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Domenica 24 Settembre 2017 | 19:45

Pety, bimbo brasiliano che sembra Maradona

Luis Henrique Dos Santos, dieci anni, piuttosto gracilino, ma con l’andatura decisa di chi vuol diventare qualcuno. Ha dato il via allo stage internazionale di giovani calciatori organizzato a Lecce. Per ora è inserito in «Olè Social», un programma sociale con un motto eloquente: «Good School, good fields», che si può tradurre «Vai bene a scuola e andrai bene in campo». Poi, però... C'è la Roma su di lui
Pety, bimbo brasiliano che sembra Maradona
di STEFANO LOPETRONE

LECCE - Occhi vispi, almeno quanto i piedi. Il piccolo Luis Henrique Dos Santos, soprannominato Pety, fa cantare la palla. Ieri il fenomeno brasiliano, già noto ai frequentatori di Youtube, ha dato il via allo stage internazionale di giovani calciatori organizzato a Lecce dall’agenzia di Grandi Eventi Essecci. È un bambino come tutti gli altri: dieci anni, piuttosto gracilino, con l’andatura decisa di chi vuol diventare qualcuno. Smilzo, è accompagnato, mano nella mano dal dirigente della sua scuola calcio brasiliana, al centro del Via del Mare: deve dare il calcio di inizio dello stage.

Roba da starlette, da divi, da politici. L’emozione un po' lo frena, poi si scioglie nel suo palleggio: interno, esterno, collo, rabone, piroette, ganci e tutti i giochi possibili ed immaginabili. Ha un bagaglio eccezionale, questo piccolo brasiliano. La sua storia è impressionante. La Olè Brasil Football Club, una megastruttura sportiva di San Paolo (oltre 1.500 giovani calciatori) che ha fatto crescere anche Diego
(Werder Brema in odor di Juventus), Bondon (Shalke 04), Cicinho, Doni (Roma), lo nota in una piccola società del Nord-Est del Brasile, una delle zone povere del Paese. Lo reputa un fenomeno e non perde l’occasione di portarlo a Sud: regala la casa ai suoi genitori, trova un mestiere al padre.

Soprattutto mette la promessa nelle condizioni di crescere sotto tutti i punti di vista. Per prima cosa inserisce Pety in «Olè Social», un programma sociale con un motto eloquente: «Good School, good fields», che si può tradurre «Vai bene a scuola e andrai bene in campo». Investimenti che potrebbero essere ripagati molto di più (Kakà fu venduto al Milan per 9milioni di euro, Pato per quasi 23). Da un paesino povero a Riberao Preto (580mila abitanti), il calcio per ora ha portato il piccolo Luis fino all’Italia.

La sua prima tournèe internazionale, se così la possiamo chiamare, fa tappa a Lecce per questa comparsa e poi a Roma, dove sarà presentato dal procuratore Fifa Ricardo Sarti (che segue tra gli altri Cicinho) al direttore generale della Roma, Daniele Pradé. La Roma pare in questo caso battere tutti sul tempo. Dall’anno prossimo la «bola» potrebbe diventare più di un divertimento. I campionati cominceranno ad essere impegnativi, le pressioni forti. Che cosa rimarrà del sorriso furbetto ammirato ieri? Difficile dirlo. Magari Pety continuerà a studiare o forse chissà diventerà il capitano della Selecao. Alla Olè Brasil sono convinti di aver intrapreso la buona strada: «Pety, come tutti gli altri bambini della sua età, deve pensare a divertirsi», dice Camargo, il dirigente della scuola calcio che lo ha accompagnato in Italia.

LA SCHEDA - Luis Henrique dos Santos, detto Pety, è nato il 21 agosto 1998, ma è già una star. Calciatore mancino, è dotato di grande estro, notevole escursione articolare, ottima sensibilità al piede, eccellente fantasia motoria. Basta guardare il video su youtube per capire che si è in presenza non di un giocoliere ma di un ragazzino che ha il calcio nel sangue: non solo palleggi, ma anche dribbling, gol su azione e punizione, corsa, rapidità. È stato tesserato lo scorso anno dalla Olè Brasil di Riberao Preto, società calcistica di serie C brasiliana, che ha cresciuto diversi talenti poi approdati in Europa (www.olebrasilfc.com.br). In patria tutti lo considerano destinato ad un grande futuro: sperando che le attese non siano così pesanti da togliergli la gioia di giocare.

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