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Il Bari è da serie A lo sia anche la città

di G. FLAVIO CAMPANELLA
Il Bari è in serie A. A dirlo è la logica, visto che per la matematica bastano due punti in quattro gare. Dopo di che, si schiuderà un'altra dimensione. Non è soltanto una questione politica e nemmeno economica. La domanda piuttosto è: il capoluogo, nel suo insieme, merita la grande platea, le telecamere accese del campionato più difficile del mondo?
Il Bari è da serie A lo sia anche la città
di G. FLAVIO CAMPANELLA

BARI - Il Bari è in serie A. A dirlo è la logica, visto che per la matematica bastano due punti in quattro gare. Dopo di che, si schiuderà un'altra dimensione. Nella prossima stagione, arriveranno nel capoluogo Juventus, Milan e Inter, Fiorentina Roma e Udinese, Genoa, Napoli e la Sampdoria di Cassano. Il club sta già pensando ad allestire la squadra per arrivare perlomeno alla salvezza (con Conte? senza Conte? vedremo), ma la città, elettrica in questi giorni di festa, è pronta al grande salto?

Non è soltanto una questione politica (Bari sarà migliore andando avanti con Michele Emiliano oppure tornando al futuro con Simeone Di Cagno Abbrescia?) e nemmeno economica (il club del presidente Matarrese stabilirà un budget adeguato oppure continuerà prevalentemente con le idee da confrontare con il direttore sportivo Perinetti?). La domanda piuttosto è: Bari nel suo insieme, merita la grande platea, le telecamere accese del campionato più (bello?) difficile del mondo (così, almeno, era ritenuto).

Un'orchestra che si rispetti, che sia cioè armonica, non può permettersi note stonate. Fuori e dentro il campo. O anche intorno. La viabilità dello stadio San Nicola è un'eredità del '90. Molto si è fatto per superare problematiche forse di origine progettuale, ma quei parcheggi, così come sono stati realizzati, non consentiranno mai deflussi regolari. Soprattutto se, dall'astronave, tornano a casa in 55mila. Epperò non si può lasciare l'auto ai margini della tangenziale (!), né ai lati della strada statale per Bitritto. I vigili chiudono spesso un occhio (quanti ce ne vorrebbero?), forse perché la soluzione dell'esistente è davvero complicata.

Ciascuno di noi, però, qualcosa può fare. Dimmi come parcheggi e ti dirò chi sei. Oppure: dimmi come entri allo stadio e ti schederò. Altro che carta del tifoso! Piuttosto, ecco adulti vaccinati (non solo ragazzi) che pretendono di entrare allo stadio senza biglietto, che s'impongono per non rispettare la fila del prefiltraggio, o, ancora peggio, che tentano di scavalcare la recinzione per sentirsi "portoghesi", cioè scrocconi, come quei romani che nel XVIII secolo si presentarono all'ambasciata del Portogallo dichiarandosi loro connazionali per assistere (gratis) a uno spettacolo teatrale.

La Bari sportiva sa come essere teatrale e spettacolare. I tifosi biancorossi lo hanno dimostrato ampiamente nel passato e nel presente di Italia-Scozia e di Bari-Empoli. Se, però, le norme stabiliscono che fumogeni e petardi non si possono accendere dentro l'impianto, sarà bene che non lo si faccia (la società è stata sanzionata oggi con un'ammenda di 5mila euro). Se è stabilito che non si possano esporre striscioni non autorizzati, sarà bene che non li si fuoriescano, indipendentemente (ma non prescindendo) dal fatto che uno di questi saluti un boss ammazzato (gli Ultras hanno immediatamente informato che non si tratta di una loro iniziativa).

Essere di serie A, dunque, non è matematico. Ma lo si può essere seguendo la logica. Poi, nel rettangolo di gioco, vinca il migliore. L'Inter di sicuro, il Milan anche, la Juventus pure (però non si sa mai: perché i cugini leccesi possono fermarla e i baresi no?). Il popolo biancorosso si accontenterebbe di essere nella seconda fascia, nella parte (come si dice) sinistra della classifica. Siamo, però, alle porte della campagna elettorale. Va bene, dunque, anche a destra. Decida pure lo staff (Conte o non Conte?). Purché non si retroceda. Perché nessuno più vuole un Bari e una Bari di serie B.

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