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Domenica 24 Settembre 2017 | 09:00

Taranto, il patron Blasi rivela «Ecco la proposta D’Addario»

«Ci siamo visti. Lui vorrebbe che io non mollassi. Ed è disponibile a darmi una mano, affiancandomi. Mi ha proposto di entrare in società al 50%. Lo dobbiamo fare per la città, mi ha detto. Già, ma ne vale davvero la pena? Io, ormai, ho molti dubbi. D’Addario vorrebbe lavorare ad un progetto di cinque anni. La sua stima e la sua considerazione mi inorgogliscono. Io, però, sono stanco»
Taranto, il patron Blasi rivela «Ecco la proposta D’Addario»
TARANTO - Tre ipotesi di lavoro le definisce Luigi Blasi, tirando le somme di una due giorni quasi completamente dedicata al Taranto. Dal pranzo con l’amico Enzo D’Addrio (domenica). All’incontro in uno studio legale milanese (domenica sera). Al vertice romano nell’ufficio di un noto avvocato (ieri a mezzogiorno). La premessa non cambia: la Taranto Sport è in vendita. «E se non spunta un acquirente credibile, la sua sorte è segnata: niente iscrizione e messa in liquidazione». Ma procediamo con ordine.

D’ADDARIO «Ci siamo visti. E abbiamo parlato del Taranto. Lui vorrebbe che io non mollassi. Ed è disponibile a darmi una mano, affiancandomi. Mi ha proposto di entrare in società al 50%. “Lo dobbiamo fare per la città”, mi ha detto. Già, ma ne vale davvero la pena? Io, ormai, ho molti dubbi. D’Addario vorrebbe lavorare ad un progetto di cinque anni. La sua stima e la sua considerazione mi inorgogliscono. Io, però, sono stanco. Stanco degli attacchi, delle critiche, delle volgarità. Il calcio non ha memoria. Ripeto: la mia volontà è quella di mollare, favorendo il ricambio. Col Taranto ho chiuso».

MILANO Nella capitale lombarda Blasi aveva un appuntamento domenica sera allo studio Franchini, dove si è incontrato con l’avv. Ettore Maria Negro, rappresentante legale di un gruppo di imprenditori italiani (ci sarebbe anche un pugliese) che opera all’estero. «Al colloquio hanno partecipato anche alcuni consulenti calcistici. Ho portato le carte. Il prezzo è noto: 1,5 milioni di euro per il titolo sportivo e 1,5 milioni di euro a garanzia degli impegni assunti dalla Taranto Sport. L’interesse sembra concreto. Il gruppo rappresentato dall’avv. Negro, prima di formulare un’offerta, vorrebbe ottenere le necessarie garanzie da Palazzo di Città in merito alla disponibilità nel lungo periodo dello stadio e alla possibilità di poter costruire un centro sportivo. Nel giro di 48 ore l’avv. Negro mi farà sapere». Blasi non svela i nomi dei potenziali compratori. «Esiste un patto di riservatezza».

ROMA Ieri a mezzogiorno Blasi ha incontrato, infine, il legale rappresentante di una cordata di imprenditori milanesi e romani, alcuni dei quali con interessi nel campo dell’abbigliamento sportivo. «Anche in questo caso ho registrato reale interesse, meno vincolato, per la verità, ad uno sfruttamento più ampio e particolareggiato dello stadio Iacovone. L’avvocato con il quale ho parlato e al quale ho mostrato la documentazione mi ha detto che il suo gruppo è interessato suprattutto al business calcistico. Ha, infatti, avuto un approccio anche con l’Avellino, che ha però una situazione debitoria allarmante. I numeri del Taranto, invece, sono stati ritenuti ragionevoli».

Tre ipotesi di lavoro sul tappeto. O meglio quattro: ci sarebbe anche una cordata di imprenditori tarantini, «sponsorizzata» da un consigliere comunale di maggioranza. Una cordata della quale farebbero parte Basile (ma ha smentito), Colomba, Nardoni e Graniglia. Pochi, però, sono i giorni a disposizione perché queste ipotesi di lavoro possano evolvere in una vera e propria trattativa. Nell’attesa, Blasi comincia ad onorare qualche impegno, riducendo la portata dello sbilancio. «Ma nessuno s’illuda: devo vendere la Taranto Sport».

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