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Il Gallipoli verso la svolta Il club resterà ai salentini?

L'incontro con la cordata svizzera per la cessione della società di calcio (serie B) non ha convinto il patron e i suoi legali. Si aprono nuovi orizzonti. Ieri Barba ha incontrato un intermediario leccese, che opera per conto di una impresa metalmeccanica con sede nella zona industriale di Lecce. L’incontro, avvenuto in pieno centro nel capoluogo salentino, ha delineato uno scenario nuovo
Il Gallipoli verso la svolta Il club resterà ai salentini?
di Stefano Lopetrone

GALLIPOLI - Spunta la pista salentina. Ennesimo colpo di scena nella telenovela gallipolina: non ci sarebbero più solo gli svizzeri a puntare sul Gallipoli. Ieri il presidente Vincenzo Barba ha incontrato un intermediario leccese, che opera per conto di una impresa metalmeccanica con sede nella zona industriale di Lecce. L’incontro, avvenuto in pieno centro nel capoluogo salentino, ha delineato uno scenario nuovo ed in qualche modo potrebbe aver condizionato la trattativa con gli elvetici.

Ieri c'è stata la riunione con la cordata d’Oltralpe. La proposta del gruppo di imprenditori, che mirava ad una gestione triennale della società, non ha convinto Barba ed i suoi legali. Prefigurando una sorta di affitto della società, strumento giuridico non previsto dall’ordinamento sportivo, gli svizzeri andavano di fatto dritti verso il rifiuto. L’unica preoccupazione del petroliere gallipolino è garantire un futuro ed una progettualità seria alla squadra. Ecco perchè Barba ha formulato una controproposta, che ha presupposti molto diversi rispetto all’offerta lanciata dagli svizzeri. L’emissario degli elvetici ha lasciato il tavolo delle trattative con in mano la doppia possibilità disegnata da Barba: o una compartecipazione con quota di maggioranza, quindi almeno del 51%, o l’acquisto della totalità dell’azienda.

Rispetto alle precedenti transazioni di società calcistiche, la controproposta si configura comunque come fortemente vantaggiosa per l’acquirente: il Gallipoli non ha debiti, ha formalizzato l’iscrizione, ha sistemato la questione-stadio (giocherà tutto l’anno a Lecce) ed è in regola con i pagamenti. Chi acquista non si accolla nessun onere, se non quello, comunque oneroso, della formazione della rosa e della gestione corrente. La controfferta, messa nero su bianco e presentata nei minimi dettagli, fa dunque rimbalzare nelle mani degli svizzeri la palla della decisione finale e dimostra la volontà di Barba di defilarsi dalla responsabilità strategica ed economica del sodalizio calcistico. La risposta è attesa nel minor tempo possibile: «Entro 24 o 36 ore», ha detto ieri pomeriggio il massimo dirigente jonico. «Ci siamo consultati, abbiamo cercato di fare un discorso serio. Hanno formulato però una soluzione che è difficilmente praticabile».

Nelle pieghe di questa trattativa, si è inserito un imprenditore salentino, la cui azienda produce a Lecce macchine agricole destinate al mercato estero. Il suo commercialista di fiducia, Alfredo Buscicchio (negli anni Ottanta calciatore del Brindisi in serie C), ha ricevuto mandato di sondare la situazione: così proprio ieri ha incontrato Barba ed i suoi legali. L’affare pare alla portata, visto che sono state lanciate offerte sia per l’acquisto a titolo definitivo sia per la compartecipazione. Sembra che per l’industriale non sia il primo tentativo di entrare nel calcio: ci provò insieme ad un altro gruppo del Nord nel 2005, quando i Semeraro misero in vendita il Lecce. Allora il costo dell’operazione fu ritenuto eccessivo. Stavolta il discorso pare diverso.

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