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Bari, la corsa resta in discesa

Restano (si fa per dire...) otto punti di vantaggio ad otto giornate dal termine, anche se il tasso di difficoltà racchiuso nelle ultime partite ha subìto un'impennata a causa delle «disgrazie» che hanno colpito le prossime avversarie dei biancorossi. Ipoteticamente e nonostante la sconfitta contro il Parma, il Bari ha guadagnato terreno sulla terza posizione
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Bari, la corsa resta in discesa
BARI - Badiamo al sodo, prima. Restano (si fa per dire...) otto punti di vantaggio ad otto giornate dal termine, anche se il tasso di difficoltà racchiuso nelle ultime partite ha subito una impennata a causa delle «disgrazie» che hanno colpito le prossime avversarie dei biancorossi. Ipoteticamente e nonostante la sconfitta contro il Parma, il Bari ha guadagnato terreno sulla terza posizione, quella del Livorno. Non dimentichiamo che fra due settimane, quando il Bari ospiterà il Rimini, Livorno e Parma saranno faccia a faccia in uno scontro che, comunque andrà a finire, giocherà a favore del Bari.

Certo, la sconfitta di sabato scorso ha lasciato l’amaro in bocca, non fosse altro per la cornice nella quale è maturata. Uno spettacolo di folla e di entusiasmo come mai negli ultimi dieci anni, uno spettacolo che forse ha finito con il bloccare da un punto di vista psicologico la formazione di Conte. Succede a chi non è abituato ad affrontare appuntamenti tanto importanti, succede in quello che è un processo di crescita: la troppa tensione, sia pur positiva, finisce con il bloccare testa e gambe. Si corre e si pensa male, insomma, pur in presenza di condizioni quasi ideali. Non può essere una colpa. Il calcio è pieno di tali episodi. I meriti del Parma sono stati evidenti e forse il risultato si è rivelato anche stretto rispetto a quanto il campo ha offerto in fatto di occasioni da gol.

Restiamo di una opinione: il Bari non ha giocato, non era il solito Bari. E il Parma ha regalato la perfetta interpretazione da grande squadra: più che giocare ha semplicemente giocato sull’av - versario, punendolo al momento giusto. Non si vince in trasferta soltanto come fa il Bari, cioé imponendosi. Si vince in trasferta anche così, scegliendo la difesa come miglior attacco, un 5-3-2 con Lucarelli a fare il libero e tutto il resto a chiudere spazi nella propria metà campo prima di riproporsi. Oggi si chiamano ripartenze, prima la definizione era di catenaccio e contropiede. Siamo sicuri che Bari e Parma alla fine centreranno la A, pur avendo sposato filosofie diverse.

Il Bari resta in vetta, questo è un altro dato di fatto. Chiaramente tutto nel calcio è perfezionabile e magari Conte dallo 0-2 inferto dagli emiliani tirerà fuori materiale utile per il futuro, suo e della squadra. Ma proprio questa sconfitta è un invito alla riflessione. Se i biancorossi sono ancora un punto avanti alla «superpotenza » della B (per dirla alla Conte) e a più otto sul Livorno (altra superpotenza del torneo cadetto), significa che tutto quanto è stato fatto fino ad oggi ha semplicemente dello straordinario. Il Bari ha viaggiato a ritmi superiori. Non è tutto, perché l’obiettivo serie A è da raggiungere, ma è tantissimo. E state tranquilli che non sarà questo 0-2 a sgonfiare squadra e ambiente.

Forse troppo in fretta ci si era visti in A, «appiccicando» alla sfida contro il Parma l’e t i ch e t t a di partita della promozione virtuale. È successo, invece, quello che in fondo è già noto: la B è un campionato che non finisce mai, un campionato che sembra chiuso e si riapre un minuto dopo senza neppure il preavviso. Vincenzo Matarrese non ha fatto mancare il proprio sostegno a giocatori e staff tecnico. Ieri mattina, di buon’ora, il presidente ha fatto visita alla squadra che ha ricominciato la preparazione in vista della trasferta di Ancona di venerdì prossimo (ore 19). Nonostante sia stato un onomastico macchiato dalla sconfitta interna numero tre, il presidente non ha perso il sorriso dei giorni migliori.

La strada per la serie A resta in discesa. Il dispiacere per uno scivolone che si sarebbe voluto evitare resta tutto. Ma c’è da guardare avanti e prepararsi ad uno sprint duro e gestibile. Potendo contare sul supporto di una tifoseria che anche nel giorno della sconfitta ha dimostrato per intero il suo attaccamento alla squadra. Gli applausi alla fine della partita valgono almeno quanto il gol di Margiotta al Livorno, al minuto novantacinque.

Fabrizio Nitti

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