Cerca

Il Taranto resta una promessa Solo un pari con la Reggiana

Di peggio in male. Il meglio è in cantiere: arriverà. Il Taranto è ancora una quasi squadra. Buona per dei quasi gol. Non vince con la Reggiana nella Prima Divisione di calcio, ma lancia segnali. Vuole tornare. Adesso, però, non può. Non ce la fa, per quanto si sforzi, per quanto si adoperi, per quanto s’impegni. Alla fine è 0-0, cioè troppo poco. Perché continua a mancare molto: corsa, insistenza, convinzione
• Negati all’Andria due calci di rigore
• Il Foggia si sgonfia con la capolista
• Potenza, un punto può bastare
Il Taranto resta una promessa Solo un pari con la Reggiana
Taranto-Reggiana 0-0 

TARANTO: Bremec 6; Calori 6, Migliaccio 6, Viviani 6, Bolzan 5,5 (20’ st Prosperi 6); Felci 5, Quadri 5,5, Magallanes 5,5; Correa 4,5 (36’ st Falconieri sv); Scarpa 6,5, Corona 5 (15’ st Innocenti 5,5). A disp. Barasso, Giorgino, Nocentini, Spinelli. All. Brucato.
REGGIANA: Tomasig 6,5; Girelli 5,5 (37’ st Mallus 6), Stefani 5,5, Zini 6, Mei 6; Nardini 5,5 (40’ st Viapiana sv), Saverino 6, Maschio 6; Alessi 6; Rossi 6, Temelin 5 (30’ st Ingari 6). A disp. Manfredini, Ferrando, Anderson, Ferrari. All. Dominissini.
ARBITRO: Vivenzi di Brescia.
NOTE: angoli 8-2 per il Taranto. Ammoniti: Calori e Magallanes del Taranto; Mei della Reggiana. Spettatori 4870 (abbonati 2887) per un incasso complessivo di 47.099,70 euro. Recupero: 2’ pt, 4’ st.

Lorenzo D’Alò
TARANTO - Di peggio in male. Il meglio è in cantiere: arriverà. Il Taranto è ancora una quasi squadra. Buona per dei quasi gol. Non vince con la Reggiana, ma lancia segnali. Vuole tornare. Adesso, però, non può. Non ce la fa, per quanto si sforzi, per quanto si adoperi, per quanto s’impegni. Alla fine è 0-0, cioè troppo poco. Perché continua a mancare molto: corsa, insistenza, convinzione. E tarda a chiudersi il concetto di squadra. Non è chiaro che cosa cerchi il Taranto e a quali principi obbedisca. Procede a strappi. Piccole folate che aprono spazi improvvisi. Spunti del singolo più che azioni corali. Intendiamoci: siamo già lontani dall’insulsa prova offerta con la Spal. Ma non basta. Serve altro: più gioco, maggiore densità, superiore dinamismo. Serve la durezza e la personalità delle squadre vere.

Il Taranto resta una promessa di collettivo. Qualcosa di là da venire. Ci sono giocatori in palese difficoltà. Totalmente fuori condizione Correa e, dunque, nell’impossibilità fisica di realizzare ciò che pensa: un dribbling, un tiro, un lancio. Abbastanza improbabile Corona, che all’inizio scintilla in appoggio, seminando qualche illusione, e poi lentamente si spegne. Non stiamo discutendo il valore assoluto di Correa e Corona, ma l’irrilevante contributo che, in questo momento, sembrano in grado di offrire. La domanda, ora, è: quanto conviene al Taranto aspettarli, facendoli giocare? Brucato, all’esordio in panchina, non può rispondere. Gli serve altro tempo. Deve ancora capire che cosa ha fra le mani. Ma sarebbe ingeneroso non rilevare dove è già intervenuto. Non tanto nella forma: il 4-3-1-2, per sua stessa ammissione, non sembra il modulo definitivo. Quanto nella sostanza: difesa alta, terzini che spingono, varietà di schemi sui corner. E in generale il tentativo di tenere più stretti gli uomini e più corti i reparti.

Piccoli indizi seminati da una partita che il Taranto avrebbe anche potuto vincere, capitalizzando almeno una delle cinque occasioni messe insieme. Tre nel primo tempo: il palo alto di Scarpa (21’), la porta non inquadrata da Scarpa (27’) e il sinistro invano piazzato di Correa (40’). Tre opportunità fiorite all’interno della frazione meglio interpretata dalla formazione rossoblù. Quella in cui si nota la volontà di andare in pressione, accorciando con i centrocampisti (Quadri vertice basso, Felci e Magallanes interni) e muovendo i tre davanti (Correa tra le linee, Scarpa più defilato a sinistra, Corona perno centrale). In questo frangente la Reggiana, che ha quasi lo stesso impianto (Saverino, però, gioca prevalentemente a protezione della difesa), non si muove. Anzi, fa di tutto per non alterare i ritmi (blandi) della partita. Teme, forse, di essere presa per il collo. Timore che, però, risulterà infondato.

Perché il Taranto nella ripresa perde aderenza, scivolando sulla partita senza riuscire ad afferrarla. Le occasioni sono due: clamorosa quella che capita sul destro di Magallanes al 4’ (doppia conclusione: la prima respinta, la seconda svirgolata), non meno ghiotta quella che si procura al 21’ Viviani, andando a chiudere un corner basso di Correa. Da segnalare, per il resto, l’esordio di Prosperi (applausi). E un finale in cui il Taranto, malgrado gli inserimenti di Innocenti e Falconieri, banalizza troppe ripartenze (fischi).

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400