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Il Gallipoli si mette nelle mani del portiere argentino Garavano

Esuberante, dalla personalità spiccata e con un fisico da paura. Matìas, 24 anni, è l'uomo nuovo dalle mani d'oro e dalla testa calda: Giannini lo ha buttato nella mischia contro l’Ancona. L’argentino ha bagnato l’esordio in Italia con una vittoria storica nella B di calcio. Nei piani della società giallorossa non doveva essere questo il momento dell'esordio del sudamericano. Nella porta gallipolina però è successo di tutto...
Il Gallipoli si mette nelle mani del portiere argentino Garavano
di STEFANO LOPETRONE

GALLIPOLI - Esuberante, dalla personalità spiccata e con un fisico da paura. Si presenta così il talismano del Gallipoli. Matìas Garavano, 24 anni, è l'uomo nuovo dalle mani d'oro e dalla testa calda: Giannini lo ha buttato nella mischia contro l’Ancona. L’argentino ha bagnato l’esordio in Italia con una vittoria storica.

Nei piani della società giallorossa non doveva essere questo il momento dell'esordio del portiere sudamericano. Nella porta gallipolina però è successo di tutto. Prima l'infortunio al piede di Jan Koprivec, rimediato a Lecce contro il Cesena alla seconda giornata di campionato, che ha costretto lo sloveno a volare in Spagna per un'operazione chirurgica. Poi le disavventure di Carlo Sciarrone, i cui sfortunati errori tra i pali sono costati 4 punti. «Carlo è il mio compagno di stanza - ha detto Garavano -ed in ritiro mi ha molto incoraggiato. Mi dispiace che abbia commesso degli errori, ma il calcio è questo. Mi è capitata un'occasione importante ed io ho cercato di sfruttarla».

Garavano è in Italia dall'inizio di settembre ed è tornato a giocare dopo quasi 3 mesi di riposo forzato. La sua ultima squadra, il Merida (serie B spagnola), è retrocessa: «Non sul campo - tiene a precisare il giovane argentino, tesserato come comunitario grazie al possesso del passaporto spagnolo - Ho giocato 30 partite e avevo ancora un anno di contratto, ma la società è fallita e mi sono ritrovato senza squadra. Ho passato l'estate ad allenarmi da solo in palestra. Mi ispiro al portiere argentino Germàn Burgos, che giocò con la nazionale il mondiale del 2002. Fin da piccolo mi è sempre piaciuta la serie A italiana: qui ci sono alcuni dei migliori portieri del mondo, come Buffon e Julio Cesar, ma ricordo anche un campione del passato come Walter Zenga».

In campo, dopo trenta secondi, il debutto contro l'Ancona sembrava già un mezzo flop, poi Garavano si è ripreso alla grande: «Ho ciccato il pallone su un retropassaggio di Grandoni, che però non mi aspettavo. Ero emozionato, ma non più di tanto: in fin dei conti ho alle spalle decine e decine di partite e non è certo un piccolo errore che può condizionare la prestazione di un portiere. L'importante è che non sia successo nulla di grave e che alla fine la porta sia rimasta inviolata». Ed è la prima volta in questa stagione per il Gallipoli.

Secondo Giannini, che su una avventata uscita bassa del portiere ha tremato, il ragazzo deve solo imparare a gestire la sua esuberanza: «A me piace giocare alto. È la mia interpretazione del ruolo. Ma se lo dice l'allenatore, allora cercherò di adeguarmi». È cresciuto giocando contro Mascherano e Tevez: «Sono esplosivo, dotato di un buon calcio e credo di avere una buona personalità. Non mi resta che lavorare sulla lingua: per un portiere è decisivo».

Stamattina intanto Giannini, forse anche per scaramanzia, ha programmato la rifinitura al «Bianco». Si va verso la conferma della formazione vincente con l’Ancona. Da valutare le condizioni di D’Aversa, che forse sarà convocato per la prima volta, Di Carmine e Moro.

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