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Taranto sprofonda nella zona playout

È grave la sconfitta di Lanciano (2-0) nel recupero della Prima Divisione di calcio. Per come matura. Per ciò che rappresenta. Per i segnali che lancia. E, soprattutto, per quello che determina. Ionici risucchiati in un vortice di mediocrità. In Abruzzo, infatti, torna la squadra di sempre. Torna la squadra che in trasferta perde con sconcertante regolarità da nove partite
Taranto sprofonda nella zona playout
LANCIANO-TARANTO 2-0

LANCIANO : Aridità 6; Bognar 6, Bolic 6, Oshadogan 6,5, Vincenti 6; Margarita 6,5, Tisci 6,5, Cossu 6, Mammarella 6,5; Tarquini 5 (2' st Alfageme 6); Morante 5 (18' st Colussi 5,5). A disp. Bordenau, Musca, Erba, Romano, Pagliarini. All. Pagliari.
TARANTO: Barasso 5; Sosa 6, Pastore 6, Migliaccio 6; Lolli 5 (1' st Paolucci 6), Giorgino 6, Lima 5,5, Micco 6; Carrozza 5 (10' st Caturano 5,5), Dionigi 5,5 (32' st Marolda sv), Da Silva 6. A disp. Nordi, Cesareo, Sciaudone, Barrios. All. Vincioni.
ARBITRO: Irrati di Pistoia.
RETI: pt 11' Mammarella; st 26' Oshadogan.
NOTE : angoli 5-5. Ammoniti Giorgino del Taranto e Colussi del Lancia no. Spettatori 876. Recupero: 1' pt, 4' st.

dal nostro inviato LORENZO D'ALÒ

LANCIANO - È grave la sconfitta di Lanciano. Per come matura. Per ciò che rappresenta. Per i segnali che lancia. E, soprattutto, per quello che determina: il Taranto sprofonda nella zona playout. Risucchiato in un vortice di mediocrità. In Abruzzo, infatti, torna la squadra di sempre: tatticamente irrisolta, tecnicamente inespressa, agonisticamente impalpabile. Torna la squadra che in trasferta perde con sconcertante regolarità da nove partite. E che nelle ultime quattro giornate ha messo insieme la miseria di un punto. Numeri impietosi che raccontano il percorso a ritroso. Cifre allarmanti che sintetizzano il viaggio involutivo.

Il recupero infrasettimanale non è, come si sperava, il secondo tempo del derby col Foggia. Non è la continuazione ideale di quella prova bruscamente interrotta. È sempre ilTaranto, ma nella sua versione più sconclusionata e dimessa. Una brutta copia, oppure l'originale. Il Taranto del derby si dissolve: come concetto di squadra e come idea di gioco. Di immutabile resta l'impianto-base: il lusso della difesa a tre, il vezzo dei tre attaccanti. Di immodificabile resta questo 3-4-3 poco spendibile se ad innervarlo centralmente è una batteria di volenterosi gregari. E se Stringara (squalificato) lo svuota di senso della manovra, rinunciando inizialmente alle intuizioni e alle geometrie di Paolucci. Scelta penalizzante (lo si è capito subito) che condanna il Taranto alle distanze dilatate, al fraseggio innocuo, all'assalto acefalo. Ad una partita che non prevede momenti di progettualità. Solo ripartenze occasionali, volate isolate, soluzioni individuali.

A Lanciano il Taranto si riprende tutti i suoi limiti. Se li carica addosso, negandosi ogni possibilità. Al Lanciano, che non è meglio, basta una partita di realistiche cautele. E due situazioni di palla inattiva: una punizione magistralmente trasformata da Mammarella e un corner opportunamente sfruttato da Oshadogan. Un gol per tempo e il sorpasso sul Taranto diventa tangibile. Stringara fa rientrare Lima e punta sulla corsa lunga di Lolli per chiudere a destra la linea mediana. Per sostituire lo squalificato Prosperi abbassa Sosa. Paolucci, per il quale si temono gli effetti dell'impegno troppo ravvicinato, parte dalla panchina. Nasce così unTaranto dal profilo più basso e umile. Una squadra da combattimento. Ma la resa non è quella sperata.

Il Lanciano, ancorato ad una salda difesa a quattro, e organizzato attorno a Tisci, faro del centrocampo, sembra più sveglio. E all'11' si porta in vantaggio. Punizione dal limite, sinistro ad aggirare la barriera di Mammarella e Barasso, che s'inarca in ritardo, è battuto. Il Taranto sbanda. Dionigi perde l'attimo in area. Da Silva si accentra per esplodere il destro: Aridità si distende e devia in corner. Sono piccoli squilli che, però, non annunciano nulla di nuovo. Anzi, è il Lanciano con un sinistro di Margarita a sfiorare il raddoppio (palo). Nella ripresa Stringara si pente: fuori Lolli, dentro Paolucci. Tocca a Giorgino allargarsi a destra. Qualcosa cambia. Aumenta la densità della manovra. Sale la pericolosità delle accelerazioni. Ma il Lanciano tiene. Pagliari dà più consistenza all'attacco con gli inserimenti di Alfageme (fuori Tarquini) e Colussi (fori Morante). Il Taranto continua a non ricavare niente dal poco fa. Da Silva prima spara alto e poi con un tocco morbido fa abortire una pregevole rifinitura di Lima. Il Lanciano raddoppia con Oshadogan che raccoglie indisturbato un corner di Margarita sul quale Barasso esce a vuoto. E' il 26' e per il Taranto la rimonta è preclusa, come certifica il palo alto timbrato da Paolucci nell'affannato finale.

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