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Sabato 21 Ottobre 2017 | 03:24

Paparesta, giustizia dal Tar ora vuol tornare ad allenare

Ll’Aia determinò nel 2008 l’estromissione del fischietto pugliese per motivi tecnici. Il barese: «Per la terza volta un giudice amministrativo ha cassato la mia estromissione decisa unilateralmente. Oggi stesso comunicherò agli organi sportivi la mia immediata disponibilità a tornare, dopo la prevista fase di preparazione, in campo con la dignità e la correttezza che mai, comunque, nessuno ha messo in discussione»
Paparesta, giustizia dal Tar ora vuol tornare ad allenare
ROMA – «Per la terza volta, un Giudice Amministrativo ha cassato la mia estromissione dal mondo arbitrale decisa unilateralmente un anno fa. Un provvedimento contro il quale inaugurai questo blog con un interrogativo: 'Perchè'». Gianluca Paparesta, dalle pagine del suo sito, esprime tutta la sua soddisfazione per l’ordinanza emessa dalla III sezione ter del Tar Lazio. «Mesi fa dissi che non mi sarei arreso – scrive l’ex arbitro -. Ho mantenuto la promessa e oggi torno a scrivere sul mio blog per raccontare una notizia che scrive un’altra pagina di verità. I Giudici Amministrativi hanno giudicato doppiamente illegittimo (nonchè illogico) il provvedimento emesso nei miei confronti, ordinandone la sospensione»: il riferimento è alla decisione dell’Aia del 4 luglio 2008 che determinò l’estromissione del fischietto pugliese per motivi tecnici. Un’esclusione «inizialmente senza neppure una proposta dell’Organo Tecnico.

Successivamente dopo il pronunciamento del Tar e del Consiglio di Stato è arrivato il tanto atteso parere del designatore, cioè l’Organo Tecnico – sottolinea -. Ebbene, il succo di quel provvedimento/proposta era che, non avendo io arbitrato per un anno (a causa di una sospensione cautelativa emessa dalla stessa Associazione Italiana Arbitri, perchè colpito da un avviso di conclusione indagini da parte della Procura di Napoli che immediatamente dopo ha, al contrario di altri miei colleghi, prima stralciato e poi definitivamente archiviato la mia posizione), non ero più in grado di arbitrare. Fine delle trasmissioni». «Adesso, dopo che la Camera di conciliazione del Coni ha rimesso nuovamente tutto nelle mani del Tar, sono gli stessi giudici a demolire, questa volta sì tecnicamente, quel provvedimento – dice ancora Paparesta -. Dicevo (anzi dicono, i giudici) che l’illegittimità deriva dal fatto che non è possibile ritenere un arbitro non più 'idoneò per il sol fatto di essere stato fermo per un anno. Non solo, dice il Tar, perchè la norma sull'avvicendamento prevede una valutazione sul rendimento degli anni precedenti (sempre nei primissimi posti in graduatoria), ma anche perchè detto organo (cioè il designatore) 'arbitrariamente trascura i limiti che alle sue valutazioni – si legge nell’ordinanza del Tar – derivano dalla normativa sovra ordinata e comunque adotta, senza averne il potere, un criterio selettivo palesemente illogicò. A fronte di questo nuovo provvedimento del Giudice Amministrativo che, sospende la mia estromissione dal campo di gioco, e ribadisce ulteriormente l’illegittimità di un provvedimento palesemente a me ostile, oggi stesso comunicherò agli Organi sportivi competenti la mia immediata disponibilità a tornare, dopo la prevista fase di preparazione, in campo con la dignità e la correttezza che mai, comunque, nessuno ha messo in discussione». Paparesta si dice fiducioso «che il nuovo corso che sta vivendo l'Associazione Italiana Arbitri e la Figc non consentirà che nuovi provvedimenti illegittimi si susseguano per giustificare una estromissione, che per usare il temine contenuto nell’odierna ordinanza, risulta illogica».

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