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Gallipoli: Barba farà tutto  per trattenere Giannini

Beppe Giannini ha offerte che lo avvicinerebbero considerevolmente a casa (Frosinone, Pisa, Arezzo): bisogna fare in fretta. Gino Dimitri, dopo un campionato vinto all’esordio, vede salire le quotazioni di mercato. Entrambi però aspettano la chiamata di Vincenzo Barba
• E il Gallipoli ora sta sognando lo stadio da serie B
Gallipoli: Barba farà tutto  per trattenere Giannini
di STEFANO LOPETRONE 

GALLIPOLI - Due settimane d’anticipo sulle concorrenti di serie B e un mese esatto su chi parteciperà ai playoff. La grande chance che Gallipoli e Cesena, le due neopromosse tra i cadetti che si contenderanno la Supercoppa di Lega Pro, condividono è il vantaggio di tempo. Il che si può tradurre in programmazione, maggiore serenità per la soluzione di alcune situazioni contrattuali, per il rinnovo di alcuni prestiti e dei contratti a scadenza di alcuni cardini della squadra. Tutto passa però dalla definizione di due ruoli-chiave: l’allenatore ed il direttore sportivo. Beppe Giannini ha offerte che lo avvicinerebbero considerevolmente a casa (Frosinone, Pisa, Arezzo): bisogna fare in fretta. Gino Dimitri, dopo un campionato vinto all’esordio, vede salire le quotazioni di mercato. Entrambi però aspettano la chiamata di Vincenzo Barba. «Oggi il Gallipoli ha il vantaggio di poter pianificare il mercato in anticipo», ha detto ieri il diesse Dimitri. «Il presidente Barba è troppo lungimirante per disperdere questo patrimonio di tempo». Dimitri, lei confermerebbe subito Giannini? «Giudico l’uomo da 10 e lode. Quest’an - no ho apprezzato anche l’allenatore: sono convinto che il presidente farà di tutto per trattenerlo». 

L'allenatore ha dichiarato alla «Gazzetta» che servono almeno 5 innesti di qualità per un campionato tranquillo, 8-10 per una stagione di alto livello. Lei che dice? «Sono d’accordo. Ho avuto un buon maestro: una volta mi disse che tra serie C e serie B c'è una categoria di differenza, mentre tra B e A ce ne sono 25. Con una buona squadra di Lega Pro e alcuni innesti indovinati è possibile fare una bella figura anche tra i cadetti». 

Come è nata questa avventura vincente? «La scorsa estate a Ostuni: il presidente Barba mi consegnò un premio e cominciammo a parlare sul palco. Poi mi diede appuntamento all’aeroporto di Bari: fu subito coinvolgente». 

Come mai rescisse il contratto con il Lecce in anticipo di due anni? «Ringrazierò sempre la proprietà, nelle persone di Giovanni, Rico e Pierandrea Semeraro, per avermi dato l’oppor tunità di lavorare con loro. Ma non mi piaceva più l’indirizzo politico della società: ormai ero costretto a subire decisioni esterne anche riguardo un settore giovanile di cui ero responsabile. Volevo che la società mi giudicasse per scelte mie: avevo già trovato due alternative per la guida tecnica della Primavera, dovevo discuterne con i dirigenti ma per un motivo o per l’altro non erano disponibili. A quel punto ho deciso di lasciare». 

E scelse Gallipoli.... «Fui folgorato dall’incontro con Barba, che poi venne a conoscenza dei miei problemi con il Lecce: all’aeroporto di Bari, a metà luglio, concordammo tutto in due secondi. Bastò una stretta di mano». 

Una partenza molto ritardata. «Con Giannini avemmo dei problemi a trovare la sede del ritiro. Il presidente trovò una soluzione splendida: l’ultima settimana di luglio partimmo per il «Diamant» a Santa Cristina in Val Gardena. Lì è nato questo Gallipoli: l’amichevole col Bari ci fece capire che avevamo grande qualità a disposizione». 

Per i maligni la squadra della promozione è per otto undicesimi quella dello scorso anno. Che risponde? «Qui negli anni passati si è lavorato bene, ma quando sono arrivato a Gallipoli sulla casella “direttore sportivo”c'era una ics: non ho sostituito nessuno. Per vincere un campionato bisogna essere avere almeno 25 calciatori: ho dovuto prenderne 17 e tutti hanno dato il loro contributo. Fosse stata così forte, la squadra dello scorso anno sarebbe stata promossa; invece è sprofondata a metà classifica, sconsolando il presidente. Mi viene da ridere se penso che qualcuno voglia prendersi meriti che non ha: il vero merito di questa promozione è solo del presidente, che ha portato Giannini e Dimitri ed ha convinto tanti calciatori a rimanere. Per vincere non servono solo buoni giocatori». 

Cos'altro? «Un grande gruppo di calciatori, ed io sono orgoglioso di aver lavorato con questi professionisti. Ma serve anche uno staff di rilievo: dai dirigenti, come Antonio Barba, Vallebona, Venneri, Casalino e tutti gli altri, ai medici, Olla e Cataldi, fino a magazzinieri e massaggiatori, come Rino Soda che ha dato un tocco in più al ritiro in Trentino. E ci vogliono tifosi da 10 e lode come i gallipolini: 10 per l’attaccamento; la lode per l’equilibrio». 

Quali soddisfazioni si è tolto? «Prima della partita con la Pistoiese venivano a dirmi: “Ma che squadra ha f atto?”. E c'era chi storceva il muso di fronte all’arrivo di Gegé Rossi». 

È il colpo che sente più suo? «Non sono per il “mio” o per il “suo”. Io sono per il “nostro”».

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