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Il Brindisi calcio ci prova «Corona non è un sogno»

Scusi De Solda, dicono che la trattativasia solo il frutto della fantasia di un buontempone o di un inguaribile nostalgico che vorrebbe rivedere “re Giorgio” calpestare il terreno del Fanuzzi. Il direttore sportivo del club (Seconda Divisione) ha la risposta pronta. «Ho contattato Giorgio qualche tempo fa. Gli ho offerto la possibilità di tornare ad indossare la maglia del Brindisi. Ne è rimasto molto lusingato»
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Il Brindisi calcio ci prova «Corona non è un sogno»
di Franco De Simone

Scusi De Solda, dicono che la trattativa Corona sia solo il frutto della fantasia di un buontempone o, al massimo di un inguaribile nostalgico che vorrebbe rivedere “re Giorgio” calpestare il terreno del Fanuzzi. 

Sandro De Solda, il direttore sportivo del Brindisi, ha la risposta pronta. «Ho contattato Giorgio qualche tempo fa. Gli ho offerto la possibilità di tornare ad indossare la maglia del Brindisi». 

E lui? 

«Non vi sembri strano, ne è rimasto molto lusingato. Chi ha avuto modo di conoscerlo sa perfettamente che, oltre all’ottimo giocatore, c’è un bravissimo ragazzo. Lui ha lasciato il segno ovunque abbia giocato. È un ragazzo serio, molto scrupoloso. Logico che la gente si affezioni e che vorrebbe rivederlo correre e segnare tanti gol con la maglia del Brindisi». 

Va bene, ma dal rimanere lusingato ad accettare la trattativa ce ne corre. 

«Corona ha fatto bene anche quest’anno. Ha sempre marcato il cartellino delle presenze, ha segnato tanto. A mio modo di vedere, a parte il fatto che ha un altro anno di contratto con il Mantova, può ancora tranquillamente aspirare ad un’altra squadra della cadetteria». 

Ragion per cui alla proposta Brindisi ha detto: «onorato ma non se ne parla». È così? 

«Assolutamente, no. Si è detto possibilista. Naturalmente, non ha detto subito sì».
 
Vuol dire che ha lasciato la porta aperta e che si potrebbe riparlarne in termini concreti? 

«Certo. È proprio così. Ma, passare da una trattativa “possibilista” ad un contatto decisivo ce ne corre. Fra l’altro, non sono poche le società della cadetteria che vorrebbero averlo nel loro organico». 

Crede che sia solo una questione economica? 

«Che i contratti abbiano la loro influenza non ci sono dubbi. Ma Corona, proprio per quel suo carattere che lo porta ad essere un bravo ragazzo, quando ha sentito che il Brindisi era interessato a lui non ha avuto remore di sorta. Ed ha fatto intendere che se ne potrà parlare ancora». 

Corona a parte, cosa bolle in pentola? 

«Diciamo che di carne a cuocere ne abbiamo messa un bel po’. Intanto, adesso, il Brindisi federalmente parlando non è più una società dilettantistica ma una srl. Poi, dal punto di vista della campagna trasferimenti, abbiamo le idee abbastanza chiare. Sappiamo, d’accordo con il nostro allenatore, come e dove intervenire. Occorre dire, però, che non abbiamo fretta. Lo abbiamo dimostrato lo scorso anno. Rifaremo il discorso pari pari anche quest’anno». 

I rumors dei sostenitori dicono di giocatori importanti. 

«Brindisi, grazie alla famiglia Barretta, è una piazza ambita. Se Corona si è detto lusingato della richiesta di notizie giuntagli da Brindisi, non lo sono da meno gli altri giocatori che abbiamo ritenuto opportuno contattare. Vedrete, alla fine presenteremo una squadra che piacerà ai nostri sostenitori. E non solo a loro. Perché è nostra intenzione allestire una formazione che possa saper stare al passo con le pretendenti alla vittoria finale».

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