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Sabato 21 Ottobre 2017 | 10:44

Il nuovo Bari ora l'atto finale

di ANTONELLO RAIMONDO
È bastato poco a Tim Barton per conquistare Bari. Il magnate texano che ha firmato martedì il preliminare di acquisto della società biancorossa, ha già scatenato la fantasia dei tifosi. Abbiamo fatto un piccolo viaggio fra i sostenitori baresi. Certo, non mancano quelli scettici, ma la maggior parte è convinta che l’arrivo di Barton darà la scossa giusta anche all’intera città. La squadra intanto si prepara per la prima di campionato, in trasferta contro l’Inter.
L'idea: in Texas il Bari-2 
Il nuovo Bari ora l'atto finale

di ANTONELLO RAIMONDO


BARI - C’è poco da fare. L’Inter è all’orizzonte ma il tema del giorno resta la questione della vendita. Il Bari che passa di mano dopo trentadue anni di gestione Matarrese. L’avvento di Tim Barton, un texano che non sa nulla di calcio ma che sembra proprio aver voglia di divertirsi dietro un pallone.

Fatto il primo passo, la firma del preliminare di acquisto. Le parti hanno già fissato il prezzo: per il Bari verranno tirati fuori 25 milioni, una cifra che gratifica tantissimo la famiglia Matarrese. Diciamo una quotazione molto «generosa», anche e soprattutto per la tempistica con la quale andrà in porto. E cioè, con il mercato chiuso e una squadra, tutt’altro che entusiasmante, messa su dalla precedente gestione.


C’è da pazientare ancora, però. E, soprattutto, da usare ancora tanto buonsenso. A sentire Matarrese e Barton, e non c’è motivo per dubitare delle loro certezze, è tutto fatto. La stipula del contratto definitivo, una pura formalità. La realtà, però, è un’altra. E cioè che fino a quando non ci sarà un attimo pubblico non si può parlare di cessione della società. Entro il 31 ottobre, questa la condizione concordata dalle parti.


Non c’è dubbio che questa dilazione ha creato non pochi dubbi nella tifoseria. Per qualcuno, un tempo decisamente esagerato. Visto che prima la due diligence sembrava una pratica inutile e che ora, invece, durerà fino a fine settembre. Magari sono solo cattivi pensieri. Sta di fatto che negli ambienti del tifo se ne parla, eccome.

Il 31 ottobre il Bari avrà giocato una decina di partite. Ci si chiede, insomma: e se i biancorossi, a quella data, dovessero essere in fondo alla classifica? Sarebbe plausibile che un imprenditore tiri fuori 25 milioni di euro per una squadra con un piede in serie B, con la prospettiva di confrontarsi con un campionato ormai praticamente sull’orlo del fallimento. Alessio Mora, da questo punto di vista, è stato chiarissimo: «Barton sarebbe disposto anche a mettere sul tavolo 40-50 milioni pur di evitare il flop». 

Che dire? Fosse questa, davvero, la disponibilità per il mercato ci sarebbe di che sognare visto che con 50 milioni un direttore sportivo abile come Perinetti sarebbe capace di portare a Bari Amauri, Diego e, forse, anche Milito... Scherzi a parte, crediamo che, più realisticamente, il manager si sia fatto trasportare da un momento di entusiasmo. Comprensibile, d’altronde.


Mora ha detto un’altra cosa «forte». Ma condivisibile. E cioè la necessità, in caso di vendita della società, di organizzare una festa in onore di Vincenzo Matarrese. Legittimo non condividerne il percorso sul piano manageriale, legittimo «bocciarne» la gestione sportiva. Però, dal punto di vista dell’attaccamento alla squadra quest’uomo merita un applauso. Per il Bari don Vincenzo ha gioito ma anche pianto. Si è esaltato e depresso. L’ha vissuto intensamente, si è anche «consumato» dietro gli isnuccessi e le contestazioni, specie quelle degli ultimi, difficilissimi anni. Aveva rialzato la testa. Ma, beffardamente, proprio ora è a un passo dall’addio. Con le lacrime agli occhi e il cuore in subbuglio.


A proposito della famiglia Matarrese. La notizia che l’ideatore di questa trattativa sia stato Paolo Stancarone ha creato molti fastidi. Si sapeva che con l’antiquario barese non corresse buon sangue. Ma, francamente, stavolta si fa fatica a comprendere il significato di questi rigurgiti di tensione. È legittimo che una società scelga di non interagire con un intermediario (è già successo ai tempi dei monegaschi quando a Stancarone fu chiesto di fare un passo indietro). È legittimo pure che una società chieda che nel nuovo pacchetto azionario non ci siano tracce di persone sgradite. Diverso è, invece, voler sindacare della libertà di frequentare chi si vuole, dunque anche quel «diavolo» di Stancarone, e di recepire i consigli di un amico. Beh, qui siamo nel grottesco.

È vero o non è vero che i Matarrese hanno ritenuto i loro interlocutori «seri e credibili» e la valutazione del Bari «impossibile da rifiutare»? È vero che la cessione del Bari è diventata necessaria visto «che la città non ci vuole più»? Ci si chiede allora, ma come può la defilata presenza di Stancarone mettere tutti in fibrillazione di fronte a quello che ha tutto per diventare un affare da mille e una notte? Non sappiamo se Stancarone vesta, ormai, i panni dell’«incubo» agli occhi dei Matarrese. Una cosa, però, la sappiamo e sentiamo di dirla. Di questa caccia alle streghe non se ne avverte la necessità. A maggior ragione nella consapevolezza che, in questo momento, c’è una sola, grande priorità: rafforzare la squadra prima che sia troppo tardi. Matarrese e Mora dimentichino che esiste Stancarone. Facciano fatti. Che il resto, ovvero le chiacchiere, se lo porta via il vento.

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