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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 05:40

Lecce, se ne vanno Paleari e Zanchetta

Destinazione, rispettivamente, Bologna, da Papadopulo, e Cremonese. Tre stagioni di grande intensità per l’ex capitano giallorosso che in Salento ha vissuto una parentesi importante. Cambiano epoche e strategie e, all’altare delle ristrutturazioni, si sacrificano pure quegli uomini che pareva quasi si identificassero con la squadra e la società
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Lecce, se ne vanno Paleari e Zanchetta
di Massimo Barbano

LECCE - Cambiano epoche e strategie e, all’altare delle ristrutturazioni, si sacrificano pure quegli uomini che pareva quasi si identificassero con la squadra e la società. Così parte Franco Paleari, in Salento da 14 anni, mentore dell’era Semeraro, quasi un’icona del calcio leccese. Dal 1995 preparatore dei portieri (sotto di lui sono passati Lorieri, Amelia, Chimenti e tanti altri), per una breve parentesi (da gennaio del 2006 fino alla fine del campionato) è stato anche allenatore della prima squadra in serie A dopo l’esonero di Baldini. Andrà a Bologna a lavorare con Giuseppe Papadopulo, con il quale, solo poco più di un anno fa, ha condiviso la gioia della promozione in serie A. Una partenza che è figlia di un fisiologico ricambio generazionale, ma su cui pesa anche il generale ridimensionamento dei costi da cui era scaturita una proposta di rinnovo al ribasso.

Ma dalle motivazioni del divorzio, Paleari esclude elegantemente questo aspetto. «Non sono offeso da questo. Era nella logica delle cose - dice - probabilmente, se fossimo rimasti in serie A non avrei preso in considerazione una proposta del genere. Ma i tempi stanno cambiando, ci sono due federazioni, era inevitabile che fosse così. La verità è un’altra. Forse era ora di cambiare aria. Questa retrocessione mi ha abbattuto moralmente. ne ho vissute altre, ma questa, per come è maturata, è stata la più difficile da digerire. Probabilmente avevo bisogno di nuovi stimoli per ricominciare. Se fossi rimasto, avremmo sbagliato sia io che la società. Forse, dopo tanti anni, non c’erano più gli stimoli giusti».

La nostalgia, però, non manca. «Ho dovuto farlo, spero che si capisca. Al Lecce dove lascio una parte di me stesso, devo solo dire grazie. Ed in particolar modo ad Ortelle, il paese dove ho la casa. Gente stupenda che, non si può immaginare se non la si conosce».

E contestualmente, ieri, si è consumata un’altra dolorosa separazione. Andrea Zanchetta è ormai un ex, avendo messo nero su bianco con la Cremonese (l’accordo era già perfezionato da diversi giorni). Meno anni di militanza rispetto a Paleari, ma carisma, personalità e identificazione con la maglia, ne facevano una forte figura identitaria della squadra. Un «esubero» eccellente, dettato dalla politica della società di rinnovare anagraficamente e contrattualmente il parco giocatori. Così, anche il sacrificio di Tiribocchi ed altri che ne verranno, tutti fra i protagonisti della trionfale promozione dello scorso anno.

Una punta di delusione c’è, ma Zanchetta non si sente «rottamato». «Avevo un altro anno di contratto - dice - ma questa società mi ha trattato come un figlio, qui ho sentito sempre la stima e l’affetto di tutti, per cui, ho accettato questa decisione. È inevitabile che quando qualcuno decide di non puntare su di te, si rimanga un po’ male, ma la società ha optato per un certo tipo di politica e certe scelte erano nella logica delle cose».

Tre stagioni di grande intensità per l’ex capitano giallorosso che in Salento ha vissuto una parentesi importante. «Non solo da punto di vista professionale - precisa - ma anche umano. A Lecce ho sempre avvertito l’amicizia della gente nei miei riguardi. Non posso che essere contento del rapporto che ho avuto con i tifosi. Inutile dire che sarò il primo tifoso del Lecce».

Poi un auspicio per quella che è già la sua ex squadra: «Mi piacerebbe che a Lecce si ritrovasse l’entusiasmo che c’era una volta. Sarebbe importante per il rilancio di questa società che meriterebbe di tornare in serie A».

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