Cerca

Martedì 17 Ottobre 2017 | 07:57

Cassano si confessa E pensa alla Nazionale

Parla di tutto il barese, delle famose cassanate, ma anche di allenatori, compagni ed ex compagni, delle sue squadre e dei suoi gol, insomma di tutto e di più. Si comincia con la domanda: Cassano si sente un signore del calcio? «Assolutamente no. Per me i Signori del Calcio sono pochi: Maradona, Messi, Ronaldo, poi Raul, Van Nistelrooy, hanno fatto più di 300 gol, è normale che lo siano»
• «Se Lippi non mi chiama vado in vacanza»
Cassano si confessa E pensa alla Nazionale
MILANO – Antonio Cassano è tra i migliori talenti del calcio, ma non è ancora pronto per far parte dei "Signori del pallone". Questa è l’opinione del fantasista della Sampdoria che si racconta in una lunghissima intervista che andrà in onda domani sera, su Sky Sport 1, alle ore 23.00, all’interno della rubrica "I Signori del calcio". Parla di tutto Cassano, delle famose cassanate, ma anche di allenatori, compagni ed ex compagni, delle sue squadre e dei suoi gol, insomma di tutto e di più.

Si comincia con la domanda "Cassano si sente un signore del calcio"?'. «Assolutamente no. Per me i Signori del Calcio sono pochi: Maradona, Messi, Ronaldo, poi Raul, Van Nistelrooy, hanno fatto più di 300 gol, è normale che lo siano». La sua storia è partita da Bari-Inter: «l'esordio, il gol, da lì la mia vita è cambiata, mi ha fatto diventare famoso nel mondo, in Italia, mi ha fatto guadagnare il grano. Dopo quel gol ho cacciato tutti da casa, perché prima che diventassi calciatore nessuno mi conosceva, mi evitavano tutti. Poi, da quel gol, tutti sono diventati miei amici. Quel gol è stato il più bello ed emozionante da quando gioco a calcio. Avevo solo 17 anni, qualcuno deve avermi messo una mano in testa e mi ha benedetto. L’aggancio col tacco al volo, ho stoppato la palla, l’ho portata in avanti, ho dribblato Panucci e Blanc e l’ho piazzata, come se nulla fosse».

La prima cassanata sempre dopo il gol all’Inter: «Sono entrato nel campo di allenamento direttamente con la Golf. Me la regalò il presidente Matarrese, ha guadagnato così tanto grazie a me, mi aveva promesso mari e monti e mi ha regalato una Golf». A Bari, da ragazzino, era il terrore dei coetanei, gli bastava un pallone per vincere le scommesse. «Mi ricordo che scommettevo spesso di riuscire ad arrivare a 1500. Tutti scommettevano e chi puntava su di me, in caso di vincita, mi dava una percentuale. Vincevo sempre, 1500 è facile, li faccio in un attimo».

Se Cassano è diventato un campione, tanti meriti li ha Fascetti. «È come un padre per me, la persona più importante della mia adolescenza, mi ha cambiato la vita prima del mio passaggio a Roma perché già a 14-15 anni mi faceva allenare con la prima squadra. Il giorno che ho giocato e dribblato tutti dissi: «Non voglio giocare con gli scarsi». Poi il trasferimento alla Roma. «Il Bari stava andando in Serie B, dovevo salvaguardare la mia pelle e guardare al mio futuro. Alla Roma c'era Totti e quando avevo 15-16 anni per me era il calciatore più forte e mi faceva piacere giocare con lui, per me si è avverato un sogno. Anche la dirigenza della Roma mi aveva fatto sentire importante, l'ho scelta perché mi dava più grano. Anche il presidente Sensi è stata una figura molto importante: ha speso tanto, ci ha messo la faccia, ha puntato su un ragazzino di 17 anni, mi ha dato tanto. Non posso che ringraziarlo. È stato fondamentale, più di altri che si sono presi i meriti del mio acquisto. Sensi è stato quello che mi ha preso, con l’appoggio di Capello».

Quella Roma secondo lui poteva vincere molto di più, non fu così nonostante il continua via-vai di allenatori. «Capello? Dopo il primo contatto mi sembrava di essere al Polo Nord. Lui è di poche parole. Gli voglio bene. Con tutte le stupidate che ho fatto, tornando indietro, il periodo Capello non lo rivivrei così, perché gliene ho fatte veramente tante, non tanto a Madrid ma a Roma». Poi arrivò Voeller. «Una bravissima persona ma non faceva il tecnico stava lì, parlava a modo suo, nessuno lo capiva, poi dopo 5 giornate è andato via anche lui, lasciando il posto a Del Neri, bravissimo, una gran brava persona. Escludendo Capello, tra gli allenatori che ho avuto per poco tempo, la persona per cui mi è dispiaciuto di più è stata proprio Del Neri, perché dopo il primo giorno, in cui lui voleva fare la tattica, gli ho rotto le balle, una cosa proprio schifosa. L’ho messo con le spalle al muro, non volevo fare nulla, ho coinvolto anche gli altri a non fare niente. Ero un disastro, mi è dispiaciuto molto. Ma in quel periodo non ci pensavo. Sono stato così fino a 25 anni».

