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La via crucis del Lecce all'ultrima stazione

LECCE - È davvero amaro trovarsi di fronte ancora 180 minuti che non dovrebbero servire ad altro se non a certificare una retrocessione ormai virtualmente maturata. E una magra consolazione sarà che il verdetto venga rinviato all’ultima giornata a Marassi contro il Genoa oppure arrivi oggi al termine della partita con la Fiorentina. E, sebbene, il pallone sia sempre rotondo, sarebbe illusorio nutrire aspettative diverse. I miracoli possono anche avvenire, ma sarebbe fuorviante sperarci più di tanto.
La via crucis del Lecce all'ultrima stazione
di MASSIMO BARBANO

LECCE - È davvero amaro trovarsi di fronte ancora 180 minuti che non dovrebbero servire ad altro se non a certificare una retrocessione ormai virtualmente maturata. E una magra consolazione sarà che il verdetto venga rinviato all’ultima giornata a Marassi contro il Genoa oppure arrivi oggi al termine della partita con la Fiorentina. E, sebbene, il pallone sia sempre rotondo, sarebbe illusorio nutrire aspettative diverse. I miracoli possono anche avvenire, ma sarebbe fuorviante sperarci più di tanto. Perché ciò si verifichi non basterebbe infatti che il Lecce incameri tutti e 6 i punti a disposizione (impresa molto ardua), ma anche che il Torino non ne faccia neanche uno nelle prossime due gare ed il Bologna al massimo uno.

Insomma, il Lecce deve assolvere a queste ultime due stazioni della sua via crucis e possibilmente già pensare a programmare un progetto per il futuro. E visto che già si sa quello che ti aspetta, meglio non perdere tempo e mettersi al lavoro.

Intanto queste due partite possono anche servire a qualcosa. E cioè a valutare ulteriormente quali possono essere le risorse utili per il prossimo campionato di serie B. Il tutto con il beneficio di inventario di una formazione falcidiata, oltre che dagli infortuni anche dalla mannaia del giudice sportivo. La doppia giornata di squalifica a Papadopoulos e Polenghi, è sembrata metaforicamente la spinta definitiva fuori dalla massima categoria. Quasi il definitivo benservito: «Andatevene».

Metafore a parte, non si può negare che il club pugliese ne abbia subite di tutti i colori in questo campionato. Lamentarsi sugli almeno dieci punti (tanti sono stati stimati) sottratti per clamorose sviste arbitrali è ormai inutile. La prova tv non vale per le reti in fuorigioco convalidate e per i rigori negati o inventati. Altrimenti il Lecce oggi avrebbe almeno 39 punti e sarebbe matematicamente salvo.

E invece oggi deve sollevarsi dal peso della croce e affrontare questa Fiorentina dell’ex diesse Pantaleo Corvino lanciatissima verso un posto in Champions. Anzi, viste le defaillance delle grandi Milan e Juventus, la squadra di Prandelli (anche lui una vecchia conoscenza del calcio leccese), può addirittura ambire ad una collocazione più onorevole nella massima competizione europea, senza l’assillo dei preliminari in pieno luglio. È da ritenersi quindi che la squadra viola non sarà affatto intenzionata a fare sconti ai «resti» del povero Lecce messo ko anche dalla giustizia sportiva.

Tuttavia un prova d’orgoglio è richiesta a questa squadra, per tanti aspetti. Per dare una piccola consolazione a chi anche oggi verrà allo stadio in Via del Mare ad assistere alla partita. Per onorare il campionato senza fare sconti, anche perché il Lecce non li ha avuti da nessuno. E anche per legittimare e dare forza (per quello che può valere una soddisfazione solo morale) a quel grido di protesta che da tempo indica il Lecce come vittima sacrificale in un campionato che ancora una volta è dimostrato essere monopolizzato dai grossi club.

Forse oggi il Lecce darà l’addio alla serie A, o forse questo avverrà domenica prossima a Genova. Un commiato che, ad unanime parere, è immeritato per come si sono sviluppate le vicende del torneo. Si torna in serie B, sperando di trovarci meno ingiustizie.

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