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Pennetta a New York oggi sfida la Williams

Numero dieci del mondo, per il secondo anno di fila ai quarti degli Open Usa, ora la ventisettenne tennista beindisina guarda avanti. Alla prossima avventura, alle cose che ancora non funzionano, alla voglia matta di continuare a stupire vincendo e convincendo. Alla faccia di chi la credeva solo bella. Oggi la sfida con Serena Williams (ore 19 locali, l'1 di stanotte in Italia)
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Pennetta a New York oggi sfida la Williams
BARI - Flavia sorride, ma non «deborda». Mai. È soddisfatta, non tracotante. Ha fiducia, ma resta con i piedi ben piantati per terra. Insomma, è la solita splendida ragazzona che il successo non ha cambiato.

Numero dieci del mondo, per il secondo anno di fila ai quarti di finale agli Open Usa. Ma la Pennetta guarda sempre avanti. Alla prossima avventura, alle cose che ancora non funzionano come vorrebbe, alla voglia matta di continuare a stupire vincendo e convincendo. Alla faccia di chi la credeva solo bella.

Buongiorno Flavia.

«È davvero un giorno speciale. Sono molto contenta».

Ma si è accorta di aver vinto una partita incredibile?

«Diciamo che è stata molto emozionante...».

Molti pensano che, un anno fa, magari questi match li avrebbe persi.

«E chi può dirlo? Certo è che sono molto cresciuta. Oggi mi sento più forte, specie sul piano psicologico. Affronto tutte le partite scacciando paure e timori. Penso solo a giocare il mio miglior tennis. Non cambio atteggiamento a seconda del tipo di avversaria».

Dopo aver battuto la Zvonareva a Los Angeles pensava di vincere più facilmente?

«No. Conosco il valore di Vera e sapevo sarebbe stata una bella battaglia. Lei ha giocato alla grande. Diciamo che sono stata brava io a restare in partita quando lei sembrava non sbagliare nulla. Mi sono aggrappato alla partita aspettando girasse. E in effetti è andata proprio così».

Quanto «pesa» una vittoria così?

«Moltissimo. Vincere dà fiducia. Farlo soffrendo come ho fatto io... ancora di più. Ci si convince che tutte le partite possono essere difficili ma nessuna impossibile».

Le pesa essere una top 10?

«È uno stimolo in più, una grande responsabilità. Però le responsabilità mi esaltano. Non mi guardo indietro, cerco di migliorare e basta».

Cosa è successo nel primo set contro la Zvonareva?

«Nulla. Lei giocava alla grande, io faticavo a trovare le coordinate del mio tennis. E quando non sei al massimo si fa fatica».

Come ha fatto ad annullare ben sei match ball?

«Guai a farsi vincere dalla paura. Ho cercato di essere aggressiva, di toglierle l’iniziativa. Mi è andata bene se è vero che cinque ne ho annullati grazie a colpi vincenti».

E la stanchezza?

«La sentivo meno della mia avversaria. Avevo anche dolori alla schiena. Ma dopo quel tie-break avrei giocato per altre tre ore...».

La Zvonareva invece...

«Era a pezzi. Incazzata nera dopo tutte quelle occasioni sprecate. Io ho tenuto duro, lei si è sciolta come neve al sole. Il tennis è così, si fa fatica a dimenticare».

Ora c’è Serena Williams.

«È la più forte. Devo sperare non sia ispiratissima sennò sono dolori... Comunque me la gioco. Come faccio con tutte da qualche anno a questa parte. Non ho paura, se è questo che volete sapere».

Ma Flavia Pennetta dove può arrivare?

«Più in alto possibile. Guai a porsi limiti».

[ant.raim.]

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