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Lepore, andata e ritorno sognando solo il Lecce

Ventiquattro anni da compiere il 16 agosto, leccese «doc», la casacca con i colori della sua città l’aveva già indossata quando era solo un ragazzino. Prelevato dal Varese e salutato inizialmente dai più come un oggetto misterioso, questo giovane centrocampista piedi buoni e fantasia rivela la sua storia ieri a Tarvisio. Una di quelle storie complicate, sofferte ma col lieto fine, che è bello raccontare fino in fondo
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Lepore, andata e ritorno sognando solo il Lecce
LECCE - Franco Lepore vuole che la sua favola sia solo agli inizi. Aveva visto il sogno materializzarsi, poi era sfumato, e ora che lo ha conquistato spera di non lasciarselo più sfuggire. Il sogno del terzo acquisto stagionale del Lecce, ovvio, era vestire di nuovo la maglia giallorossa.

Perché Franco Lepore, 24 anni da compiere il 16 agosto, leccese «doc», la casacca con i colori della sua città l’aveva già indossata quando era solo un ragazzino.

Prelevato dal Varese e salutato inizialmente dai più come un oggetto misterioso, questo giovane centrocampista piedi buoni e fantasia rivela la sua storia nella presentazione ufficiale di ieri a Tarvisio. Una di quelle storie complicate, sofferte ma col lieto fine, che è bello raccontare fino in fondo.

«Ho fatto parte del settore giovanile del Lecce dai 10 fino ai 15 anni - ricorda - negli Allievi regionali ho avuto come compagni di squadra Bojinov, Pellè, Camisa, che poi ho ritrovato a Varese. Qui a Tarvisio invece ci sono i miei due vecchi compagni Vicedomini e Petrachi». Insomma, anche Lepore faceva parte di quella nidiata che poi conquistò i massimi allori della Primavera e da cui pochi anni dopo qualcuno dei protagonisti spiccò il volo verso il grande calcio.

Lui invece non ebbe quella fortuna. In un calcio sempre più muscoli e fisico, quell’adolescente molto dotato tecnicamente ma minuto e piccolo di statura (oggi è alto poco più di un metro e 70) fu costretto ad abbandonare l’aspirazione ad arrivare in alto col suo Lecce, ma il calcio era la sua vita e continuò a cullare il sogno a costo di qualunque sacrificio.

«All’epoca ero proprio bassino e questo mi ha penalizzato un po’ - dice Lepore - passai nelle Juniores del Nardò, quindi al Copertino in Eccellenza, totalizzando 32 presenze».

Poi, emigrante del pallone, venne il momento di fare la valigia per cercare fortuna altrove. Nella stagione 2004-2005, si trasferisce a Castelfranco Emilia in serie D. Non è il Bengodi, i sacrifici sono maggiori di quando era nel Salento. «E sì, la società mi dava 500 euro al mese. E per potermi mantenere mi alzavo alle 4 di mattina per lavorare in un’azienda di materiali plastici. Dopo otto ore staccavo, giusto il tempo per riposarmi un po’ ed ero sul campo di allenamento». Un operaio del pallone, anche perché Franco non aveva mai vissuto nella bambagia. Ultimo di quattro fratelli, ha perso prematuramente il padre. Così, quando la madre si era ritrovata senza lavoro, era lui a spedire a casa qualche soldo per aiutare la famiglia.

Ma il piccolo «operaio» con la palla al piede si trasforma in cigno. Lo nota il Varese, che lo acquista dal club emiliano e da lì è un crescendo. Con i lombardi inizia dalla D ed è subito protagonista. Nel giro di quattro stagioni conquista prima la serie C2 e poi, l’anno scorso, la Prima divisione, da capitano dei biancorossi. È un numero uno. Per la vaga somiglianza al fantasista della Juve, accentuata dai capelli rasati allo stesso modo, per le giocate di fino, per i tifosi diventa il «Giovinco del Varese». Ma non dimentica mai il suo Salento, tanto da «imporre» nello spogliatoio i ritmi dei Sud Sound System, facendo cantare anche ai lumbard la hit «Sciamu a ballare». Ormai lo inseguono in tanti, ma la chiamata decisiva, per volere di De Canio, arriva proprio dalla squadra del cuore. Il sogno, mai messo da parte a costo di qualunque sofferenza, si realizza.

«Non mi sembra vero - sottolinea Lepore - e mi sento un fortunato, ora devo dimostrare di meritare questa opportunità». E si descrive così: «Sono un esterno, e posso giocare sia a destra che a sinistra. Mi è capitato anche di fare il trequartista. Fare parte di questo gruppo, avere una chance in B, è una scommessa che non voglio perdere. Ora che ho riconquistato questa maglia, ce la metterò tutta per non lasciarla mai più, per dimostrare il mio valore e fare capire che in serie B ci posto stare».

E giacché c’è, dopo aver fatto trenta, il ragazzo vuole fare trentuno. «Adesso l’obiettivo diventa conquistare la A con il Lecce. Non ditemi che sto esagerando». Del resto, Franco Lepore è uno che di sogni se ne intende.

il primo giorno di lavoroA Tarvisio da ieri si fatica e si suda. Subito due seduta per i giallorossi, dedicate sia al lavoro fisico che alle esercitazioni tattiche divise per reparto. Differenziato per Daniele Cacia (per lui fisioterapia), Elia per problemi muscolari.

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