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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 22:19

Abete (Figc): bene Tim Barton, ma il calcio resti italiano

Il presidente della Figc, Giancarlo Abete, partendo dal magnate texano pronto ad acquistare il Bari parla degli investimenti stranieri nel nostro campionato: «La famiglia Matarrese ha gestito la squadra per 32 anni e la lascia adesso in serie A. Non si tratta di avere soccorsi dall’estero, ma il calcio ha una dimensione internazionale ed è fisiologico che ci possano essere partecipazioni dall’estero. Personalmente non è che sia entusiasta perchè spero che gli imprenditori italiani continuino ad avere feeling con il calcio e quindi spero che queste diventano eccezioni e non la normalità come in Inghilterra»
Abete (Figc): bene Tim Barton, ma il calcio resti italiano
ROMA – Il nostro campionato deve fare i conti con la crisi economica e con i bilanci. Spesso si fanno confronti con altri campionati, come quello inglese e spagnolo, che non sono esenti dalla crisi ma che per via di regole diverse riescono ancora a tenere un budget più altio del nostro. Lo afferma il presidente della Figc Giancarlo Abete. 

«Situazione simile all’Argentina? Il problema lì è stato diverso, da noi la struttura organizzativa è molto solida – spiega Abete intervenuto a Radio Anch’io Lo Sport – Le norme di iscrizione ai campionati in Italia sono molto più ferree. Il presidente Uefa Platini si sta muovendo anche a livello europeo per portare avanti il progetto del fair play finanziario, che è molto importante. Già oggi a Ginevra Platini avrà alcuni incontri in vista dell’appuntamento del 27 e 28 con il Comitato Uefa. Il presidente Uefa ha indicato in tre anni il tempo utile per raggiungere l’obiettivo». 

Abete ha anche parlato del tetto ai salari dei giocatori, che non vede come una soluzione risolutiva. «Bisogna stare attenti a distinguere il tetto salariale del singolo giocatore con il monte ingaggi della squadra – spiega Abete – Penso che il Salary Cap non è la soluzione risolutiva e chi si occupa di impresa sa bene che potrebbe essere aggirato in tanti modi». Spesso si accusano alcuni grandi club di non puntare in maniera decisa sui vivai e di preferire giocatori già affermati all’estero. «Investire sui vivai è fondamentale – spiega Abete - anche per l’equilibrio dei bilanci. Non è una cosa facilissima, anche perchè ci sono dei club che devono dare continuamente risposte ai propri tifosi e anche una sola cessione, come nel caso di Kakà al Milan, viene vissuta come una rinuncia. La federazione finalizza in Lega Pro risorse finanziarie per la valorizzazione dei vivai, ma quando parliamo di club che competono a livello internazionale il discorso si fa più complesso. La politica sportiva dell’Inter è diversa da quella di Juve o MIlan, ma questo fa parte dell’autonoma valutazione delle singole dirigenze». 

Abete partendo dal magnate texano pronto ad acquistare il Bari si sofferma anche sugli investimenti stranieri nel nostro campionato. «La famiglia Matarrese ha gestito la squadra per 32 anni e la lascia adesso in serie A. Non si tratta di avere soccorsi dall’estero, ma il calcio ha una dimensione internazionale ed è fisiologico che ci possano essere partecipazioni dall’estero. Personalmente non è che sia entusiasta perchè spero che gli imprenditori italiani continuino ad avere feeling con il calcio e quindi spero che queste diventano eccezioni e non la normalità come in Inghilterra». 

Il presidente della Figc parlando delle nuove realtà del nostro calcio, prende come riferimento il Genoa di Gasperini, che già ieri ha cominciato con la vittoria sulla Roma: «E' una squadra che ha il piglio giusto, un gioco piacevole e sta facendo a meno di due grandi giocatori come Milito e Thiago Motta. Al di là del singolo giocatore quello che conta è saper rendere una squadra competitiva e noi sappiamo che Cristiano Ronaldo e Ibrahimovic non riescono da soli a portare le loro nazionali ai mondiali perchè il calcio è uno sport collettivo».

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