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Gazzi e la lunga volata «Bari, ora serve calma»

Il centrocampista ha già toccato con mano la serie A di calcio a Reggio Calabria. ma adesso pensa alla B dei biancorossi: «Quello sul Livorno è un bel vantaggio ma guai se pensassimo di gestirlo. Sarebbe un gravissimo errore. Gli avversari si tengono alle spalle continuando a vincere come abbiamo fatto spesso in questi ultimi mesi»
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Gazzi e la lunga volata «Bari, ora serve calma»
BARI - La serie A, Alessandro Gazzi l’ha già toccata con mano. Sei mesi sullo Stretto, con Mazzarri in panchina e la salvezza che vale come uno scudetto. E chi se lo scorda quel mercato (si fa per dire...) di gennaio? Il Bari di Maran aveva chiuso l’anno col vento in poppa, pareggiando addirittura sul campo del Genoa. Si aveva l’im - pressione che che con un paio di ritocchi importanti l’o b i e t t ivo playoff sarebbe stato alla portata. Macché. Via Gazzi e via anche Vantaggiato. Ma di rinforzi nemmeno l’ombra. Perché Carozza, con tutto il bene che gli si può volere, tutto si rivelò tranne che una risorsa.

Gazzi, se lo ricorda quel giorno?

«Direi proprio di sì. Accadde tutto in fretta che feci fatica a metabolizzare la cosa».

A Bari, la sua cessione fu presa come un tradimento.

«Ricordo la rabbia dei tifosi che scorreva via internet. Non penso fossero arrabbiati per la mia cessione. Piuttosto per il fallimento di quasi tutte le trattative in entrata».

C’è più gusto a inseguire la serie A avendola già toccata con mano?

«Diciamo che è una spinta in più. Quei mesi a Reggio Calabria sono stati importantissimi nella mia carriera. Quello è grande calcio, il massimo per chiunque faccia il calciatore».

Questo è un Bari da serie A?

«Certi discorsi non si fanno con le chiacchiere. Comandano sempre i numeri. Che, per ora, dicono che il Bari ha saputo fare meglio di tutti».

Mancano otto giornate, però.

«Infatti. Non a caso ho detto per ora. Nello spogliatoio c’è grande fiducia ma siamo anche consapevoli che non abbiamo ancora vinto nulla».

Quanto vi lascia tranquilli il vantaggio (otto punti) sulla terza, il Livorno?

«È un bel vantaggio ma guai se pensassimo di gestirlo. Sarebbe un gravissimo errore. Gli avversari si tengono alle spalle continuando a vincere come abbiamo fatto spesso in questi ultimi mesi».

Finora il punto di forza del Bari è stata la continuità. Avete perso appena cinque volte .

«Appunto. Dobbiamo rimboccarci le maniche e mettere insieme altri risultati utili. Riuscire a non perdere fino alla fine, per esempio, sarebbe una gran cosa. Anche perché qualche partita la vinciamo sicuro».

Si è chiesto cosa sarà mai successo contro il Parma?

«Magari lo sapessi. Abbiamo perso una partita, nulla di grave. Per giunta l’abbiamo persa contro un avversario fortissimo. Diciamo anche che in quella gara ci è andato tutto male. Ma siamo pronti a ripartire».

La foga di vincere potrebbe essere una trappola?

«La foga non è mai una cosa positiva. C’è la voglia di vincere, il desiderio di riscatto. E poi, la grinta, il cuore, la rabbia agonistica. Ma foga, no. Non andiamo certo all’attacco a testa bassa, non siamo mica diventati tutti matti...».

Quanto vi interessa il risultato di Livorno-Parma?

«Dipende da noi. Se vinciamo ci sono ottime chances di avvicinarsi al grande obiettivo». Meglio che vincano gli emiliani? «A noi interessa andare in serie A. Il primo posto è una ciliegina sulla torta. Splendida, ma pur sempre una semplice ciliegina».

Quanto pensa possa essere complicata la sfida di sabato contro il Rimini?

«Molto. Come tutte le partite giocate finora. Se fai le cose per bene è tutto ok, perché il Bari è forte e organizzato. Se, invece, si sbaglia approccio o non mettiamo in pratica le cose che proviamo in allenamento... è chiaro che si va incontro a problemi supplementari».

Teme la rabbia di chi gioca per sopravvivere? 

«È normale, no? Visto l’Avellino che ha pareggiato sul campo del Sassuolo? Senza dimenticare che lo stesso Rimini, di recente, ha vinto a Brescia».

Ci sono alcuni compagni indisponibili. Preoccupato?

«L’ideale sarebbe essere sempre al completo. Però credo che la forza di questo Bari sia stata proprio la capacità di non perdere la propria identità anche nelle giornate in cui l’a l l e n at o re è stato costretto a cambiare molte pedine». Tutti importanti, nessuno indispensabile. È così? «Più o meno».

ANTONELLO RAIMONDO

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