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Bari, falsa partenza per la A serve altro

Che non fosse un’estate facile lo si era intuito all’alba della telenovela legata alla conferma di Antonio Conte. In più un mercato abbastanza povero e la questione della vendita della società, che ha finito con il catalizzare l’attenzione della tifoseria. Infine, nella notte di ferragosto, l’amara eliminazione in Coppa Italia (5-6 ai rigori dopo le reti di Lodi e Greco, anche loro dagli undici metri). Si aspettano i rinforzi
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Bari, falsa partenza per la A serve altro
BARI -EMPOLI 5-6 (1-1 dopo 120')

BARI (4-4-2): Gillet; A. Masiello, Bonucci, Stellini, S. Masiello; Alvarez, Allegretti (31’s.t. Vezze), Gazzi, Koman (13’ s.t. Antonelli); Sforzini, Kutuzov 5 (36’ s.t. Greco 6). A disp. Padelli, Belmonte, Ranocchia, Carobbio. All. Ventura.
EMPOLI (4-3-3): Bassi 6; Cupi 6, Koloszka 6, Angella 6,5, Tosto 6 (39’ p.t. Piccolo); Marianini 6,5 (28’ s.t. Vannucchi), Valdifiori 6,5, Moro 6,5; Lodi 6,5, Pozzi 5,5 (22’ s.t. Coralli), Eder 6,5. A disp. Dossena, Pasquato, Fabbrini, Saudati. All.: Campilongo.
ARBITRO: Gava di Conegliano.
NOTE: paganti 5.136. Incasso di euro 32.455. Serie rigori: per il Bari hanno realizzato Sforzini, Greco, Bonucci e De Vezze, errore di A. Masiello; per l’Empoli hanno realizzato: Lodi, Vannucchi, Eder, Coralli e Piccolo. Ammoniti: Bonucci, A. Masiello e S. Masiello (B), Marianini e Valdifiori (E).

di ANTONELLO RAIMONDO

BARI - Che non fosse un’estate facile lo si era intuito all’alba della telenovela legata alla conferma di Antonio Conte. In più un mercato abbastanza povero e la questione della vendita della società, che ha finito con il catalizzare l’attenzione della tifoseria. Infine, nella notte di ferragosto, l’amara eliminazione in Coppa Italia (5-6 ai rigori dopo le reti di Lodi e Greco, anche loro dagli undici metri. Contro un Empoli, che avrà anche valori tecnici importanti per la cadetteria (Pozzi, Lodi, Eder, Vannucchi) ma che resta una realtà di B.

Non è il caso di fare drammi. Perché la Coppa Italia spesso si diverte a confondere le idee sui reali valori in campo. E perché, in fondo, ad agosto è sempre consigliabile procedere con i piedi di piombo. Però crediamo che vadano scissi i discorsi. Il primo, appunto, legato al rendimento dell’attuale gruppo a disposizione di Ventura, che non alza la voce ma che sa bene come senza nuovo linfa tutto si farebbe maledettamente più difficile. E il secondo, quello più caro ai tifosi, che chiama in causa le reali potenzialità del Bari e la sua reale competitività nel campionato di serie A.

Se da un lato è giusto rimarcare l’impegno dei biancorossi nella notte di Coppa e la loro voglia di attuare il calcio di Ventura, dall’altro non sarebbe onesto sottacere i limiti di un organico che, forse, farebbe fatica a primeggiare addirittura in serie B. Servono rinforzi, ormai lo sanno anche i muri. Non più scommesse o calciatori a cui regalare il sogno della vita. Un’intera città chiede alla società, e poco importa se sia in vendita o meno (anche perché chi compra sa molto bene che servono interventi mirati, pure con una certa urgenza), di cambiare registro in sede di mercato. Quattordici acquisti non sono bastati a creare una realtà in grado di far guardare al futuro con ottimismo. Undici milioni spesi (parole di Salvatore Matarrese) non sono bastati e, dunque, andranno integrati con un budget suppletivo. Tre, possibilmente quattro calciatori in grado di alzare concretamente il tasso della squadra. Ventura, torniamo a ripeterlo, è un tecnico preparato ma decisamente non attrezzato per i miracoli.

Ma torniamo all’altra sera. Partita complessa, giocata per giunta su un campo in pessime condizioni (come ogni anno di questi tempi). Bari pesantemente condizionato dalle assenze, su tutti quelle di Langella, Meggiorini (out anche a Milano) e Barreto (il brasiliano rischia di saltare la sfida di San Siro). Squadra, dunque, inferiore a quella della passata stagione, questa è la realtà. Che cerca di muoversi sfruttando la forza del collettivo ma che difetta di qualità. Sette le palle-gol concesse all’Empoli, con Gillet decisivo in almeno due circostanze e ben due legni all’attivo della compagine toscana. Un’enormità se si considera che la fase difensiva è ritenuta la priorità per qualsiasi allenatore e per qualsiasi traguardo si voglia raggiungere.

È stato un Bari che ha chiuso in crescendo, capace di rimonatare il vantaggio empolese e di sfiorare addirittura il colpo del clamoroso ribaltone (la zampata di Sforzini aveva quasi certamente superato la linea bianca). La qualificazione dell’Empoli, a scanso di equivoci, non fa una piega. A certificarla c’è soprattutto la contabilità delle occasioni (sette a tre). E, nei momenti chiave della partita, la maggiore qualità di palleggio degli ospiti.

Alvarez, la nota più lieta della serata insieme a quel diavolo di Gillet. L’honduregno ha strappato applausi a scena aperta. Corre a velocità supersonica. Va sfruttato di più e meglio. In attesa di Barreto e Meggiorini è lui l’uomo della speranza. Aspettando i rinforzi. O, chissà, i dollari di Tim Barton.

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