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Telecamere spente Bari a porte chiuse?

La società che gestisce l’impianto di videosorveglianza all’interno del San Nicola, la Nous srl, minaccia di spegnere le telecamere in occasione di Bari-Modena. Ora persino la sicurezza all’interno dello stadio diventa un caso politico. Gli esponenti del centrodestra e del centrosinistra non si accontentano del bagno di folla che la città ha tributato due giorni fa a loro e ai calciatori del Bari in serie A
Telecamere spente Bari a porte chiuse?
di ANTONELLA FANIZZI

BARI - Non è bastato salire sul carro dei vincitori. Gli esponenti del centrodestra e del centrosinistra non si accontentano del bagno di folla che la città ha tributato due giorni fa a loro e ai calciatori del Bari in serie A. Ora persino la sicurezza all’interno dello stadio diventa un caso politico. La società che gestisce l’impianto di videosorveglianza all’interno del San Nicola, la Nous srl, minaccia di spegnere le telecamere. «Siamo pronti a staccare la spina - attacca l’amministratore delegato Vi t o Triggia - ni - in assenza di garanzie da parte del Comune». Il rischio è che la partita di sabato prossimo con il Modena si disputi a porte chiuse. Con buona pace dei tifosi già pronti a tingere ancora una volta l’«astronave» di biancorosso. 

ll Comune da tre mesi non paga l’affitto delle telecamere a circuito chiuso perché il contratto stipulato con la Nous è scaduto il 16 febbraio scorso. Da quel momento l’azienda ha garantito comunque il servizio. All’i m p rov v i s o non sembra più disposta a farlo. La lettera indirizzata all’a s s e s s o r at o comunale allo Sport, alla segreteria del sindaco, alla ripartizione industriale, alla questura, alla prefettura e al Bari calcio è stata anticipata via fax, ma sarà spedita per raccomandata questa mattina. I destinatari ne prenderanno visione nelle prossime ore. Eppure il polverone si è già sollevato. Fra lo stupore dell’assessore allo Sport Elio Sannicandro: « L’accordo con la Nous deve essere soltanto formalizzato - afferma -. Gli uffici tecnici stanno predisponendo gli atti». 

Non è della stessa opinione l’ex dirigente della Nous, Giovanni La Porta, che ha rassegnato le dimissioni dalla società il 1° febbraio del 2009, in concomitanza con la scelta di scendere in campo nelle elezioni al consiglio comunale con la lista Simeone Di Cagno Abbrescia. Decisione maturata per ragioni di opportunità considerato che la Nous si è aggiudicata negli anni più di un appalto comunale. Ma la questione, sotto il profilo tecnico, non lascia spazio ad equivoci. L’azienda il 4 febbraio del 2005 vince la gara per la videosorveglianza allo stadio. L’attività comincia il 15 febbraio 2006 e ha durata triennale. Il noleggio delle apparecchiature costa complessivamente al Comune 216mila euro. L’amministrazione valuta non conveniente proseguire il servizio e propone alla Nous di acquistare le telecamere. La società accetta e il 13 febbraio del 2009 vengono avviate le procedure per l’acquisto. L’importo pattuito è di 165mila euro. 

«Da quella data - racconta Vito Triggiani - non abbiamo avuto più notizie». Una settimana fa il riscontro, fatto da La Porta che nel tempo ha curato le trattative: «La pratica era ferma sui tavoli della Ripartizione industriale». La spiegazione è fornita da Sannicandro: «Le lungaggini sono di natura burocratica. La società doveva specificare alcune caratteristiche dei macchinari. Abbiamo inoltre chiesto la manutenzione e una garanzia per tre anni ». La Porta dalla sua aggiunge dettagli: «Il Comune ha pensato di dilazionare il pagamento in tre anni. Di fronte a tale disinteresse, è probabile che la società voglia rivedere i termini della trattat iva». Ricostruzione della vicenda, quindi, difforme. Entrambi i protagonisti però, l’ex dirigente schierato a sostegno di Di Cagno Abbrescia, l’assessore invece con Emiliano, dichiarano che la politica non c’entra. 

Eppure la lettera è resa nota già prima ancora di essere stata recapitata. E il problema non è nuovo. In passato si è verificato un simile ritardo da parte della macchina amministrativa. Ma nessuna campagna elettorale era in atto, né il Bari aveva conquistato la serie A. Non c’erano sfilate degli atleti, né cortei lungo corso Vittorio Emanuele. Due sere fa invece il pullman partito dall’aeroporto ha ospitato il candidato sindaco del Pdl Simeone Di Cagno A bb r e s c i a , il capolista della Puglia prima di tutto Antonio Matarrese - presidente uscente della Lega calcio e componente della famiglia proprietaria della squadra - e il candidato alla guida della Provincia sempre per il partito di Berlusconi Francesco Schittulli. Poi è toccato a Michele Emiliano: il sindaco in carica ha consegnato il gonfalone al capitano Jean-François Gillet e ha salutato la folla dallo stesso pullman sul quale però è salito solo dopo i suoi avversari politici. Ora ad accendere lo scontro arriva il caso delle telecamere allo stadio.

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