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Greco, gli è arrivata dal cielo la spinta verso la medaglia d'oro

Il triplista azzurro: «Non potevo deludere i miei genitori e mio fratello Davide che non c’è più, ma che mi è sempre accanto». Al grido «campione, campione», parenti, amici e tifosi hanno accolto il fresco campione d’Europa under 23, al suo rientro a Galatone da Kaunas (Lituania). In via Metello, dove abita, la facciata della casa adorna di un tricolore lungo alcuni metri
Greco, gli è arrivata dal cielo la spinta verso la medaglia d'oro
di Antonio Calò

GALATONE - Al grido «campione, campione», parenti, amici e tifosi hanno accolto Daniele Greco, fresco campione d’Europa under 23, al suo rientro a Galatone da Kaunas.

In via Metello, dove sorge l’abitazione della famiglia Greco, mani sapienti avevano reso la facciata della casa adorna di un tricolore lungo alcuni metri, mentre altre bandiere italiane erano state issate a sventolare lungo i muri limitrofi.

Quando Daniele è sceso dall’auto insieme al suo allenatore Raimondo Orsini, sono partiti i cori e gli hurrà. E’ passato da un abbraccio ad una stretta di mano ed è stato trascinato nell’atrio della sua abitazione, dov'era stata fissata una sua gigantografia che lo riproduceva nel corso della gara che gli è valsa l’oro continentale.

Tra un bacio alla fidanzata Francesca ed una foto scattata con gruppi di amici, di parenti e di tifosi, sotto gli occhi giustamente orgogliosi di mamma Giuseppina, di papà Tonino e del fratello Emanuele, sempre con la preziosa medaglia bene in vista al collo, per Daniele è giunta l’ora di una colossale «doccia» di spumante, rallegrata dallo scintillio e dai colori di alcuni fuochi pirotecnici.

«Non mi aspettavo questa accoglienza - sostiene il campione continentale mentre continua a ricevere abbracci e pacche sulle spalle - E' tutto molto bello».

Poi racconta la gioia, le emozioni, ma anche le paure, vissute a Kaunas. «In qualificazione mi sono espresso al massimo - afferma - Nella gara decisiva, invece, sono giunto alla mia penultima prova con una misura modesta».

«Ho dato tutto me stesso e sono andato oltre i 17 metri, ma mi è stato assegnato un nullo millimetrico - aggiunge il campione d’Europa - Ho temuto di avere sciupato le energie che avevo a disposizione, ma mi sono detto che non potevo fallire». «Mi sono concentrato sui movimenti che avrei dovuto compiere nel salto conclusivo - prosegue il triplista - ho pensato che non potevo deludere chi stava trepidando per me a casa e chi, come mio fratello Davide, che non c'è più (è perito alcuni anni fa in un tragico incidente stradale n.d.r.) ma è sempre accanto a me, e sono volato verso l’oro. Poi c'è stata la grande felicità del podio, avvolto nel tricolore, a cantare l’inno nazionale».

«Sono orgoglioso di allenare Daniele - fa eco il tecnico Raimondo Orsini - Lo guido da quando ha mosso i primi passi nel mondo dell’atletica e saltava 10,81 metri. Da allora è cresciuto tantissimo ed ora è uno dei cinque triplisti italiani andati oltre i 17 metri. La mia emozione è indescrivibile».

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