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Paparesta: «Mi auguro di tornare ad arbitrare»

L'arbitro di Bari reintegrato nel gruppo dei direttori di gara dopo un ricorso al Tar, sta svolgendo le visite mediche di idoneità all’Istituto di Medicina dello Sport dell’Acqua Acetosa, a Roma. Le visite mediche, assieme ai test attitudinali e atletici, sono il primo passo verso l’effettivo ritorno come arbitro nei ruoli della Can di Serie A e B. «Se c'è una volontà di farmi rientrare io sono pronto»
Paparesta: «Mi auguro di tornare ad arbitrare»
ROMA - Gianluca Paparesta, l'arbitro di Bari reintegrato nel gruppo dei direttori di gara dopo un ricorso al Tar, sta svolgendo le visite mediche di idoneità all’Istituto di Medicina dello Sport dell’Acqua Acetosa, a Roma. Le visite mediche, assieme ai test attitudinali e atletici, sono il primo passo verso l’effettivo ritorno come arbitro nei ruoli della Can di Serie A e B. L'8 settembre, il comitato nazionale dell’Associazione Italiana Arbitri (Aia), oltre a deliberare che Paparesta fosse sottoposto alle visite mediche di idoneità, aveva comunque deciso di impugnare davanti al Consiglio di Stato l’ordinanza cautelare del mese scorso del Tar del Lazio che giudicava illegittima la sospensione, nel luglio 2007, dell’arbitro internazionale in seguito ai fatti di Calciopoli.

«Ho fatto le visite mediche che sono propedeutiche all’attività agonistica. Adesso aspetto solo di essere chiamato dall’Aia. Io sono già disponibile e pronto a tornare in campo, visto che le visite hanno dato esiti positivi. Ora mi auguro di tornare già da domani, dato che c'è il raduno degli arbitri, e spero, nella massima serenità, che il designatore Collina mi chiami».

«Se c'è una volontà di farmi rientrare, nel massimo dello spirito di collaborazione, io sono pronto, altrimenti è sufficiente che spieghino il motivo per cui non c'è questa volontà. Non è obbligatorio fare l'arbitro, farò un’altra cosa». Gianluca Paparesta spera ora in una chiamata dai vertici dell’Aia e dal designatore Collina, e, dopo aver effettuato le visite mediche, pienamente superate, si aspetta di poter tornare ad arbitrare. Per l’arbitro barese non ci sono più cause che impediscano il suo ritorno.

«Non si tratta di cancellare il passato – ha aggiunto – Ci sono dei fatti oggettivi. Sono stato l’unico arbitro completamente prosciolto dalla Procura di Napoli oltre un anno fa. La giustizia ordinaria mi ha prosciolto, quella amministrativa ha detto che non dovevo essere estromesso, quindi se c'è la volontà di riammettermi bene, altrimenti ripeto che per me non è un obbligo tornare ad arbitrare. Per me era importante dimostrare che non c'era nessun motivo per non continuare la mia attività».

Finora non c'è stato nessun colloquio tra Paparesta e i vertici dell’Aia circa il suo futuro. «Negli ultimi temi non ho sentito nessuno – ha ammesso – Da parte mia c'è il massimo della stima nei confronti dell’Associazione, della Federazione, per chi la dirige e per chi designa gli arbitri. Io sono a disposizione e non posso fare altro. Mi sono sottoposto alle visite mediche, che hanno dato risultati nella media degli altri miei colleghi».

Il 40enne fischietto barese non guarda più al passato, non accusa nessuno e riconosce le sue responsabilità: «Non guardo le colpe degli altri – ha dichiarato all’uscita dell’Istituto di medicina e scienza dello sport del Coni – Sicuramente ci sono state anche delle mie responsabilità, ma credo che siano state un pò troppo ingigantite. Sicuramente ci tenevo a dimostrare l'estraneità agli addebiti che mi erano stati fatti. Sono stati i magistrati per primi ad escludermi completamente. Tutto il resto adesso ben venga, altrimenti nella vita si possono fare tranquillamente altre cose».

Adesso la speranza di Paparesta è di ricevere la telefonata dell’Aia, senza sentirsi più una vittima del sistema: «L'unica cosa che mi preme è avere delle notizie. La convocazione di oggi mi ha fatto tanto piacere – ha spiegato – Tornare in questa struttura mi ha dato grande entusiasmo, è bello respirare di nuovo l’aria dei campi, seppur in un centro di medicina sportiva. Vittima? Voglio parlare solo della possibilità di tornare o delle motivazioni per le quali non torno. Nel tempo si sono acuite certe incomprensioni che potevano tranquillamente essere risolte».

Sul futuro confessa: «Ho chiesto un incontro con i vertici federali, ne va della mia dignità. Tenevo a dimostrare che potevo tornare, adesso non sono io che devo decidere o che posso imporre il mio ritorno in campo. L’unica cosa chiara è che non dovevo essere estromesso».
«Ho la massima fiducia nelle persone che tanto hanno dato al mondo arbitrale – ha concluso Paparesta – Da parte mia non c'è nessuna ostilità. Mi auguro, già da domani, di poter tornare ad allenarmi con gli altri colleghi per essere poi pronto a fare i test atletici».

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