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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 22:16

Giannini allo scoperto «Gallipoli, così non va»

Stasera si siederanno intorno ad un tavolo presidente, direttore sportivo e allenatore (Barba, Dimitri e Giannini) per capire se ci sono le condizioni per andare avanti insieme anche nel prossimo campionato di serie B di calcio. Il malessere del tecnico però è ormai palese per il temporeggiamento fino a oltre dieci giorni dalla promozione. Ci sono diversi nodi da sciogliere
• Stadio, si lotta contro il tempo
Giannini allo scoperto «Gallipoli, così non va»
di STEFANO LOPETRONE

GALLIPOLI - Stasera si siederanno intorno ad un tavolo: presidente, direttore sportivo e allenatore. La «Triade» gallipolina capirà se ci sono le condizioni per andare avanti insieme: Vincenzo Barba, Gino Dimitri e Beppe Giannini. Il malessere del tecnico però è ormai palese: il temporeggiamento fino a oltre dieci giorni dalla promozione, la delusione che si respira nello spogliatoio e tra il pubblico, l’org anizzazione societaria. Ci sono diversi nodi da sciogliere e anche le premesse sono praticamente ribaltate rispetto allo scorso anno: Giannini non è a caccia di riscatto (e ciò potrebbe pesare anche sul nuovo accordo economico) e, da vincitore del campionato, è nelle condizioni di chiedere garanzie: non sull'ambizione del programma, non solo sulla qualità della rosa, sicuramente su una struttura societaria che lo accompagni in maniera adeguata sul nuovo palcoscenico.

Ora il tecnico esce allo scoperto e rompe gli indugi parlando apertamente di una questione- organizzazione: «L'anno scorso, pur partendo in ritardo, le idee erano chiare», ha detto l’allenatore. «Stavolta, tutto questo temporeggiare, questo rimandare mi danno l’i m p re s s i o n e che la serie B sia leggermente troppo grande per come è strutturata in questo momento la società. Finora è andata alla grande perché era serie C: adesso la società deve sapere, e lo sa, che è entrata nel calcio che conta, che la città e la società di Gallipoli saranno ogni settimana sotto i riflettori. In questa nuova dimensione avere una immagine, una programmazione e una organizzazione di livello è fondamentale per poter fare discretamente».

Il tempo stringe e lei è deluso. L’incontro col presidente può cambiare qualcosa?

«Non lo so, non vorrei slittasse ancora. Intanto sono passati dieci giorni dalla promozione e il 2 agosto si gioca la Coppa Italia. C'è un po' di rammarico per come è andata».

Che cosa si aspettava di diverso?

«Un allenatore ed uno staff tecnico che stanno vincendo il campionato si aspettano perlomeno un incontro sui programmi, più o meno ambiziosi, o per discutere del contratto».

Con il presidente vi siete visti solo domenica?

«No, ci siamo incontrati sabato sera ad una cena, ma c'era troppa gente con noi per parlare. Ci siamo dati appuntamento a domani sera (oggi, ndr) o al massimo giovedì. Un uomo di calcio come me, che sta in questo ambiente da quando aveva 5 anni, avrebbe affrontato questa situazione in maniera diversa: bisognava incontrarsi, parlare, progettare molto prima. Anche perché guardando i giocatori e la squadra vedo un ambiente triste: sembra che non abbiamo fatto nulla. Pur avendo vinto un campionato percepisco delusione nella squadra e nella tifoseria. Questo è brutto».

A questo punto avrebbe preclusioni a rimanere?

«Premetto che al momento non c'è alcuna trattativa in corso con altra società. Io ho sentito qualche squadra, ma credo sia normale: di accordi però non ce ne sono. Piuttosto rischio di rimanere fermo un anno, ma per me non sarebbe un problema. Io a Gallipoli sto bene e sento affetto nei miei confronti. Ho grandissimo rispetto per il presidente Barba, perché mi ha dato la possibilità di allenare, dimostrandomi grande fiducia. Però è anche vero che sono un allenatore che ha vinto il campionato: mi sarei aspettato un altro atteggiamento da parte della società».

Il pubblico ha manifestato il suo disappunto sulle questioni cardine, stadio e all e n at o r e .

«Ma il pubblico non è stupido, la gente comprende come stanno le cose. C'è un po' di malumore, un velo di tristezza proprio nel periodo che doveva essere di festa, entusiasmo, felicità ».

Fosse riconfermato potrebbe giocare le partite casalinghe al Via del Mare. Che cosa dice?

«Che sarebbe un paradosso. Non sono un politico e nemmeno il presidente, faccio solo l’allenatore. Credo però che questa sia una faccenda vecchia. Tecnici, società e tifosi hanno fatto tanti sacrifici per conquistare la promozione. Eppure, proprio quando arriva il momento di togliersi qualche soddisfazione, di incontrare squadre di grande tradizione come Lecce, Reggina, Bologna o Torino, succede che le partite probabilmente si giocheranno a 40 chilometri perché lo stadio è inagibile. Capisco la grande amarezza dei tifosi. Anche perché questa squadra è stata in testa al campionato da novembre: si poteva arrivare a questo punto molto più preparati».

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