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Il Bari oggi  a San Siro... ma senza Tim 

di ANTONELLO RAIMONDO 
MILANO Gianpiero Ventura dice basta. Con i silenzi, le pause di riflessione, la voglia e la necessità di guardarsi attorno. Basta perché in giro c’è un’aria strana. Il campionato arriva, ma non è come ci si aspettava. Dilapidato un patrimonio di entusiasmo pazzesco. La serie A, la fantastica cavalcata in vetta alla classifica, i centomila in piazza a far festa, le immagini di Bari che fanno il giro del mondo. Nulla di tutto questo. Macerie, restano solo macerie. 
Tim Barton non va a San Siro
Il Bari oggi  a San Siro... ma senza Tim 
di ANTONELLO RAIMONDO

MILANO Gianpiero Ventura dice basta. Con i silenzi, le pause di riflessione, la voglia e la necessità di guardarsi attorno. Basta perché in giro c’è un’aria strana. Il campionato arriva, ma non è come ci si aspettava. Dilapidato un patrimonio di entusiasmo pazzesco. La serie A, la fantastica cavalcata in vetta alla classifica, i centomila in piazza a far festa, le immagini di Bari che fanno il giro del mondo. Nulla di tutto questo. Macerie, restano solo macerie.

Ventura fiuta il pericolo e scende in campo. Prende il microfono e non lo molla per cinque minuti di fila. Si vede lontano un miglio che ha proprio bisogno di spiegare e spiegarsi, capire e tentare di invertire la tendenza. I toni sono i soliti. Qualche passaggio accorato, ma il mister genovese non perde mai il controllo delle emozioni. Non una polemica, piuttosto una energica richiesta di aiuto. Legittima.

«Ero in America in vacanza quando mi è arrivata una telefonata da Bari - dice - qualcuno mi ha detto che Conte se n’era andato. Ma come, mi son detto? Ma se con Antonio, che è mio amico e che stimo, ho parlato al telefono chiacchierando di eventuali calciatori che avrebbero potuto interessare il Bari. Ma tant’è. Mi sono tornate in mente le immagini di una città in festa e di una squadra spettacolare, di una piazza calda e ambiziosa. Ho detto sì nonostante mi fossi già promesso. L’ho fatto con entusiasmo. Lo stesso che mantengo oggi e che mi spinge a chiedermi cosa sia successo nel frattempo. Ho trovato una società che forse venderà e una holding che forse comprerà. Nessuna traccia dei centomila in piazza. E, soprattutto, la scomoda etichetta di chi ha, quasi, usurpato la panchina a Conte. Normale che la gente lo ami, ha lavorato alla grande. Ma Antonio non è andato via per colpa mia. Quando il Bari ha pensato a me la panchina era vacante».

«Sono preoccupato ma non dell’Inter - aggiunge Ventura - piuttosto dei ragazzi che alleno, molti dei quali sono giovani e con poca esperienza. Mi preoccupo perché sono uomini e questo clima disincantato della città potrebbe nuocere loro. Nell’ultimo mese si è parlato moltissimo della questione societaria. Tutto giusto, ci mancherebbe. Di Inter-Bari, pochissimo. Eppure credo sia una partita di un certo fascino, per giunta la prima in serie A dopo otto anni di B. Diamo una mano a questa squadra, cerchiamo di farla sentire a proprio agio. Sarà una stagione delicata e difficile, c’è bisogno che si remi tutti nella stessa direzione».

L’Inter, la squadra campione d’Italia. I superfavoriti per lo scudetto. «Sento che da quelle parti sono allarmati per l’assenza di Cambiasso - dice col sorriso sulle labbra Ventura - e io cosa dovrei dire che rinuncio a più di quaranta gol (Barreto e Meggiorini, entrambi out, ndi)? Sono convinto che, risultato a parte, qualcosa di buono il mio Bari sarà in grado di farla. Per me sarebbe importante verificare che i ragazzi riescono a mettere in pratica ciò che proviamo in allenamento anche in uno stadio impegnativo come San Siro e contro un avversario fortissimo. Sembrerà un paradosso ma un pareggio fortunoso e senza risposte sul piano del gioco e dell’atteggiamento tattico mi darebbe pochissima fiducia guardando al campionato nella sua completezza. L’anno scorso il Cagliari ne ha perse cinque di fila, le prime. Poi ha sfiorato l’Uefa. Insomma, è importante che si cominci a costruire qualcosa».

«Emozionato? No, direi più che altro curioso - conclude il mister ligure - voglio proprio vederli questi ragazzotti che ancora non sanno quanto sono forti. In serie A serve personalità, a me il compito di aiutarli a tirarla fuori. A San Siro ne servirà tanta. Cosa dirò alla squadra? Poche cose. Gli stimoli, in partite come questa, vengono da soli». Già. Buona fortuna, vecchio Bari.

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