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Papadopoulos: «Sì il Lecce può salvarsi»

Potrebbe essere l'uomo dello sprint finale in serie A di calcio. L'attaccante, approdato in Salento prima ancora del mercato di gennaio e tenuto in naftalina per molti mesi, adesso, con un reparto offensivo «decurtato» dell'apporto di Cacia e con Tiribocchi e Castillo che hanno tirato la carretta fin dall'inizio, può risultare fondamentale


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Papadopoulos: «Sì il Lecce può salvarsi»
LECCE - Potrebbe essere l'uomo dello sprint finale, Dimitrios Papadopoulos, approdato in Salento prima ancora del mercato di gennaio e tenuto in naftalina per molti mesi. Adesso, con un reparto offensivo «decurtato» dell'apporto di Cacia e con Tiribocchi e Castillo che hanno tirato la carretta fin dall'inizio, il ruolo dell'attaccante del Panathinaikos può risultare fondamentale in questa fase della stagione.

Ma perché finora Lecce non ha visto il vero Papadopoulos, campione d'Europa con la Grecia?

«Essendo un professionista mi chiedo anche io il perché. Vorrei chiedere a qualcuno perché non ho giocato un maggior numero di partite. Parto dal presupposto che sono insoddisfatto per due motivi: per il fatto che ho giocato poco ed anche per come ho giocato. Si poteva fare di più. Adesso spero di poter giocare di più per dimostrare quello che so fare».

Anche in Inghilterra ebbe problemi di ambientamento come qui a Lecce?

«L'esperienza in Inghilterra non può fare testo. Avevo soltanto 19 anni. I problemi c'erano, ma erano diversi, perché erano vissuti da un ragazzo, non da un professionista di 27 anni. Ora sono stato chiamato qui per contribuire alla salvezza del Lecce».

La ritiene possibile questa salvezza? 

«Quello che si pensa individualmente conta poco. La condizione necessaria per salvarsi è quella di essere uniti. È importante quello che si decide di fare insieme, io come i miei compagni di avventura. È vero che sono rimaste soltanto sette partite, però io penso sempre in positivo. Il calendario è difficile ma se ci crediamo davvero, ce la possiamo fare».

Il suo contratto è in scadenza ma potrebbe essere rinnovato. Se il Lecce dovesse retrocedere, sarebbe disposto a restare in serie B?

«Non voglio considerare questa ipotesi, sono concentrato per raggiungere la salvezza. Aspettiamo quindi che finisca il campionato».

E nell'ipotesi che si restasse in serie A chiederebbe maggiori garanzie di giocare?

«Sarebbe superfluo. Se rimanessimo in serie A e la società mi proponesse di prolungare il contratto significherebbe che il mio lavoro in questi mesi è stato valutato bene e quindi avrei automaticamente maggiori possibilità di giocare».

Quel rigore procurato contro la Sampdoria lo valuta come il segnale di una prestazione positiva?

«Non voglio dare giudizi sulla mia prestazione, che deve valutare il pubblico. Dico che mi dispiace per come è finita la partita. Abbiamo commesso troppi errori nel primo tempo e questi hanno compromesso l'esito finale della partita. Ma resto comunque fiducioso per la salvezza».

Con il cambio di allenatore cosa è cambiato per lei?

«Le differenze ci sono. Sono due allenatori che hanno concezioni diverse del calcio. Ho avuto modo di apprezzare entrambi. Sia Beretta finchè c'è stato, sia ora De Canio ce la stanno mettendo tutta per raggiungere l'obiettivo della salvezza».

Cosa sa della Roma?

«L'ho incontrata una sola volta in amichevole tre anni fa con il Panathinaikos all'Olimpico. Finì 2-2. Al di là di questa esperienza diretta, sappiamo che è una squadra di grande valore».

Chi è il giocatore da tenere d'occhio più degli altri?

«Mi piace tutta la squadra, Spalletti ha a disposizione una rosa di grande spessore, però, se devo esprimere una preferenza, penso a De Rossi, è davvero un leader».

Nel girone di andata la Roma affrontò il Lecce caricata dalla vittoria nel derby. Ora arriva dopo una sconfitta e un bel po' di squalificati. E' un vantaggio?

«Sì, la situazione è diversa. Potrebbe affiorare un certo nervosismo nei nostri avversari, ma noi non possiamo aspettare le eventuali debolezze degli altri. Se vogliamo fare risultato dipenderà molto dal nostro atteggiamento. Dobbiamo giocare per vincere e basta».

MASSIMO BARBANO

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