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Martedì 19 Settembre 2017 | 17:33

Ventura: la sfida col Palermo ci intriga moltissimo

«Rieccoci - prova a riavvolgere il nastro mister Ventura, sorridente e brillante nonostante il grande spavento dell’altro giorno in macchina - ci siamo messi alle spalle due settimane di lavoro, non mancano i contrattempi ma la squadra è pronta. Questa partita di Palermo ci intriga, abbiamo tutti voglia di giocarla. Sarà diversa da quella di Milano contro l’Inter».
Ventura: la sfida col Palermo ci intriga moltissimo
di ANTONELLO RAIMONDO

PALERMO  Più difficile che a Milano. Senza che per questo qualcuno si sogni di pensare il Palermo più forte della corazzata interista. Più difficile perché Zenga non commetterà gli errori di presunzione di Mourinho e anche perché, rispetto ad allora, oggi il Bari è un’entità ben definita, non più una squadra di cui si sa pochissimo.

Più difficile che a Milano anche per una questione psicologica. Allora c’era quasi tutto da guadagnare. Chi avrebbe avuto il coraggio di obiettare qualcosa di fronte a una sconfitta, magari anche netta, senza discussioni? Risposta semplice, nessuno. Oggi è diverso, evidentemente. Nel frattempo qualcosa è stata fatta. Il Bari ha dimostrato di avere un’idea, c’è prova di un progetto tattico che vede Ventura saldamente sul ponte di comando, con lo spogliatoio saldamente in pugno. Oggi, insomma, le aspettative ci sono. E poco importa che si vada a giocare contro un avversario che non nasconde ambizioni da Champions League, costruito per centrare l’Europa. I tifosi chiedono, sperano, in certi casi pretendono anche. Il calcio va avanti così.

«Rieccoci - prova a riavvolgere il nastro mister Ventura, sorridente e brillante nonostante il grande spavento dell’altro giorno in macchina - ci siamo messi alle spalle due settimane di lavoro, non mancano i contrattempi ma la squadra è pronta. Questa partita di Palermo ci intriga, abbiamo tutti voglia di giocarla. Sarà diversa da quella di Milano contro l’Inter. Ecco perché interpretarla bene sarebbe un segnale importantissimo. La certificazione dell’intelligenza tattica di una squadra che sa cambiare pelle, adattandosi all’avversario ma senza smarrire la propria identità di gioco».

«Spero di non essere frainteso - continua Ventura - ma anche stavolta metto davanti la prestazione al risultato. Vincere o pareggiare, ovvio, sarebbe un bel colpo. Ma a me preme guardare oltre. Perché i risultati frutto della casualità sono fumo negli occhi, specie all’alba di una stagione lunga e intensa. Il modo di stare in campo, invece, traccia le linee del progetto. Ai ragazzi chiedo di essere se stessi, di trasportare in campo il lavoro fatto in allenamento. Con convinzione e, soprattutto, senza paura».

«Del Palermo si sa poco - spiega Ventura - nel senso che Zenga, nelle prime due giornate di campionato, ha cambiato spesso sistema di gioco. Fino a tre volte nella stessa partite, pensate un po’. Questo perché ha la fortuna di poter contare su calciatori molto duttili. Cavani, per esempio, può fare la prima o la seconda punta. Bresciano è un tornante ma all’occorrenza un attaccante aggiunto. Per non parlare di Pastore, un trequartista che va dove lo porta l’istinto e, quindi, difficilmente collocabile per quel che riguarda la posizione in campo».

«Palermo sarà importante anche come tappa di avvicinamento al recupero di pedine chiave per il nostro campionato - conclude il tecnico genovese - e mi riferisco al brasiliano Barreto e allo “scozzese” Donati. Il primo, praticamente, non l’ho mai avuto. Mi piacerebbe potergli regalare una mezz’ora in vista dello scontro diretto contro l’Atalanta al "San Nicola", domenica prossima. Il centrocampista l’abbiamo preso perché può darci maggiore personalità. Prima o poi dovrò buttarlo nella mischia».



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