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Bari in salita: col Bologna è  mancato il guizzo

BARI - Manca il guizzo, l’attimo fatale. Non lo trova il Bari, che però almeno ha il merito di provarci di più. E nemmeno il Bologna, al quale forse è mancato il coraggio per osare di più. Il pareggio non racconta bugie. Perché, in fondo, non c’è una squadra padrona del campo. E nemmeno una in grado di farsi preferire sul piano della manovra. 
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Bari in salita: col Bologna è  mancato il guizzo
di Antonello Raimondo

BARI - Manca il guizzo, l’attimo fatale. Non lo trova il Bari, che però almeno ha il merito di provarci di più. E nemmeno il Bologna, al quale forse è mancato il coraggio per osare di più. Il pareggio non racconta bugie. Perché, in fondo, non c’è una squadra padrona del campo. E nemmeno una in grado di farsi preferire sul piano della manovra.

Una partita che scivola via tra errori e omissioni. Manca qualità al momento dell’ultimo passaggio, gli esterni non trovano quasi mai tempi e campo per affondare, una vitaccia anche per chi sta là davanti, tra sportellate e palloni indomabili. Zero a zero, diciamo che non è un insulto. Ci sta eccome, a maggior ragione su un campo indecente. Il Bari si accontenta, forse gli resta un pizzico di amaro in bocca. Ma queste sono le partite in cui non perdere può diventare più importante di quanto si sia portati a pensare, specie a caldo.

Ventura l’aveva detto («Soffriremo più che a Milano»), diciamo che un po’ tutti si aspettavano una gara così. Il Bologna l’ha interpretata sfruttando le proprie conoscenze. Difesa a quattro, centrocampo robusto, attacco incerottato ma comunque sempre vigile pur senza Di Vaio e Zalayeta. Papadopulo non presta il fianco. Non ci pensa nemmeno, il tecnico toscano, ad «alzare» la linea del pressing. Mingazzini e Guana aspettano nel cerchio di centrocampo, sempre abbastanza vicini ai quattro in linea davanti a Viviano (Portanova, la solita sicurezza). Bombardini è l’uomo di raccordo, l’elastico tra centrocampo e attacco.

Nel Bari c’è una «stranezza». Ventura conferma l’undici di Milano con l’unica variante del rientrante Meggiorini al posto di Sforzini. Ma cambia l’assetto tattico. Se a San Siro Allegretti aveva giocato da mezzo sinistro, con la consegna di opporsi a Maicon in fase di non possesso, stavolta l’ex giuliano fa proprio l’esterno. Con una certa libertà di accentrarsi con i tempi giusti, magari cercando la giocata in profondità sui movimenti in verticale di Kutuzov e Meggiorini.

Rispetto a San Siro sembra, e ribadiamo sembra, un passo indietro. Nonostante il campo che non consente il gioco palla a terra e un avversario che, come facilmente prevedibile, non ha mostrato la leggerezza tattica e di approccio dell’Inter. Un passo indietro perché si è fatto troppa fatica a trovare le giocate memorizzate. E perché qualcuno, sul piano individuale, non ha mostrato la stessa intensità di se giorni fa.

Bari e Bologna, nessun padrone. Appunto. Ci si divide quasi tutto. Guizzi, tentativi e occasioni. La palla-gol più clamorosa capita sui piedi di Meggiorini (40’), poco reattivo nel recepire un incredibile pacco-dono confezionato da Mingazzini sotto forma di retropassaggio suicida. Ma non è un caso che il «San Nicola» si scaldi solo grazie a una papera. Il resto è buona volontà, applicazione, corsa, grinta. Ma anche sostanziale mediocrità. Partita bruttina, anche complessa da raccontare e, quindi, spiegare. Manca il filo conduttore, si fa fatica a trovare la trama.

Quando i pugliesi alzano il ritmo, dopo l’intervallo, qualcosa sembra poter cambiare. Anche perché, nel frattempo, il Bologna sembra aver ancora meno voglia di attaccare. Ventura non cambia, Allegretti resta largo a sinistra e il Bari perde, di fatto, una delle due valvole di sfogo. Con Langella, il tecnico genovese gioca la carta della disperazione. Peccato, però, che al culmine del pressing la manovra barese perda di incisività. E’ ancora barese l’occasione più nitida. La fallisce Kutuzov, che resta col peso del corpo all’indietro e spara alto a tu per tu con Viviano (30’). Il Bologna riprende fiato e anche un pizzico di coraggio. Un paio di brividi dopo gravi omissioni in disimpegno, ma Gillet non deve nemmeno sporcare i guantoni. Resta l’espulsione di Sforzini (entrato a sostituire Meggiorini), ingenua (proteste e qualche parola di troppo), a pochi secondi dalla fine.

San Siro è già alle spalle. Resta un presente di slanci e sofferenze. Sembrava tutto troppo bello prima e tutto complicato oggi. La verità, come sempre, sta nel mezzo. Il Bari c’è. Con i suoi limiti e le sue certezze. Aspettando nuova linfa dai rinforzi. Nel frattempo la classifica non piange. Ed è già qualcosa.

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