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Venerdì 20 Ottobre 2017 | 14:23

Tennis, Fed Cup Italia-Russia occhi su Vinci e Pennetta

di GAETANO CAMPIONE
BARI - E' scattato il conto alla rovescia per la semifinale in programma sabato e domenica a Castellaneta Marina. La brindisina Pennetta, Schiavone, Errani e la tarantina Vinci, guidate da Corrado Barazzutti, sfideranno lo squadrone dell'Est. Le protagoniste sono già tutte a in Puglia
Tennis, Fed Cup Italia-Russia occhi su Vinci e Pennetta
Sono nate tutte e due a febbraio. Ma con un anno di differenza. Roberta Vinci, tarantina (a sinistra) è classe 1983. Flavia Pennetta, brindisina (nella foto in basso) è classe 1982. Amiche e rivali, le due si sono sfidate più volte da juniores. La prima gioca meglio sull’erba, la seconda sulla terra rossa. In azzurro hanno contribuito alla conquista della Fed Cup nell’edizione 2006 a Charleroi contro il Belgio.

ROBERTA VINCI: LA FANTASIA AL POTERE. VINCE SULLA TERRA ROSSA MA GIOCA MEGLIO SUI CAMPI IN ERBA
Se per uno sghiribizzo del tempo fosse nata una decina d’anni fa, sarebbe stata perfetta. L’icona del tennis della Belle èpoque. Quello della fantasia al potere, oggi decisamente atipico ma dannatamente bello da vedere, fatto di rotazioni, rovesci in back, discese a rete da manuale. «Serve and volley», gridavano i maestri di mezzo mondo. Ed era spettacolo garantito. Roberta Vinci, tarantina, 26 anni, ha talento da vendere. 

Sull’erba si esalta. Come quando nel 2005 a Wimbledon incanta il giornalista Gianni Clerici - uno che di tennis se ne intende - al punto da coniare il motto: «Veni, Vidi, Vinci». Eppure Robertina vince più sulla terra rossa. A Barcellona, domenica scorsa, ha conquistato il secondo trofeo della sua carriera, giocando alla sua maniera. Dèmodè, forse, rispetto all’esercito di picchiatrici della racchetta sempre in azione. Ma terribilmente efficace contro la russa Maria Kirilenko. 

La Vinci è tornata. Dopo infortuni e depressione, ha ripreso a sorridere. E a vincere, tornando a bussare alla porta delle top 50 (è al numero 52 della classifica internazionale). In campo è perfetta. Non urla, non fa gestacci, non poserebbe mai per un calendario. È una creativa, diventata egoista per necessità: se pensi agli altri, perdi. «Sì, è vero - dice - mi sento una giocatrice un po’ strana. Non sono certo la classica giocatrice che spinge solo da fondo. Il mio gioco è basato tutto sul tocco e sul non dare ritmo all’avversaria». Ora c’è la Fed Cup dietro l’angolo. Arriva l’Armata rossa. Velocità, ritmo, fisicità. La volèe della Vinci è l’arma giusta per sognare. 

Flavia PennettaLA PENNETTA SICURA DI SE' E DETERMINATA. VIVE E SI ALLENA IN SPAGNA: PUNTA ALLE PRIME 10
La consacrazione definitiva non è arrivata dai campi di gioco. Ma da una trasmissione televisiva. Durante Chiambretti Night, davanti alla verve tutto pepe del Pierino nazionale, la brindisina Flavia Pennetta ha stravinto. Allegra, intelligente, spiritosa e simpatica, ha tenuto la scena, strappando applausi e consensi. Sicura di sé, determinata. La numero uno del nostro tennis ha sempre bisogno di sentire l’adrenalina. 

A 27 anni, quello che ha raggiunto, lo ha pagato a caro prezzo. A 15 anni è andata via da casa. Da poco ha scoperto quanto sia importante allenare, oltre al braccio, anche la testa. Da quando è seguita da uno psicologo, è tornata la Wonder woman di sempre: «Non c’è niente da fare: da dentro non puoi vedere come da fuori. Non capisci dove sbagli, quali sono gli atteggiamenti da evitare». È ad un passo dalla top-ten. Nel ranking internazionale è 14ª. La Spagna le regala tranquillità. Che per una tennista significano risultati. 

Ha preso casa a Barcellona, si allena con Grabile Urpi, ha archiviato la love story con Moya, non la passione per le caramelle gommose e la Nutella. Quando si deve caricare, grida «Vamos», come ha imparato nell’Accademia Sanchez-Casal. Flavia sa quello che vuole: un Martini bianco con succo d’arancia fuori dal campo, la Fed Cup come nel 2005 a Charleoi. Segni particolari: un tatuaggio tribale sul fondo schiena. Brava e bella, insomma. Ha un gioco migliore: «Ho dato ritmo e curve alle palle, oramai non tiro solo pallate». Le piace la geometria del campo, cerca la traiettoria, trova gli angoli. E appena può, ride.
GAETANO CAMPIONE

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