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Giovedì 21 Settembre 2017 | 19:51

Il Bari è beffato ma si conferma

Così non vale. Perché la beffa di Budan, nella terza di serie A di calcio, arriva sui titoli di coda (91'). Con i biancorossi, in vantaggio dopo due minuti, a testa alta sul campo del Palermo, una candidata alla Champions League. Dopo 90' scivolati via tra conferme e sensazioni positive, il pari brucia anche se non è uno scandalo. I rosanero lo meritano in un finale cuore e sostanza
• Ventura: «Pari giusto, ma con rammarico»
• L'allenatore operato al menisco
• Zenga: «Il campo ci ha condizionato»
• Mora sulla vendita del club: «Epilogo vicino» 
• Donati: «Se segno con l'Atalanta, non esulto»
Il Bari è beffato ma si conferma
PALERMO-BARI 1-1

Palermo: Rubinho 6; Cassani 6, Kjaer 6, Bovo 6, Balzaretti 6; Nocerino 6, Blasi 6 (32' st Simplicio sv), Bresciano 5.5 (15' st Budan 6.5); Pastore 6 (32' st Succi 6); Cavani 5, Miccoli 6. In panchina: Sirigu, Goian, Bertolo, Melinte. Allenatore: Zenga.
Bari: Gillet 7; A. Masiello 6, Ranocchia 7, Bonucci 6.5, S. Masiello 6; Alvarez 6 (10' st Rivas 6), Donati 6.5, Gazzi 6, Allegretti 6.5 (22' st De Vezze 6); Kutuzov 6 (30' st Langella sv), Meggiorini 6. In panchina: Padelli, Barreto, Stellini, Greco. Allenatore: Ventura.
Arbitro: Romeo di Verona.
Reti: 2' Allegretti, 46' st Budan.
Note: giornata incerta con pioggia e sole, terreno pesante. Spettatori: 20.004 per un incasso di 268.991,00 euro. Angoli: 8-1. Ammoniti: Blasi, Pastore, Balzaretti, Bovo, Budan. Recupero: 2'; 5'.

di Antonello Raimondo

PALERMO - E no, così non vale. Perché la beffa arriva sui titoli di coda. Con il Bari a testa alta sul campo di una candidata alla Champions League dopo novanta minuti scivolati via tra conferme e sensazioni positive. Il pari brucia anche se, a ben guardare, non è uno scandalo. Il Palermo lo merita in un finale cuore e sostanza. Con la forza più che con la qualità dei suoi solisti. E dopo aver sofferto a lungo la coralità pugliese.

Ma andiamo con ordine. Una partita rinviata per pioggia a settembre sarebbe stata una «stranezza» bella e buona. Per giunta a Palermo. Ma tant’è. Il rischio c’è stato davvero. Da mezzogiorno in poi, ha piovuto che è stato un piacere. La tregua poco prima delle quindici. Troppo tardi per consentire un inizio puntuale. Il sopralluogo dell’arbitro Romeo partorisce uno slittamento di venticinque minuti. Ma sì, poco male in fondo.

Palermo-BariL’attesa non spaventa nè intimorisce il Bari. Che spacca la partita al primo affondo. Alvarez parte dalla destra portando il pallone sul piede mancino. Sinistro forte e preciso, Rubinho non ci arriva. Carambola sul palo, poi direttamente sul piede di Allegretti che proprio non può esimersi dal ribadire in rete, praticamente sulla linea di porta.

Il Palermo comincia la sua partita tutta in salita. Col Bari bello compatto e organizzato e un campo che non consente effetti speciali. A Miccoli e Cavani mancano gli appoggi, il resto lo fa l’attenzione della difesa pugliese. Pastore ha un talento pazzesco. La sua partita comincia con due tunnel e qualche sterzata da funambolo del pallone. Non c’è coralità, però. E allora finisce che le giocate dei singoli si perdono nei meandri di una gara che il Palermo gioca senza la necessaria lucidità.

Ciò, ovviamente, non impedisce alla squadra di Zenga di creare situazioni importanti. Il pallone che potrebbe cambiare ancora i connotati della partit capita sulla testa di Pastore. L’argentino è tutto solo, basterebbe centrare lo specchio della porta. Macché. Pallone fuori mentre la «Favorita» assomiglia a un distillato al veleno. Più lampi che coralità, questo è il Palermo che certamente avrà fatto arrossire patron Zamparini. Gillet c’è, ci mancherebbe. E sporca pure guantoni e calzettoni. Due volte su Miccoli, una per opporsi a un bel gesto atletico di Nocerino (spaccata e tiro di controbalzo). Il pareggio, insomma, non sarebbe uno scandalo. Almeno sul piano della contabilità delle occasioni. Però del Bari piace la sicurezza con la quale gestisce occupazione degli spazi e possesso del pallone. Almeno fino alla trequarti.

La seconda parte di gara acuisce gli imbarazzi palermitani. La stanchezza allunga i siciliani, l’adrenalina rafforza le certezze baresi. La faccia di Zenga è tutto un programma. Non deve piacergli nulla di questo pomeriggio di fine estate. L’andazzo non sembra poter cambiare nonostante un paio di guizzi rosanero (Cavani e Balzaretti) e allora l’ex «Uomo ragno» ridisegna il sistema di gioco. Fuori un centrocampista Bresciano, via libera alla torre Budan. Ventura cerca nuove energie, Rivas e De Vezze hanno il compito di pressare e allungare la squadra.

Il gol di Budan in Palermo-BariGillet c’è ancora, come nel primo tempo. Pastore lo costringe agli straordinari con una fucilata destinata a finire sotto la traversa (11’), la manona del «gatto» belga ha la valenza di un gol. Buon per il Bari che, poi, Budan mostri di avere le polveri bagnate mandando fuori di testa a due passi da Gillet, in beata solitudine.

Zenga gioca anche le carte Simplicio e Succi proprio nel momento in cui gli attacchi siciliani assumono i contorni del mini assedio. Con Langella il Bari, però, riparte meglio. Dai suoi affondo nascono le azioni più pericolose anche se alla squadra di Ventura manca sempre l’attimo giusto per trasformare situazioni interessanti in occasioni vere e proprie. E alla fine arriva il «conto». Il Palermo ora domina, fa quasi paura nel suo incedere. Due-tre occasioni monumentali, compresa una traversa scheggiata da quel diavolo di Miccoli. Il boato arriva ben oltre il 90’. Un’incertezza fatale, Budan bravo e fortunato prima della zampata che gabba Gillet. Poteva essere un Bari eroico. sarà per un’altra volta. Nel frattempo, questo punto scalda eccome. 


• I risultati: Bologna-Chievo 0-2
• La classifica: Samp in testa
• I cannonieri: Di Natale, 6 gol
• Il prossimo turno: Bari-Atalanta

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