Però in Nazionale, nel 2004, si comporto bene: «È vero, ma ci sono cose che non si sanno, perché dopo la prima partita con la Danimarca, in cui sono stato in panchina, il giorno dopo ho preparato la valigia e volevo andarmene a casa, ma Buffon mi ha bloccato. Ci sono cose che non si sanno, non è che sono stato bravo, ci sono cose che si fanno uscire e altre no. Quel periodo per me è stato molto difficile e molto duro, ho fatto tante cavolate e consiglio a tutti i ragazzi che stanno iniziando adesso a fare i calciatori di fare tutto l’opposto di quello che ho fatto io».

Secondo Cassano il più grande errore della sua vita è stato «lanciare la maglia in faccia all’arbitro. È stato un momento in cui non riuscivo ad essere me stesso, è un gesto da non far vedere ai bambini, da censurare, da eliminare. Con quel gesto, ho rischiato di giocarmi anche l’Europeo! Poi, sono tornato, comportandomi bene e facendo anche delle promesse a Donadoni. Fortunatamente, sono andato all’Europeo, solo perchè c'era Donadoni, che mi vuole bene. Non so quanti altri allenatori si sarebbero presi questa responsabilità! Lui ha avuto fiducia in me, mi ha chiesto determinate cose e non potevo venire meno: lui ha dato a me e io dovevo dare a lui. Un’esperienza che ho fatto e che non rifarei. Donadoni ci ha messo la faccia per me, andando contro tutto e tutti. Se avessi fatto un errore, il primo ad essere stato martellato sarebbe stato Donadoni, perché si era preso questa responsabilità. Io mi sono comportato bene perchè quando do una parola è quella».

Cassano non ha problemi ad ammettere che per lui i soldi «contano tanto nella vita. Non sono un ipocrita, come il 95% dei calciatori. Contano moltissimo la felicità e gli affetti ma anche i soldi. Io non ho mai visto una persona felicissima senza soldi. Per me i soldi sono l’80-90% della felicità». Belle parole per Ronaldo, Beckham, Zidane, Gattuso, Materazzi ma soprattutto per Raul. «Di tutti i capitani che ho avuto nelle mie squadre, lui era il vero capitano. Nulla a che vedere con gli altri. Il capitano con la C maiuscola, gli altri sono capitani con le fasce, che è diverso».

Capitolo Nazionale, Cassano i Mondiali del 2010 vorrebbe giocarli...«La disponibilità l’ho data, la do. Non è che dobbiamo andare per le lunghe, voglio anche capire di che morte devo morire, nel senso che, se Lippi, eventualmente, un giorno mi vorrà chiamare, dovrà prepararmi, chiamandomi per qualche partita. Non è che all’ultimo momento mi chiama così, poi, sarei in difficoltà. Io faccio del mio meglio. Poi, se mi vorrà chiamare bene, altrimenti vado prima in vacanza».

Cassano non si sente un "cattivo". «Io vengo sempre martellato dalla gente, dalla stampa, da tutti, solo perché non sono un leccaculo della stampa, dei giornalisti. Non sono un uomo dei giornalisti. Io sono io e basta, non ho capi, sono il capo di me stesso, non voglio avere padroni. Tutti gli altri calciatori, invece, sono servi dei giornalisti, per avere un mezzo voto in più o in meno. Io non voglio fare il servo di nessuno».

Alla Samp si è ritrovato come uomo e calciatore. «La società mi ha messo a disposizione il mio preparatore Tibaudi, per me è il Messi dei preparatori, da quando c'è lui il mio fisico è cambiato. Sono più continuo, più esplosivo, più rapido. Mi ha fatto dimagrire tanto, controlla quello che mangio. Non mi staccherò mai più da lui, è stata una fortuna per me. Le fortune si trovano poche volte nella vita. Non posso lasciarlo».

E a Genova Cassano ha trovato anche l'amore. «La mia fidanzata è stata la mia fortuna, mi ha cambiato la vita. Sarà mia moglie, la mamma dei miei figli. È tutto per me. Non so chi me l’ha mandata. Pensavo che al mondo ci potesse essere una donna per me, ma perfetta come la mia fidanzata non me la immaginavo». Vincere gli piace, ma per lui non è fondamentale. «Per me la cosa importante non è vincere il Pallone d’Oro, lo Scudetto, i Mondiali. Per me la cosa più importante è essere felice – spiega Cassano -. Quando fai gol, davanti alla tua gente che ti acclama, per me quella è già una vittoria. Quelle sono le emozioni che ti porti dietro e che ti riempiono il cuore. Preferisco l’assist ai gol, quando fai una giocata importante e fai segnare un compagno, tutti ti vengono ad abbracciare e a ringraziare. Mi piace fare contenta la gente, chi lo merita ovviamente».

Di talento ne ha da vendere, la qualità non gli manca, la migliore, secondo lui è «la cosa più importante per un calciatore, il controllo della palla. Questa è la mia dote più importante, oltre all’altruismo».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione