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Un Bari gasatissimo aspetta il Cagliari

È indubbio come, in questo momento, non si possano sottacere i meriti di Ventura, bravissimo soprattutto nella delicata opera di costruzione della squadra. Lo «spogliatoio» biancorosso, oggi, è uno dei punti di forza. C’è voglia di stupire, soprattutto c’è la consapevolezza che solo attraverso la cultura del gruppo sarà possibile raggiungere l’obiettivo salvezza. Donati: «Domani sera non sarà facile e lo sappiamo»
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Un Bari gasatissimo aspetta il Cagliari
di ANTONELLO RAIMONDO 

BARI - Le prime quattro giornate del campionato di serie A senza la macchia di una sconfitta. Non era mai accaduto nella centennale storia biancorossa. Segno che, in questo avvio di stagione, sta accadendo qualcosa di importante. Con il Bari che, oltre al «sorriso» della classifica, sta ritrovando il calore della gente. I tifosi hanno messo alle spalle un’estate difficile. Cominciata male con il brusco divorzio da Conte e finita con le fibrilazioni legate alla questione della vendita societaria. Tutta roba che ha finito con il sopire l’entusiasmo debordante seguito alla fantastica cavalcata che ha riportato il Bari in paradiso. 

È indubbio come, in questo momento, non si possano sottacere i meriti di Gianpiero Ventura, bravissimo soprattutto nella delicata opera di costruzione della squadra. Il tecnico genovese ha lavorato in condizioni difficili, pur con il pieno sostegno della società e, in particolare, di Giorgio Perinetti. Non è stato facile ritrovarsi in un cantuccio, con la serie A a un passo e la squadra quasi dimenticata da una città più attenta agli sviluppi della vendita societaria che alle questioni squisitamente tattiche. Molti, al suo posto, avrebbero cominciato a sbraitare. Qualcuno avrebbe alzato i toni della dialettica interna, magari provando a liberarsi da responsabilità eccessive rispetto a una rosa che, non dimentichiamolo, presentava molte incognite. Invece no. Ventura se n’è stato al suo posto. Certamente non senza imbarazzi e nemmeno senza quell’umana preoccupazioone che, in certi frangenti, era fin troppo facile leggere sul suo volto. Ha scelto la strada del lavoro sul campo, puntando moltissimo anche sulla psicologia. 

Lo «spogliatoio» biancorosso, oggi, è uno dei punti di forza. C’è voglia di stupire, soprattutto c’è la consapevolezza che solo attraverso la cultura del gruppo sarà possibile raggiungere l’obiettivo salvezza. Quattro giornate, evidentemente,. sono ancora poca cosa. Anche per abbozzare i primi bilanci. Però è evidente come qualche segnale incoraggiante sia arrivato. Come, ad esempio, il tasso di personalità della squadra. Segnale inequivocabile di un percorso comune e condiviso intrapreso insieme all’allenatore. I calciatori seguono Ventura e Ventura è sempre attento alla gestione delle risorse, ovviamente con un occhio di riguardo alla questione tattica. Il perfetto e fulmineo inserimento di Donati è la prova provata di quanto detto. Più facile nascondere gli imbarazzi di una scarsa conoscenza di compagni e sistema di gioco quando hai la fortuna di calarti in una realtà dove anche i particolari diventano materia per accurati approfondimenti. 

«È stato facile - ammette il centrocampista friulano, il migliore contro l’Atalanta - soprattutto per merito del mister e dei compagni. Il Bari è una squadra che gioca un buon calcio, anzi che cerca sempre di proporre calcio. Poi a volte ci si riesce e a volte no, ma c’è un progetto e vogliamo portarlo avanti. Dopo quattro giornate non sono ancora in grado di capire dove potremo arrivare. Ma è già importante questa parenza lanciata. Sono punti che torneranno utili quando il campionato entrerà nel vivo». «Sono felice per la prestazione del Bari e per il mio gol - aggiunge Donati - non ne ho mai segnati tanti e allora quei pochi che faccio mi danno adrenalina. La mancata esultanza? Come vi ho già detto, a Bergamo ho trascorso gli anni più importanti della mia carriera ed è normale che sia ancora legato a quella squadra e a quella società. Poi diciamo che, essendo il quarto gol, non mi è costato molto starmene più tranquillo del solito...». 
«L’atteggiamento remissivo dell’Atalanta ci ha indubbiamente favorito - spiega Donati, tornando sulla partita di domenica - ma i nostri meriti sono sotto gli occhi di tutti. Siamo partiti col turbo condizionando la loro partita. Certo, poi all’Atalanta è mancata completamente reazione. Forse la paura ha frenato le loro gambe, sta di fatto che non abbiamo mai perso il controllo della partita. La mia prova? Buona, direi. Anche se è più facile giocare quando ci si ritrova sotto di due gol dopo appena nove minuti». 
«Barreto lo conoscevo, sapevo delle sue qualità - dice ancora Donati, che ha subito conquistato la stima della piazza - mentre Rivas è stato una sorpresa. Salta l’uomo che è un piacere, è veloce e se poi segna anche quei gol... siamo a cavallo. Più siamo e meglio è, in tutte le zone del campo. Così Ventura potrà divertirsi a scegliere di volta in volta. Ora pensiamo al Cagliari. Sappiamo che sarà una partita diversa. E, proprio per questo, non vediamo l’ora di giocarla». Una cosa è certa. Con Donati il Bari è molto più forte. Non perché faccia cose dell’altro mondo ma perché possiede la capacità di rendere semplici anche le giocate più difficili. È ovunque, due tocchi corti e uno lungo, un takle e un inserimento. Ha già preso il Bari per mano. Senza che, per questo, qualcuno si dimentichi di Gazzi, De Vezze, Allegretti, Almiron. Le ambizioni passano dalla competitività di chi gioca e anche di quelli che, più spesso di altri, restano a guardare dalla panchina.

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