio. In pratica è il trait d’union tra il gruppetto di uruguaiani e argentini ed il resto dell’ambiente. Anche se la società consiglia loro di frequentare di più i compagni italiani, per imparare meglio e prima la lingua, i cinque sudamericani sono molto uniti: «Non nascondo che mi fa molto piacere stare insieme con i miei amici sudamericani, ma devo dire che anche tutti gli altri sono molto simpatici. Ogni tanto mi diverto anche a fare il traduttore nelle interviste di chi, tra gli uruguaiani e gli argentini, sta imparando a parlare l’italiano. E non mi riferisco certo a Depetris», dice con un sorriso.

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