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Domenica 24 Settembre 2017 | 03:37

SONDAGGIO / Per Italia-Irlanda a Bari vuoi che giochi Cassano?

Bari al centro del mondo in occasione dell'incontro di calcio tra la Nazionale italiana contro l'Irlanda, partita valida per le qualificazioni dei mondiali in Sud Africa. In occasione di questo evento la Gazzetta chiede ai suoi lettori se non sarebbe il caso che in occasione di quell'incontro nello stadio di Bari giochi anche il fuoriclasse barese Cassano
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SONDAGGIO / Per Italia-Irlanda a Bari vuoi che giochi Cassano?
Cassano agli Europeidi VITTORIO BRUNO STAMERRA

«Honi soit qui mal y pense!» (si vergogni chi pensa male di ciò) fulminò così Eduardo III d’Inghilterra tutti i cortigiani che sogghignavano alla vista del re che aveva raccolto una giarrettiera, evidentemente allacciata male e in fretta, della contessa di Salisburgo, sua amante, caduta sul pavimento durante un ballo. Da quel momento pensar male dei comportamenti di un re, o di un potente, diventò in certi ambienti una specie di tabù.

Un divieto assoluto consacrato di fronte alla storia con l’istituzione di un ordine, quello della “giarrettiera”, tra i più ambiti nel mondo anglosassone. Perché mi è venuto in mente l’ordine della giarrettiera? Perché la vicenda del calciatore Tonino Cassano che il selezionatore della nazionale azzurra Marcello Lippi non vorrebbe convocare per la partita che la squadra azzurra dovrà sostenere a Bari il primo aprile prossimo contro l’Irlanda, sa veramente di incredibile. Detto fuori dai denti (prendo in prestito l’espressione usata da un mio carissimo amico e collega che oggi purtroppo non c’è più), questa storia mi puzza di razzismo, e se il termine vi sembra forte, sono disposto a scendere solo ad un gesto di vetero antimeridionalismo. Un sentimento che in una certa parte d’Italia sta tornando di moda e che viene appena appena celato dietro una generica avversione verso l’immigrazione di rumeni ed extracomunitari.


Esagerato? Per niente. Si torni indietro appena di una decina di anni, quando la Lega Nord non era ancora quel fenomeno di massa che è diventata negli ultimi tempi e la base culturale del movimento di Bossi era composta prevalentemente da vaccari “valleggiani” e bottegai. Gli slogan più pesanti –a parte quelli scontati contro gli extracomunitari- erano tutti rivolti contro i meridionali, scansafatiche e succhia risorse pubbliche, prelevate ovviamente dalle tasse dei contribuenti del nord. 

Con il tempo, dopo che con le cifre alla mano (leggete a tal proposito il recente libro di Gianfranco Viesti “Mezzogiorno a tradimento”, ed. Laterza) si è dimostrato che è esattamente il contrario, che i succhia denaro pubblico stanno dappertutto, e dopo le legnate che hanno preso con il referendum del 2005 per le modifiche costituzionali che Calderoni e soci volevano imporre al Paese, hanno cambiato musica. Oggi i propositi secessionisti di ieri vengono accuratamente camuffati dietro la scelleratezza del cosiddetto federalismo fiscale, dietro le campagne per la sicurezza (nonostante il calo complessivo dei reati!), e una legislazione tesa allo spostamento di tipo più premiale che sociale delle risorse pubbliche disponibili. 

In questo, non è la prima volta che lo dico, i parlamentari della Lega, gestiti quasi con metodi militareschi, sono mille volte più bravi di quelli meridionali che spesso sonnecchiano, tronfi della loro medaglietta che fa tanto “status symbol”, soprattutto ora che non devono più neanche dar conto al loro elettorato per essere eletti.


Torniamo al Tonino Cassano da Bari. Innanzitutto smettiamola di associare il suo nome a quello di Bari Vecchia, che per noi, nel ridondante linguaggio calcistico, può essere al massimo soltanto una identificazione “geourbana”, oppure anche un simbolo di identità storico-culturale che merita rispetto, mentre per il resto del Paese è solo un marchio di sottocultura e di emarginazione di cui non andare per niente orgogliosi. E questo è razzismo puro. Dire che attualmente, tra i giocatori italiani, insieme a Inzaghi, Giovinco o Pazzini, la mezzala barese sia oggi il giocatore più in forma del campionato è sin troppo evidente. E visto che la partita con l’Irlanda è talmente importante per qualificarsi per i mondiali che le sperimentazioni non sono consentite, non convocare i giocatori italiani più in forma è una stupidata che, ove provocasse danni, dovrebbe far traballare ogni panchina. Anche quella del semidio Marcello Lippi.


Ma c’è di più. La scelta di far giocare l’Italia a Bari non è soltanto un cedimento alla “geopolitica” del pallone. Si è scelto il capoluogo pugliese perché la Federcalcio sa molto bene come nel Sud il sostegno alla nazionale sia stato sempre molto alto, e comunque nettamente più alto di quello che si registra nelle regioni del nord. E se normalmente si ha bisogno del sostegno, del calore del pubblico per superare agevolmente le difficoltà in campo, ha un senso privarsi dell’entusiasmo in più che verrebbe dal pubblico barese non facendo scendere in campo il suo idolo?

Fossi in Emiliano, in clima di trovate preelettorali, qualcosa me la inventerei. Porrei, ad esempio, alla Federcalcio una condizione precisa: no Cassano? No stadio! Andate a giocare da qualche altra parte. Magari a Treviso, da Gentilizi. Sarebbe sommerso da una valanga di critiche dei benpensanti di turno, ma diecimila voti di preferenza in più alle prossime elezioni valgono anche la più sonora delle minchiate.

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