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Stellini al Bari «Tieni i nervi saldi»

Difficile trovare certezze quando il traguardo della serie A si avvicina e i punti in palio cominciano ad essere pesanti come il piombo. Le paure ti assalgono, spunta l’ansia da prestazione. Magari c’è il timore che tutte le cose che hai fatto finora possano non riuscire come in passato. Di solito, questi sono i momenti in cui un’ottima squadra dimostra di essere grande
Stellini al Bari «Tieni i nervi saldi»
BARI - Difficile trovare certezze quando il traguardo si avvicina e i punti in palio cominciano ad essere pesanti come il piombo. Le paure ti assalgono, spunta l’ansia da prestazione. Magari c’è il timore che tutte le cose che hai fatto finora possano non riuscire come in passato. Di solito, questi sono i momenti in cui un’ottima squadra dimostra di essere grande. Perché solo le squadre vincenti sanno gestire emozioni e pressioni. Dicevamo delle certezze. Una è che, quando il gioco si fa duro, l’esperienza conta più di tutto. 

La capacità di tirare fuori il massimo anche nella gestione delle difficoltà, quel sangue freddo che ti consente di colpire l’avversario cogliendo l’attimo fuggente, l’ab i l i t à nel metabolizzare una giornata negativa. Cristian Stellini è, indubbiamente, un uomo simbolo di questo Bari capolista. Per la sua capacità di rappresentare un punto di riferimento all’interno dello spogliatoio. Per Conte, che in lui ha visto l’autentica guida, e anche per i compagni di squadra visto che non sono tanti quelli che, in carriera, hanno vissuto momenti così importanti. Stellini, evidentemente, non è solo questo. 

La sua esperienza «pesa» anche in campo. Non è un caso che sia tornato titolare dopo che, in avvio di stagione, il suo nome non figurava certo tra i punti fermi. 

Stellini, quanti campionati ha vinto in carriera? 

«Tre. So come si fa, se è questo che vuole sapere». 

Cosa nasconde una lunga volata promozione? 

«Tante insidie. A un certo punto della stagione si vince soprattutto con la testa». 

Il ko col Parma? «Molta delusione. Per noi, che avremmo potuto ipotecare la serie A. E per la gente che è venuta allo stadio per applaudirci». 

Acqua passata? 

«Sì. Anzi, le dico di più. Conte ci ha fatto riguardare la partita. E io, pur nella consapevolezza che non sia stata una gara positiva, ho capito che siamo forti». 

Cosa le ha fatto pensare questo? 

«Il constatare che molte delle situazioni tattiche che avevamo preparato sono state messe in pratica. Purtroppo abbiamo trovato un avversario molto forte, per giunta in giornata di grazia». 

Il Bari, però, è ancora davanti al Parma. 

«Esattamente. E cosa vuol dire questo? Che abbiamo fatto un grande campionato». 

Calendario stravolto. Si riparte da Bari-Rimini. 

«Premetto che sono sempre contrario alle soste. Detto questo, l’aspetto che più mi contraria è il fatto di dover giocare tre partite in sette giorni». 

E lati positivi? 

«Potremmo recuperare qualche pedina al momento fuori causa. E non mi pare poco. Una cosa è certa, guardi. L’obiettivo che ci siamo prefissi è troppo importante, ci faremo trovare pronti al momento giusto». 

Nel tennis si parla di «braccino », ovvero la paura di vincere. È un rischio concreto? 

«Qualcuno, parlando di Bari- Parma, ha ipotizzato che a condizionarci siano stati i 45 mila tifosi. Non sono d’accordo. Al limite, bisognerebbe guardarsi dalla tensione che può condizionarti. Parlo della tensione di giocare partite così importanti». 

Allora è questo che non ha funzionato con gli emiliani? 

«No. È stato più bravo il Parma, punto». 

Come si batte il Rimini? E poi l’Ancona? 

«Non pensando che siano avversari inferiori. Abbiamo una nostra mentalità, giochiamo sempre per vincere. Sarà ancora questa la nostra forza. Senza perdere di vista l’umiltà». 

Lei ha conosciuto la Bari depressa e quella pazza di calcio.

«Gran bella soddisfazione vedere tanta gente allo stadio. È la grande scommessa vinta dalla società e dalla squadra. Quando sono arrivato a Bari mi hanno detto che il grande obiettivo era proprio restituire entusiasmo ai tifosi».

ANTONELLO RAIMONDO

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