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Domenica 22 Ottobre 2017 | 03:05

Ancelotti premiato a Turi «Io, allenatore contadino»

Ieri, oggi, ma sì anche domani. Partendo da Oronzo Pugliese, il mago dei poveri, il tecnico che sapeva far breccia anche nel cuore dei tifosi avversari. Fino a Carlo Ancelotti, l’uomo del momento, cui è andato nella cittadina barese il riconoscimento nella seconda edizione del premio nazionale per lo sport. Uno che ha deciso di provare a vincere in un paese diverso (Inghilterra, al Chelsea)
Ancelotti premiato a Turi «Io, allenatore contadino»
dal nostro inviato ANTONELLO RAIMONDO

TURI - Ieri, oggi, ma sì anche domani. Partendo da Oronzo Pugliese. Il mago dei poveri, l’allenatore contadino che sapeva far breccia anche nel cuore dei tifosi avversari. Fino a Carlo Ancelotti, l’uomo del momento. Uno che ha deciso di fare come Mourinho: e cioè, provare a vincere in un paese diverso dopo aver fatto incetta di trofei sulla panchina del «suo» Milan. Piazza Silvio Orlandi, ore 19 in punto. Un’ammiraglia blu percorre la via principale del centro storico, aprendo un vero e proprio «muro» umano. È proprio lui, Carletto il londinese. Promessa fatta e mantenuta.

L’occasione è di quelle prestigiose. La seconda edizione del premio nazionale per lo sport «Oronzo Pugliese». Ancelotti dopo Prandelli, nella città della ciliegia della ferrovia si trattano bene. Ancor di più quando c’è da onorare la memoria di un uomo che il nome di Turi l’ha diffuso per il mondo. Carletto è tirato a lucido. Giacca blu, pantaloni antracite, capello corto e con l’ef fetto bagnato. L’abbraccio di Turi è caldissimo. Applausi convinti, qualche urlo che racconta di una stima profonda.

Per l’uomo prim’ancora che per il professionista. Un tifoso gli si piazza davanti. Tra le mani le magliette del Milan e del Chelsea. Sembrano una cosa sola, strette da un nodo che sa tanto di voglia di continuità. Ancelotti vola a Londra. Ma nei cuori milanisti lui ci sarà sempre. «Per le sue origini umili e contadine rimanda idealmente alla figura del mitico Oronzo Pugliese. Pur operando in un ambiente difficile come quello del calcio sa rimanere fedele alle proprie radici facendosi apprezzare per la lealtà sportiva e il rifiuto di ogni esibizionismo.

La stima per il suo carattere semplice e per la competenza calcistica, testimoniata dai risultati di prestigio ottenuti come giocatore e come allenatore, giustifica la sua lunga permanenza sulla panchibna rossonera, impresa straordinaria nel campionato italiano ». Turi dichiara così il proprio amore per un uomo speciale. Il messaggio è fin troppo chiaro. Dietro il professionista di successo c’è la profondità dell’ex ragazzino cresciuto nelle campagne emiliane. «Per me è un grande onore essere accostato a un personaggio come Oronzo Pugliese - dice il neo allenatore del Chelsea - anche io mi sento legatissimo alla mia terra, non rinnego certo la mia infanzia contadina. Il mio papà, fino a qualche anno fa, è stato un coltivatore diretto, si dice così’ vero? Sono cresciuto in un certo ambiente. E me ne vanto. Ho sviluppato l’ar te della pazienza. Un contadino non può farne a meno. Prima c’è il tempo della semina, poi arriva il raccolto. Nel calcio funziona più o meno così. La cultura del lavoro è la mia cultura».

Nella sala consiliare del comune c’è il tutto esaurito. Gli inviati dei più importanti quotidiani nazionali oltre a tutte le tivù di prima fascia. A tre giornalisti inglesi va decisamente male. Perché Carletto non parla del Chelsea. Inutili tutti i tentativi, qualcuno anche abbastanza goffo e divertente. «Sono qui per il premio, di altro non posso occuparmi fino alla presentazione ufficiale a Londra», chiosa un Ancelotti visibilmente contratto. C’è il figliolo di Pugliese, Matteo, che se lo coccola a più riprese. Un po’ quello che fa il sindaco Gigantelli. Tutti hanno occhi solo per Carletto. Convinti, a ragion veduta, di avere di fronte uno special. A trecentosessanta gradi. Allenatore ma anche scrittore. «Mai avrei pensato di raccontare le mie cose mie, che sono mie e basta», dice. Aggiungendo: «Ma c’era da aiutare il mio amico Borgonovo con una raccolta fondi per la sua fondazione». Good luck , Carletto. Uno così ci mancherà. Questa sì, una certezza.

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