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Sabato 21 Ottobre 2017 | 16:02

Bari vuole «Conte ...santo subito»

di ANTONELLO RAIMONDO
Non c’è un barese, in questo momento, che non sia angosciato all’idea di un divorzio da Conte. Un plebiscito che, francamente, sorprende molto relativamente. Non serve essere amici del vulcanico Antonio per scoprire che in questi quindici mesi baresi l’uomo arrivato da mamma Juve ha compiuto una mezza rivoluzione. Competenza, professionalità, grinta, mentalità vincente, l’allergia ai compromessi, quel suo splendido pensare in grande sempre e comunque. Quella di Conte è una miscela esplosiva.
Bari vuole «Conte ...santo subito»
di ANTONELLO RAIMONDO

BARI - Che ci fossero le condizioni perché il contratto di Antonio Conte assomigliasse a un tormentone era cosa nota. «Colpa» di un campionato straordinario, destinato a diventare una pietra miliare nella centenaria storia biancorossa. E anche di un tecnico che ha saputo coniugare il bel gioco con i risultati.

Non c’è un barese, in questo momento, che non sia angosciato all’idea di un divorzio da Conte. Un plebiscito che, francamente, sorprende molto relativamente. Non serve essere amici del vulcanico Antonio per scoprire che in questi quindici mesi baresi l’uomo arrivato da mamma Juve ha compiuto una mezza rivoluzione. Competenza, professionalità, grinta, mentalità vincente, l’allergia ai compromessi, quel suo splendido pensare in grande sempre e comunque. Quella di Conte è una miscela esplosiva. Perché dentro c’è un po’ di tutto. Anche un personaggio che sa essere fuori dal coro e fuori dagli schemi. Uno che non parla il politichese, che magari a volte farebbe meglio a tacere ma, quello che più conta, uno che dice sempre ciò che pensa e non ha l’abitudine di giocare con la passione dei tifosi.

Conte è l’uomo che ha ridato credibilità al calcio barese. E un senso a un’astronave che luccicava nel deserto. Il tecnico che ha trasformato le offese alla famiglia Matarrese in applausi e consensi. Conte è stato il garante, il perno di un progetto che ha visto finalmente una società attiva e vigile anche grazie allo spessore di un dirigente come Giorgio Perinetti, che mezz’Italia ci invidia.

Ci sono promozioni e promozioni, vittorie e vittorie. Al Bari era già capitato di trionfare in serie B, ma mai l’aveva fatto con questa prepotenza. Mai si era vista una squadra bella e forte al tempo stesso. Un gruppo creato con pazienza e fantasia sull’asse Conte-Perinetti e senza l’ausilio di pazzie di mercato. Pochi nomi, molta sostanza e molto lavoro. A Vincenzo Matarrese va dato atto di aver alzato, e non di poco, il tetto ingaggi, ma il prodigio di Conte sta nell’aver reso funzionali anche calciatori normali.

In questi giorni si sta facendo un gran parlare. Conte alla Juve, anzi no all’Atalanta. Poi spunta la Lazio, ma nella capitale c’è chi vorrebbe l’ex capitano sulla panchina che oggi è di Spalletti. Per non parlare della Sampdoria che potrebbe fare a meno di Mazzarri. Conte, però, è stato chiaro. Precedenza al Bari. Il club che l’ha scelto (che intuito, Perinetti) e che lo ha messo nelle condizioni di tirare fuori il meglio.

I tifosi sono un po’ confusi. Si fa fatica a capire. Ma cosa vieta al Bari di conservare la coppia da sballo, Conte-Perinetti, che può davvero inaugurare un ciclo finalmente ambizioso? Quali sono i reali problemi? E, soprattutto, si tratta davvero di ostacoli insormontabili? Mai come in questa occasione crediamo che molto dipenda dalla rinomata arte diplomatica di Vincenzo Matarrese, uno che sa toccare le corde del cuore. Al presidente la gente chiede di far sentire Conte al centro del progetto. Di circondarlo, riscaldarlo, motivarlo. Magari cancellando, a colpi di fiducia, qualche incidente di percorso che lo ha messo in forte imbarazzo. Che, insomma, si faccia il possibile. E anche l’impossibile affinché si possa ripartire da un personaggio in grado di incidere in modo così significativo sul progetto.

Non sarebbe una cattiva idea, però, cercare di fare chiarezza. Il problema è Ventrone, per esempio? Sul piano professionale discuterlo è... un’acrobazia. Fatti alla mano. Suvvia, parliamo di un professionista di altissimo profilo che ha lasciato un’impronta precisa. Ventrone e Conte, poi, sono la stessa cosa. Dimenticarlo, un’imperdonabile omissione. Se si ha fiducia in Conte... che sia a 360°. Lo staff lo sceglie l’allenatore che, poi, risponde in prima persona. Se quest’anno il Bari avesse chiuso la stagione in riserva avremmo saputo a chi chiedere spiegazioni. A Conte, appunto. A meno che si voglia far finta di non sapere che il preparatore atletico lavora in piena simbiosi con l’allenatore. E che le scelte riguardanti la parte atletica sono figlie di visioni comuni. Cioè, di un calcio ad alta intensità. Quello che ha scaraventato il Bari in serie A. O no?

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