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Il nuovo corso del Lecce  e un mercato «creativo»

di MASSIMO BARBANO 
Oggi vertice da Semeraro: quale budget per il rinnovamento? L’anno scorso entrarono 16 milioni di euro, ora al club pugliese spetteranno 300 mila euro. Ecco perché serve vendere. Il problema dello sponsor: dopo la rottura con Salento d’amare l’unica entrata è garantita da Lachifarma
Il nuovo corso del Lecce  e un mercato «creativo»
di MASSIMO BARBANO 

LECCE - Una squadra competitiva con un occhio al bilancio. Nasce questa mattina nell’ufficio del presidente Giovanni Semeraro di via Templari il Lecce 2009-2010. Dal vertice che l’azionista di maggioranza terrà, con i vicepresidenti Pierandrea Semeraro e Mario Moroni, l’amministratore delegato Claudio Fenucci, il direttore sportivo Guido Angelozzi e l’allenatore Gigi De Canio, verrà fuori il progetto per il prossimo campionato di serie B. La parola spetta all’allenatore che dovrà indicare i punti fermi su sui costruire la squadra e i rinforzi da apportarvi. L’intenzione, come detto, è quella di coniugare risultati sportivi e bilanci in un campionato che farà registrare un decremento dei ricavi di due terzi rispetto a quello dell’anno scorso in serie A. Innanzitutto mancherà la grande torta dei diritti televisivi, che l’anno scorso portò nelle casse societarie 16 milioni di euro. Quest’anno, solo le briciole: Sky pagherà per la serie B in tutto sette milioni di euro, il che equivale a poco più di 300mila euro per club. Ci sarà anche il «paracadute» per le retrocesse, ma che nel caso del Lecce (due milioni e mezzo di euro) sarà inferiore a quello di Reggina e Torino, perchè commisurato agli anni trascorsi in serie A: per i salentini solo uno. Oggi sarà stabilito anche il budget di mercato che, come già annunciato da Semeraro dovrà autoalimentarsi con entrate proprie scaturite dalle cessioni. Un margine di discussione ci può essere sul tetto ingaggi che comunque andrà drasticamente ridotto rispetto ai 19 milioni e mezzo di euro dello scorso anno. In linea di massima dovrà essere dimezzato anche se qualche variante potrà scatutire dalle entrate delle sponsorizzazioni. 

Ma qui tocchiamo un altro tasto dolente. Al momento il Lecce non ha lo sponsor principale, perchè già da tempo la Provincia ha annunciato che non proseguirà l’impegno con il marchio Salento d’amare. Attualmente l’unica entrata di questa voce è costituita dal co-sponsor, la Lachifarma, unica azienda salentina che ha investito nel Lecce. Ma si tratta di un flusso di entrata secondario. Insomma, per cercare di ammortizzare il crollo delle sponsorizzazioni derivanti dalla retrocessione bisognerà trovare sponsor privati. L’anno scorso in serie A la voce sponsorizzazioni garantiva un’entrata complessiva di due milioni e mezzo di euro, cifra che per la serie A era notevolmente sottodimensionata rispetto alla media. Ma se pure si riuscisse a mantenerla sarebbe comunque inferiore a quella di altre società di serie B, come ad esempio Modena e Mantova che ricavano dagli sponsor qualcosa come quattro milioni di euro. Ma in Puglia e nel Salento, nonostante esistano grosse realtà produttive, anche nel settore dell’edilizia e dei servizi alle imprese, non si muove nulla. È dai tempi dell’Alaska gelati (anni Ottanta con la gestione Jurlano) che l’imprenditoria salentina non esprime uno sponsor per il Lecce. E, probabilmente, la scarsa propensione ad investire nella locale squadra di calcio porterà anche quest’anno a sondare il panorama nazionale per reperire un part ner. Da oggi intanto, giorni decisivi per le comproprietà. Entro venerdì si dovrà decidere per Cacia, Munari, Tulli, Vicedomini, Romeo, Mattioli, Cozzolino, Giorgino e Di Silvestro.

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