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Venerdì 22 Settembre 2017 | 06:33

Lecce, non cedere alla rassegnazione

La corsa verso la salvezza continua e non bisogna mollare. Per quello che può servire come punto di riferimento per ripartire, la squadra messa in campo a San Siro ha mostrato evidenti progressi nella fase difensiva. Può sembrare un paradosso affermare che tutto ha funzionato a dovere, ma, effettivamente, a parte il suicidio finale, la manovra del Lecce è stata accortissima ed è riuscita ad imbrigliare le geometrie con palla a terra di Kakà e compagni per 90 minuti
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Lecce, non cedere alla rassegnazione
LECCE - Purtroppo quello che viene acquisito agli atti del campionato è il risultato e non il modo in cui questo è maturato. Così, i due guizzi di Senderos e Inzaghi quando già scorrevano i titoli di coda e gli stessi milanisti non ci speravano quasi più, impediscono al Lecce di rialzare la testa in una giornata in cui avrebbe potuto compiere un significativo passo in avanti nei confronti delle dirette concorrenti Bologna e Torino. Ma la corsa continua e non bisogna mollare. Per quello che può servire come punto di riferimento per ripartire, la squadra messa in campo a San Siro ha mostrato evidenti progressi nella fase difensiva. Può sembrare un paradosso affermare che tutto ha funzionato a dovere, ma, effettivamente, a parte il suicidio finale, la manovra del Lecce è stata accortissima ed è riuscita ad imbrigliare le geometrie con palla a terra di Kakà e compagni per 90 minuti.

I numeri della partita evidenziano, come era logico aspettarsi, una macroscopica supremazia territoriale della squadra di Ancelotti, ma qualche indicatore rivela pure che il Lecce ha dato filo da torcere, specialmente a centrocampo. È il caso dei contrasti vinti (21 quelli dei giallorossi a fronte di 13 dei rossoneri). E anche come precisione nelle trame di gioco, il Lecce è stato ben al di sopra della sufficienza mandando a buon fine più di due passaggi su tre, con una percentuale del 69,2% dei passaggi riusciti. Poca roba, se confrontato con il dato del Milan che, di passaggi a buon fine ne conta il 90,5%, ma stiamo parlando della squadra che in assoluto nel campionato italiano getta quasi mai palloni in avanti senza costrutto.

Per il resto, la supremazia territoriale del Milan è stata netta, ma questo era normale che fosse. Marcata la percentuale del possesso di palla a favore della squadra di Ancelotti (70,9% contro appena il 29,1% dei salentini), dei cross indirizzati nell'area di rigore avversaria (35 contro 12) e comunque una mole di gioco decisamente superiore con 513 passaggi contro i 211 del Lecce, oltre il doppio. Tuttavia, la partita che il Lecce doveva fare contro il Milan era esattamente quella. Almeno una cosa la si può affermare con certezza: il Lecce non ha sbagliato partita, anzi ha avuto un buon approccio, piuttosto l'ha gettata al vento quando ormai sembrava averela fatta, anche perché il Milan che aveva speso molte energie, sembrava abbastanza «cotto» e cominciava anche a sbagliare gli appoggi più elementari.

La considerazione non conforta più di tanto, anzi accentua il rammarico, ma serve come ipotesi di lavoro per il futuro. Le consegne erano quelle di chiudere ogni varco e irretire la fitta rete di passaggi dei rossoneri con delle «gabbie» di uomini pronti al raddoppio della marcatura. Tutto ciò senza però arroccarsi davanti alla propria area di rigore, anzi, mantenendo il baricentro della squadra in avanti con una difesa relativamente alta. E questo schema studiato alla lavagna non si può dire che non si sia tradotto in campo in una ragnatela capace di contenere le giocate dei fuoriclasse rossoneri. Insomma, un Lecce che si è lasciato alle spalle le grandi autostrade concesse prima al Palermo e poi all'Atalanta che arrivavano in porta con semplici lanci lungi dalle retrovie per l'attaccante di turno. Purtroppo però, la ritrovata precisione dell'assetto difensivo non è bastata a fermare il Milan.

Il «Diavolo» aveva il veleno della coda e l'ha tirato fuori proprio quando sembrava in procinto di arrendersi all'evidenza. Complici però, due «buchi» che il meccanismo difensivo del Lecce, infallibile fino a quel momento, ha concesso. L'importante ora è non demoralizzarsi. Un rischio che può sussistere quando si perde una partita nei minuti di recupero dopo aver profuso tante energie specialmente mentali per portarla in porto. Ma c'è da fare anche la considerazione che non tutti i prossimi avversari del Lecce saranno in grado, come ha fatto il Milan, di trasformare in oro la minima disattenzione dei propri antagonisti. Ora però, il campionato che corre e la classifica che non migliora, impongono una urgente sterz ata. La quota salvezza, in base a questi risultati sarà molto bassa, ma il Lecce dovrà sfruttare almeno le partite interne per cercare di racimolare quei dieci-dodici punti che potrebbero garantire la permanenza in serie A.

MASSIMO BARBANO

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