Martedì 21 Agosto 2018 | 10:28

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calcio

Bari, nuovo tonfo a Trapani
profondo biancorosso
Nicola è ormai al capolinea

nicola e paparesta

TRAPANI - Profondo rosso. O giù di lì. Ancora una sconfitta, la quarta nelle ultime cinque partite. Con l'aggravante di una prestazione assolutamente non all'altezza di una squadra ambiziosa come il Bari. L'ultima del 2015 è un mezzo disastro. Squarta le ferite e incupisce l'orizzonte. Gianluca Paparesta, che già durante l'intervallo non sembrava affatto contento, lascia lo stadio scurissimo in volto. Toccherà al presidente fare il punto della situazione e, di conseguenza, decidere se un cambio alla guida tecnica è la soluzione che può garantire un futuro più solido. Ma il destino del tecnico è ormai segnato.
Il risultato non mente. Perché al di là delle considerazioni sul valore e sull'atteggiamento del Trapani, che ha già messo di recente in gravi imbarazzi sia il Novara che il Crotone, il Bari ha fatto troppo poco per meritare un risultato positivo. Partita ricca di svarioni e omissioni. Col solito finale arrembante sì ma, al tempo stesso, confuso. Centrocampo piatto, difesa lenta, attacco impalpabile. Squadra senza idee o singoli inadeguati? Diciamo che quando si perde così c'è dentro un po' di tutto. Tutti colpevoli, nessuno escluso. Proprio come urlavano ieri i poveri tifosi arrivati fin qui sperando nella domenica della svolta.
Con cinque titolari in meno (Sabelli, Del Grosso, Gentsoglou, Defendi e De Luca) Nicola è costretto a cambiare più di quello che, forse, avrebbe fatto comunque. Innanzitutto, si torna all'antico dopo la scelta del 4-2-3-1 nella sfida contro il Brescia: riecco il 4-3-3 con Sansone nel tridente, Porcari davanti alla difesa e Di Noia mezz'ala sinistra (Romizi fuori non è una scelta tattica al 100% visto che il mediano toscano continua ad accusare problemi fisici). Si rivede anche Gemiti ma questa, sì, è una soluzione obbligata.
Il primo tempo non è propriamente uno spot del bel calcio. Un po' perché il Trapani sceglie la strada della densità davanti alla difesa, forte di un 3-5-2 che non lascia spazio a interpretazioni fantasiose. I siciliani sembrano lasciare, volutamente, il pallino del gioco a un Bari, però, che non ne fa un uso nel modo migliore. Lenta la circolazione del pallone, scarsa la ricerca dello smarcamento e, nel complesso, una partita giocata male tecnicamente. Tanti, troppi i palloni regalati all'avversario. Anche in fase di uscita, non solo al momento della rifinitura.
Non sorprende, insomma, che sia proprio il Trapani a creare le migliori situazioni offensive. Nulla di trascendentale, certo. Ma comunque la spia del disagio barese. Una parata di Guarna su Nadarevic, un paio di respinte in mischia di Gemiti e Di Cesare e un colpo di testa di Fazio, abile a fiondarsi di testa su un pallone che trova la difesa biancorossa mal posizionata. Pochissime le tracce pugliesi. L'azione più pericolosa vede un difensore, Di Cesare, vestire i panni dell'uomo assist (27'): pallone rispedito a centro area e Maniero pronto a colpire ma anticipato di un soffio.
Una fuga di Sansone a campo aperto (parata in due tempi di Nicolas) spiega come nella ripresa, pronti via, la partita sia molto meno bloccata. La aggredisce molto più il Trapani, col Bari alle prese con i soliti problemi nella circolazione del pallone. Nemmeno il tempo di ringraziare Guarna per un mezzo prodigio su Nadarevic che, sul successivo calcio d'angolo, il Trapani passa: Fazio sbuca tra Rada e Maniero e «spacca» la partita (14'). Al Bari manca gamba, il suo è un attacco più isterico che logico. Troppo facile per la squadra di Cosmi accartocciarsi negli ultimi 30 metri di campo e fiondarsi negli spazi. Pugliesi prevedibili e imprecisi. Una lunga serie di cross e verticalizzazioni sbagliate, fatica anche nella caccia alle seconde palle. Il Bari è lungo, sfilacciato, frenetico. Potrebbe pareggiare Maniero, poi anche Sansone (chances anche per il Trapani in contropiede). Ma non sarebbe cambiato il succo. Per andare in A, anche attraverso i playoff, servono partite di altro spessore. Vacanze amare, amarissime. E un futuro tutto da «leggere».

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