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Lecce si coccola Baclet poker che sa di record

Un record all’esordio con il Vico Equense: quattro gol in una sola partita nel Lecce (serie B di calcio) non li aveva mai segnati nessuno. Ma c’è chi, di questo exploit non è rimasto sorpreso. È il primo allenatore di Baclet, praticamente colui che lo ha scoperto calcisticamente quattro anni fa in serie D con il Russi: Massimo Paciotti. «Anzi - sostiene - rispetto a quello che pensavo è esploso anche in ritardo»
• Il programma del terzo turno di Coppa Italia
Lecce si coccola Baclet poker che sa di record
di Massimo Barbano

LECCE - Un record all’esordio con il Vico Equense: quattro gol in una sola partita non li aveva mai segnati nessuno. Nel passato, a tre gol si erano fermati Alberto Di Chiara e Cipriani.

Ma c’è chi, di questo exploit non è rimasto sorpreso. È il primo allenatore di Baclet, praticamente colui che lo ha scoperto calcisticamente quattro anni fa in serie D con il Russi: Massimo Paciotti. «Anzi - sostiene - rispetto a quello che pensavo è esploso anche in ritardo. Come doti tecniche, questo è un ragazzo che potrebbe giocare tranquillamente in serie A. Se ancora non ci è arrivato è solo un problema di adattamento ai sistemi e alle applicazioni del calcio italiano».

Ma Paciotti scommette sul futuro di Baclet. «Adesso che ha trovato una società e un allenatore importanti - dice - se riesce a capire che questa può essere la svolta della sua carriera, può davvero prendere il volo».

E fra le doti che traccia il suo primo maestro c’è anche la versatilità tattica. «Quando arrivò in Italia - racconta Massimo Paciotti - intuii subito che questo ragazzo aveva delle grandi qualità. In Francia lui giocava come esterno sia nel 4-4-2 che nel 4-3-3, ma io avevo bisogno di una punta centrale. Lo provai e rispose benissimo alle aspettative. Quell’anno, nel Russi, segnò otto reti, ma fu fermo due mesi per un infortunio al ginocchio».

Ma quell’infortunio, paradossalmente, veicolò la sua maturazione atletica. «In Francia era abituato molto diversamente - ricorda il suo allenatore - nel senso che aveva una certa riserva nel lavorare in palestra sulle macchine, perché temeva di appesantirsi e perdere in velocità. La necessità della riabilitazione dopo l’infortunio lo obbligò a lavorare in palestra e pian piano si abituò. Il risultato fu che, quando riprese a giocare nel girone di ritorno, andò molto meglio che nella prima fase del campionato».

Poi le strade si divisero: «La nostra intenzione era di riconfermarlo, ma molte società lo avevano adocchiato e il suo procuratore lo portò ad Arezzo».

Il resto è ancora da scrivere.

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